Pianeta Custom..

Discussioni generali intorno alle moto e i biker, discorsi da bar...
Boss Hogg
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Boss Hogg »

Palmambrogio ha scritto: 05/06/2026, 20:59 Mio caro Balengo, capisco e comprendo perfettamente ciò da te ottimamente scritto. :ok:
Comprendo inoltre, quando mi scrivi che "immaginavi altro" e questa è la parte che più mi ha fatto riflettere.
Perché tu sei partito con tutti i buoni propositi, ma poi in un certo qual modo, sei rimasto deluso e di questo mi dispiace.
Ma se posso dirti, c'è stata e c'è ancora una buona fetta di motociclisti che ancora si ferma se vede qualcuno in difficoltà.
Io ero uno di loro e oggi purtroppo come ben sai, non lo sono più ma perché privo ovviamente della motocicletta....
Ma ho ancora amici che guidano motociclette varie, che non hanno mai smesso di avere questo rapporto con gli altri motociclisti e se possono, una mano la danno sempre.
Non c'è cosa più bella di una grazie, detto da un "collega" con la moto ferma.
O per una caduta.
Quando riparti ti senti davvero molto bene e non perché hai fatto chissà cosa.
Ma perché il tuo credo vive e continua a vivere anche negli altri.
E il gesto di fermarsi e aiutare non verrà dimenticato.
Io non lo farò di certo e ho ben in mente tutte le volte che ho dato una mano e tutte le volte che una mano l'ho ricevuta. :ok:


Credo che tu abbia centrato il punto più importante: alla fine non sono i saluti con la mano, le toppe sulla schiena o il marchio sul serbatoio a fare la differenza, ma i gesti concreti.
Una mano data al momento giusto vale più di cento slogan sulla fratellanza motociclistica. E forse è proprio lì che si misura davvero lo spirito di chi va in moto.
Per questo tendo a essere meno pessimista.
Magari certe abitudini sono cambiate, magari c'è più individualismo di una volta, ma finché esisteranno persone disposte a fermarsi per aiutare uno sconosciuto a bordo strada, una parte di quel vecchio spirito continