Pianeta Custom..

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Boss Hogg
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Boss Hogg »

Palmambrogio ha scritto: 05/06/2026, 20:59 Mio caro Balengo, capisco e comprendo perfettamente ciò da te ottimamente scritto. :ok:
Comprendo inoltre, quando mi scrivi che "immaginavi altro" e questa è la parte che più mi ha fatto riflettere.
Perché tu sei partito con tutti i buoni propositi, ma poi in un certo qual modo, sei rimasto deluso e di questo mi dispiace.
Ma se posso dirti, c'è stata e c'è ancora una buona fetta di motociclisti che ancora si ferma se vede qualcuno in difficoltà.
Io ero uno di loro e oggi purtroppo come ben sai, non lo sono più ma perché privo ovviamente della motocicletta....
Ma ho ancora amici che guidano motociclette varie, che non hanno mai smesso di avere questo rapporto con gli altri motociclisti e se possono, una mano la danno sempre.
Non c'è cosa più bella di una grazie, detto da un "collega" con la moto ferma.
O per una caduta.
Quando riparti ti senti davvero molto bene e non perché hai fatto chissà cosa.
Ma perché il tuo credo vive e continua a vivere anche negli altri.
E il gesto di fermarsi e aiutare non verrà dimenticato.
Io non lo farò di certo e ho ben in mente tutte le volte che ho dato una mano e tutte le volte che una mano l'ho ricevuta. :ok:


Credo che tu abbia centrato il punto più importante: alla fine non sono i saluti con la mano, le toppe sulla schiena o il marchio sul serbatoio a fare la differenza, ma i gesti concreti.
Una mano data al momento giusto vale più di cento slogan sulla fratellanza motociclistica. E forse è proprio lì che si misura davvero lo spirito di chi va in moto.
Per questo tendo a essere meno pessimista.
Magari certe abitudini sono cambiate, magari c'è più individualismo di una volta, ma finché esisteranno persone disposte a fermarsi per aiutare uno sconosciuto a bordo strada, una parte di quel vecchio spirito continuerà a vivere.
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Conte Jägermeister »

Agosto 1987 colli Emiliani.
Di ritorno da un giro con amici.
Moto FXRS L.Rider 1340 col contachilometri in miglia (terminava sui 120 mph).
Sotto una pioggia improvvisa e violenta, la moto mi si spegne all'altezza di un casolare..
"Sono sicuramente i morsetti della batteria che causa vibrazioni si saranno allentati"..... succedeva all'epoca.
Non c'è gran riparo per fermarsi, e mentre spingo la moto non vedendo quasi nulla tanto mi gocciolavano i capelli (a quei tempi li portavo piuttosto lunghi), dietro vedo fare dei fari che mi lampeggiano.
Appena si accostano, distinguo una California 1000 e una Goldwing 1500.
Per farla breve:
Mai visti prima, e nemmeno più rivisti, tirando fuori una cerata trasparente, mi hanno aiutato a sistemare i morsetti sotto una pioggia torrenziale tipicamente estiva.
Ricordo la pacca sulla spalla per salutarmi e li rivedo salire in sella e ripartire.
Non c'è molto altro da aggiungere.
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Balengo »

Conte Jägermeister ha scritto: 06/06/2026, 16:54 Agosto 1987 colli Emiliani.
Di ritorno da un giro con amici.
Moto FXRS L.Rider 1340 col contachilometri in miglia (terminava sui 120 mph).
Sotto una pioggia improvvisa e violenta, la moto mi si spegne all'altezza di un casolare..
"Sono sicuramente i morsetti della batteria che causa vibrazioni si saranno allentati"..... succedeva all'epoca.
Non c'è gran riparo per fermarsi, e mentre spingo la moto non vedendo quasi nulla tanto mi gocciolavano i capelli (a quei tempi li portavo piuttosto lunghi), dietro vedo fare dei fari che mi lampeggiano.
Appena si accostano, distinguo una California 1000 e una Goldwing 1500.
Per farla breve:
Mai visti prima, e nemmeno più rivisti, tirando fuori una cerata trasparente, mi hanno aiutato a sistemare i morsetti sotto una pioggia torrenziale tipicamente estiva.
Ricordo la pacca sulla spalla per salutarmi e li rivedo salire in sella e ripartire.
Non c'è molto altro da aggiungere.

È un bel ricordo, poi penso che ripartire senza dover passare casini assurdi è tanta roba.
E quando ti danno una mano così, il senso di fare parte di una bella comunità sia ancora più accentuato.
E avevi la FXRS che per capire che modello è son dovuto andare a cercarla su Google :aa:
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Balengo »

Palmambrogio ha scritto: 05/06/2026, 21:03
Boss Hogg ha scritto: 03/06/2026, 9:14
Bob107 ha scritto: 02/06/2026, 9:44 Harley racconta, una storia.
BMW racconta una storia.
Honda racconta una storia.
Ecc. Ecc. Ecc.
Sono tutte storie di serie "A"
Siamo tutti "fratelli motociclisti" dove non esistono migliori o peggiori, ma per esperienze NON possiamo dire che siamo tutti uguali perché non lo siamo.
E visto che l'argomento è "Pianeta custom" ci tengo a precisare che è giusto considerarlo un mondo a sé perché effettivamente è così. Non sto affermando niente di più e niente di meno.
Semplicemente una bella realtà, viva e sentita, fatta di tante sfumature e colori che altri motociclisti non vivono alla stessa identica maniera.



Se proviamo a spogliarci per un attimo del tifo da curva e guardiamo la questione dall'alto, ci accorgiamo che stiamo parlando di qualcosa che va ben oltre il metallo e i marchi sul serbatoio. È una questione di identità.
È innegabile che la storia del motociclismo sia fatta di grandi narrazioni, tutte ugualmente nobili. Ma il "Pianeta Custom" ha una particolarità che lo rende unico: non vende prestazioni, vende un'estensione dell'anima di chi guida. Chi sceglie questo mondo, specialmente con un'Harley, non cerca un mezzo di trasporto, cerca una scenografia per la propria libertà, un ritmo che si sincronizzi con il battito del proprio cuore. Ed è vero che questa è una realtà densa di sfumature, di estetica e di sensazioni che un motociclista prettamente "prestazionale" non cercherà, né capirà mai. Fino a qui, ha perfettamente senso considerarlo un mondo a sé.
Ma se facciamo un passo più in là, con la lucidità di chi la strada la mastica davvero, dobbiamo chiederci: dove finisce la bellezza di questa unicità e dove inizia l'illusione?
Il rischio del nostro mondo è quello di essersi innamorato più del mito di se stesso che della realtà. Abbiamo creato un linguaggio fatto di patch, di cromature, di rituali e di una presunta fratellanza esclusiva. Ma la verità è che quel senso di appartenenza, che una volta si guadagnava con i chilometri e il grasso sotto le unghie, oggi spesso si compra in concessionaria, preconfezionato.
Ed è qui che nasce il cortocircuito, quello che poi si palesa drammaticamente nell'episodio del ciglio della strada. Ci convinciamo di vivere emozioni più profonde, di far parte di un'élite dello spirito su due ruote, e poi rischiamo di perdere di vista l'abc del motociclismo. Quando un gruppo di customisti tira dritto davanti a una moto ferma e un ultrasessantenne su una vecchia sportiva si gira per darti una mano, crolla tutto il castello di carte. In quel preciso istante, il "mondo a sé" si rivela per quello che rischia di diventare: una recita. Mentre il vero spirito motociclistico, quello ancestrale, nato quando si viaggiava su strade sterrate con fari che sembravano candele, si sposta temporaneamente sotto la tuta di pelle di uno sconosciuto.
Quindi, ha senso difendere la particolarità della nostra passione? Assolutamente sì, perché è una cultura meravigliosa, viva e pulsante. Ma dobbiamo farlo con l'umiltà di chi sa che il marchio sul serbatoio non eleva lo spirito di nessuno. Le nostre sono storie di serie A, sì, ma lo sono solo se siamo noi i primi a renderle tali con il nostro comportamento sulla strada, e non con il catalogo degli accessori in mano. Essere diversi è un valore, sentirsi diversi è solo l'inizio dell'isolamento.


Trovo questa parte che ho evidenziato in neretto pura poesia! :hola:
Quoto. Anche per me è un pezzo che spiega tutto. :ok:
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Palmambrogio »

Conte Jägermeister ha scritto: 06/06/2026, 16:54 Agosto 1987 colli Emiliani.
Di ritorno da un giro con amici.
Moto FXRS L.Rider 1340 col contachilometri in miglia (terminava sui 120 mph).
Sotto una pioggia improvvisa e violenta, la moto mi si spegne all'altezza di un casolare..
"Sono sicuramente i morsetti della batteria che causa vibrazioni si saranno allentati"..... succedeva all'epoca.
Non c'è gran riparo per fermarsi, e mentre spingo la moto non vedendo quasi nulla tanto mi gocciolavano i capelli (a quei tempi li portavo piuttosto lunghi), dietro vedo fare dei fari che mi lampeggiano.
Appena si accostano, distinguo una California 1000 e una Goldwing 1500.
Per farla breve:
Mai visti prima, e nemmeno più rivisti, tirando fuori una cerata trasparente, mi hanno aiutato a sistemare i morsetti sotto una pioggia torrenziale tipicamente estiva.
Ricordo la pacca sulla spalla per salutarmi e li rivedo salire in sella e ripartire.
Non c'è molto altro da aggiungere.


Ma che bel ricordo perbacco sono queste le cose che mi piace leggere di prima mattina appena sveglio! :ditav:
Memorie come queste ti illuminano la mattina e ti fanno credere che c'è ancora una speranza in questo desolato mondo.
Leggendo questo racconto, mi viene certamente da pensare, che l'esperto tra i due motociclisti nonché sicuramente dotato di attrezzi a bordo, sarà stato quello con la Moto Guzzi.
Perché quello con la motocicletta Goldwing, nonostante sia attrezzatissima, non credo ne abbia mai avuto bisogno :hahaha:
La FXRS con il contachilometri in miglia sicuramente di provenienza americana.
Un giorno mi racconterai la storia di questa motocicletta che sarà sicuramente interessantissima. :ok:
Il paradiso può attendere! :saggio: :ciapet2:
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Palmambrogio »

Boss Hogg ha scritto: 06/06/2026, 10:02
Palmambrogio ha scritto: 05/06/2026, 20:59 Mio caro Balengo, capisco e comprendo perfettamente ciò da te ottimamente scritto. :ok:
Comprendo inoltre, quando mi scrivi che "immaginavi altro" e questa è la parte che più mi ha fatto riflettere.
Perché tu sei partito con tutti i buoni propositi, ma poi in un certo qual modo, sei rimasto deluso e di questo mi dispiace.
Ma se posso dirti, c'è stata e c'è ancora una buona fetta di motociclisti che ancora si ferma se vede qualcuno in difficoltà.
Io ero uno di loro e oggi purtroppo come ben sai, non lo sono più ma perché privo ovviamente della motocicletta....
Ma ho ancora amici che guidano motociclette varie, che non hanno mai smesso di avere questo rapporto con gli altri motociclisti e se possono, una mano la danno sempre.
Non c'è cosa più bella di una grazie, detto da un "collega" con la moto ferma.
O per una caduta.
Quando riparti ti senti davvero molto bene e non perché hai fatto chissà cosa.
Ma perché il tuo credo vive e continua a vivere anche negli altri.
E il gesto di fermarsi e aiutare non verrà dimenticato.
Io non lo farò di certo e ho ben in mente tutte le volte che ho dato una mano e tutte le volte che una mano l'ho ricevuta. :ok:


Credo che tu abbia centrato il punto più importante: alla fine non sono i saluti con la mano, le toppe sulla schiena o il marchio sul serbatoio a fare la differenza, ma i gesti concreti.
Una mano data al momento giusto vale più di cento slogan sulla fratellanza motociclistica. E forse è proprio lì che si misura davvero lo spirito di chi va in moto.
Per questo tendo a essere meno pessimista.
Magari certe abitudini sono cambiate, magari c'è più individualismo di una volta, ma finché esisteranno persone disposte a fermarsi per aiutare uno sconosciuto a bordo strada, una parte di quel vecchio spirito continuerà a vivere.


Perbacco credo di aver discusso per quanto riguarda "il saluto con la mano" più è più volte nel corso dei decenni nello scorrere della mia vita :hahaha:
È un po' come un boomerang che hai lanciato anni prima e un bel momento ti ritorna indietro e ti colpisce proprio sul copino!
È un argomento talmente sdoganato che ormai è diventato parte della leggenda che si tramanda di motociclista in motociclista, per cui se non si pratica questa usanza, facile che finirete nel girone dei dannati per mancanza di alzata di mano :hahaha:
Non è il gesto "cavalleresco" che importa poi molto, ma giustamente come è stato scritto perfettamente, e' lo spirito con cui ci si mette in sella e ci si pone nei confronti "di quelli che fanno la stessa cosa che facciamo noi".
Alzare una mano per salutare siamo capaci tutti invece, fermarci per aiutare qualcuno è lì che casca l'asino..
E comunque io penso, che se sono rimasto a piedi e vedo uno fermarsi poco mi importa se questa persona sia competente o meno.
Certamente se lo è tanto di guadagnato ma è il gesto che più conta.
Anche soltanto per sincerarsi che vada tutto bene, che non ci sia bisogno di un serio aiuto perché magari qualcuno si è fatto male.
Poi ovviamente oggi la gente ha mille paure che una volta non aveva...
E si è sempre meno propensi verso le altre persone non tanto per una forma di individualismo quanto di sistematica e sintomatica diffidenza..
Il paradiso può attendere! :saggio: :ciapet2:
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Boss Hogg »

Spesso si parla di individualismo, ma non sono convinto che sia sempre quello il problema.
Ho l'impressione che oggi molte persone siano semplicemente più diffidenti. Diffidenti verso chi non conoscono, verso le situazioni impreviste e perfino verso i gesti di aiuto spontanei.
Paradossalmente viviamo in un'epoca in cui siamo tutti più connessi, ma spesso meno disponibili a entrare in contatto reale con gli altri.
E questo inevitabilmente si riflette anche nel mondo delle moto.
La cosa interessante è che fermarsi ad aiutare qualcuno non richiede necessariamente competenze meccaniche. Richiede soprattutto la disponibilità a interrompere il proprio viaggio per qualche minuto e interessarsi a una persona che non conosciamo. Forse è proprio questo che oggi sta diventando raro.
La domanda che mi faccio è un'altra: abbiamo smesso di fermarci perché le persone sono cambiate, oppure le persone sono cambiate perché abbiamo smesso di fermarci?
Perché tra questi due aspetti c'è una differenza enorme, e forse anche una parte della risposta a ciò che stiamo osservando ogni giorno, non solo sulle moto ma nella società in generale.
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Bob107 »

Balengo ha scritto: 05/06/2026, 9:34
Nel mio racconto ho sottolineato quelli che mi hanno colpito di più, gli harleysti in gruppo. Ma erano passate anche molte moto da strada e altro.
Ecco perché, come scrivi "la bellezza finisce quando iniziano i pregiudizi", ho notato in quel caso che probabilmente ce n'erano molti..
Perché non fermarsi se presumi che uno sia a piedi, oggi può essere visto in varie maniere, ma se al posto nostro ci fosse stata una ragazza in moto, do per scontato che ci sarebbe stata la fila.
E questo è un altro tipo di pregiudizio.
Ma tralasciando quest'ultimo che è fin troppo ovvio, sposto l'attenzione su qualcosa che per me è molto più importante e cioè: siamo una categoria bellissima. Colorata.
Fatta di gente che ha in comune il gesto di infilarsi un casco e scegliere una destinazione. Con qualsiasi tempo.
Perché una categoria simile è così disunita fino al punto di non considerarsi gli uni con gli altri?
Non siamo allo stadio, dove ci sono due tifoserie e due squadre che si giocano una partita.
Non esiste in questo caso una squadra migliore o una squadra peggiore. Un vincente o un perdente.
Ma ciò che ho provato io quando mi sono avvicinato al mondo degli harleysti è stata la sensazione di squadra vincente.
Della squadra migliore, che si eleva al di sopra delle altre perché si autodefinisce una élite.
E quando pensi di essere una élite non puoi guardare gli altri allo stesso modo.
Un po' come il nonnismo da caserma, se non ti uniformi allo standard voluto da tutti, o sei dentro o sei fuori.
Ma una volta fuori, verrai etichettato come un "perdente"..
Questa è stata la mia sensazione.
Ma non è soltanto la mia, ma è anche quella di tanta altra gente con cui ho parlato, e che mi ha confermato le stesse sensazioni.
C'è gente che lamenta il fatto, che molti non salutano più con la mano..
Ma io trovo più importante che qualcuno si fermi ad aiutare un'altro motociclista che ha problemi, e che magari con il mio aiuto incompetente o con quello più esperto di qualcun altro, questo motociclista possa ritornare a casa magari senza dover spendere un botto di soldi in un carro attrezzi per esempio.
Ma ormai, già solo come esseri umani, stiamo tenendo sempre più le distanze dagli altri, figuriamoci "divisi" per marchio o per modello.....
E approposito di modello, mi hanno raccontato, sempre gente più grande di me e con molta più esperienza motociclistica, che c'è stato un periodo, dove capitava che anche quelli con lo Sportster venissero criticati.
Criticati da altri harleysti, perché da quando è stata eletta "moto da donne", in molti ci andavano giù pesante con questo appellativo..
Invece stranamente, nei raduni dove erano quasi tutte moto custom giapponesi, questo non succedeva..
Questo è il motivo per cui il mio immaginario iniziale è cambiato drasticamente.
Ho capito che anche un mondo così bello e così libero, è fatto di etichette, di classi sociali e di tanti pregiudizi inutili e assurdi....


C'è un pò di tutto perché anche i motociclisti sono persone con pregi e difetti, ognuno con un carattere diverso, una personalità diversa e una cultura diversa.
Dici che se fosse stata una donna (magari anche bella) a restare a piedi, ci sarebbe stata la fila? Ma certo che sì! ..Ovvio! Perché siamo fatti così.
L'unica cosa che possiamo fare, per vedere un mondo migliore, è migliorare noi stessi e lasciare che il resto siano gli altri a farlo.
Non sarà tanto ma è qualcosa.
Però a me piace vedere il bicchiere mezzo pieno. In primis perché quello del custom è un mondo che ha tanti aspetti positivi e secondo perché puoi viverlo a modo tuo, nel senso che, dal momento che ne fai parte, sai che non c'è un pacchetto completo da dover prendere per forza.
Semplicemente puoi tenere ciò che è interessante e ti piace, non considerando tutto il resto.
Di certo non possiamo impedire alle persone di guidare una motocicletta o di comportarsi in certi modi. Al massimo possiamo scegliere di non condividere degli atteggiamenti, pensieri e pregiudizi.
Però, che esiste quella parte sana, importante, formata da migliaia di persone che vivono di emozioni vere con un rapporto stretto.. particolare, per le motociclette custom, è una realtà innegabile.
Tutto si può dire, tranne che non riconoscerlo come fenomeno di massa che influenza positivamente tantissimi appassionati di tutto il mondo.
Essere se stessi per essere liberi e originali®
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Bob107 »

Boss Hogg ha scritto: ieri, 9:02 Spesso si parla di individualismo, ma non sono convinto che sia sempre quello il problema.
Ho l'impressione che oggi molte persone siano semplicemente più diffidenti. Diffidenti verso chi non conoscono, verso le situazioni impreviste e perfino verso i gesti di aiuto spontanei.
Paradossalmente viviamo in un'epoca in cui siamo tutti più connessi, ma spesso meno disponibili a entrare in contatto reale con gli altri.
E questo inevitabilmente si riflette anche nel mondo delle moto.
La cosa interessante è che fermarsi ad aiutare qualcuno non richiede necessariamente competenze meccaniche. Richiede soprattutto la disponibilità a interrompere il proprio viaggio per qualche minuto e interessarsi a una persona che non conosciamo. Forse è proprio questo che oggi sta diventando raro.
La domanda che mi faccio è un'altra: abbiamo smesso di fermarci perché le persone sono cambiate, oppure le persone sono cambiate perché abbiamo smesso di fermarci?
Perché tra questi due aspetti c'è una differenza enorme, e forse anche una parte della risposta a ciò che stiamo osservando ogni giorno, non solo sulle moto ma nella società in generale.

La tua impressione credo corrisponda alla realtà perché è un pò il pensiero di tutti, me compreso.
Alla tua domanda, penso che la risposta sia la prima e cioè abbiamo smesso di fermarci perché siamo cambiati noi.
C'è sicuramente più diffidenza, forse, in questo caso, non tanto per una questione di paura ma proprio perché dopo il periodo covid è come se fossero stati rivalutati i rapporti con gli altri e tendiamo ad isolarci di più rispetto al passato.
Giusto o non giusto, è la conseguenza della pandemia (e non solo) che ha lasciato il segno e ci ha sicuramente condizionato.
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Conte Jägermeister »

Bob107 ha scritto: ieri, 11:06
Balengo ha scritto: 05/06/2026, 9:34
Nel mio racconto ho sottolineato quelli che mi hanno colpito di più, gli harleysti in gruppo. Ma erano passate anche molte moto da strada e altro.
Ecco perché, come scrivi "la bellezza finisce quando iniziano i pregiudizi", ho notato in quel caso che probabilmente ce n'erano molti..
Perché non fermarsi se presumi che uno sia a piedi, oggi può essere visto in varie maniere, ma se al posto nostro ci fosse stata una ragazza in moto, do per scontato che ci sarebbe stata la fila.
E questo è un altro tipo di pregiudizio.
Ma tralasciando quest'ultimo che è fin troppo ovvio, sposto l'attenzione su qualcosa che per me è molto più importante e cioè: siamo una categoria bellissima. Colorata.
Fatta di gente che ha in comune il gesto di infilarsi un casco e scegliere una destinazione. Con qualsiasi tempo.
Perché una categoria simile è così disunita fino al punto di non considerarsi gli uni con gli altri?
Non siamo allo stadio, dove ci sono due tifoserie e due squadre che si giocano una partita.
Non esiste in questo caso una squadra migliore o una squadra peggiore. Un vincente o un perdente.
Ma ciò che ho provato io quando mi sono avvicinato al mondo degli harleysti è stata la sensazione di squadra vincente.
Della squadra migliore, che si eleva al di sopra delle altre perché si autodefinisce una élite.
E quando pensi di essere una élite non puoi guardare gli altri allo stesso modo.
Un po' come il nonnismo da caserma, se non ti uniformi allo standard voluto da tutti, o sei dentro o sei fuori.
Ma una volta fuori, verrai etichettato come un "perdente"..
Questa è stata la mia sensazione.
Ma non è soltanto la mia, ma è anche quella di tanta altra gente con cui ho parlato, e che mi ha confermato le stesse sensazioni.
C'è gente che lamenta il fatto, che molti non salutano più con la mano..
Ma io trovo più importante che qualcuno si fermi ad aiutare un'altro motociclista che ha problemi, e che magari con il mio aiuto incompetente o con quello più esperto di qualcun altro, questo motociclista possa ritornare a casa magari senza dover spendere un botto di soldi in un carro attrezzi per esempio.
Ma ormai, già solo come esseri umani, stiamo tenendo sempre più le distanze dagli altri, figuriamoci "divisi" per marchio o per modello.....
E approposito di modello, mi hanno raccontato, sempre gente più grande di me e con molta più esperienza motociclistica, che c'è stato un periodo, dove capitava che anche quelli con lo Sportster venissero criticati.
Criticati da altri harleysti, perché da quando è stata eletta "moto da donne", in molti ci andavano giù pesante con questo appellativo..
Invece stranamente, nei raduni dove erano quasi tutte moto custom giapponesi, questo non succedeva..
Questo è il motivo per cui il mio immaginario iniziale è cambiato drasticamente.
Ho capito che anche un mondo così bello e così libero, è fatto di etichette, di classi sociali e di tanti pregiudizi inutili e assurdi....


C'è un pò di tutto perché anche i motociclisti sono persone con pregi e difetti, ognuno con un carattere diverso, una personalità diversa e una cultura diversa.
Dici che se fosse stata una donna (magari anche bella) a restare a piedi, ci sarebbe stata la fila? Ma certo che sì! ..Ovvio! Perché siamo fatti così.
L'unica cosa che possiamo fare, per vedere un mondo migliore, è migliorare noi stessi e lasciare che il resto siano gli altri a farlo.
Non sarà tanto ma è qualcosa.
Però a me piace vedere il bicchiere mezzo pieno. In primis perché quello del custom è un mondo che ha tanti aspetti positivi e secondo perché puoi viverlo a modo tuo, nel senso che, dal momento che ne fai parte, sai che non c'è un pacchetto completo da dover prendere per forza.
Semplicemente puoi tenere ciò che è interessante e ti piace, non considerando tutto il resto.
Di certo non possiamo impedire alle persone di guidare una motocicletta o di comportarsi in certi modi. Al massimo possiamo scegliere di non condividere degli atteggiamenti, pensieri e pregiudizi.
Però, che esiste quella parte sana, importante, formata da migliaia di persone che vivono di emozioni vere con un rapporto stretto.. particolare, per le motociclette custom, è una realtà innegabile.
Tutto si può dire, tranne che non riconoscerlo come fenomeno di massa che influenza positivamente tantissimi appassionati di tutto il mondo.


Sono d'accordo sul fatto che esista ancora una parte sana e autentica di questo ambiente.
Del resto sarebbe ingiusto giudicare migliaia di persone sulla base delle esperienze negative che ciascuno di noi può aver vissuto.
Però credo che la questione sia un'altra.
Quando un movimento cresce molto, inevitabilmente cambia. Succede in tutti gli ambienti.
Quello che nasce da una passione condivisa, col tempo attira persone molto diverse tra loro: chi cerca amicizie, chi cerca emozioni, chi cerca appartenenza, chi cerca uno status e chi semplicemente segue una moda.
Forse la vera differenza rispetto a trent'anni fa è che oggi il mondo custom è diventato abbastanza grande da contenere tutte queste realtà contemporaneamente.
Per questo credo che molti abbiano la sensazione di aver perso qualcosa. Non perché quel qualcosa sia scomparso, ma perché è diventato più difficile trovarlo in mezzo al rumore di fondo.
Le persone genuine, quelle che si fermano, che aiutano, che vivono la moto senza recitare una parte, probabilmente ci sono ancora.
Forse bisogna solo avere la fortuna e la pazienza di incontrarle.
E, paradossalmente, più passa il tempo più mi convinco che il valore di un ambiente non si misuri dalle moto che lo compongono, ma dalla qualità delle persone che riesce ancora a mettere in contatto.
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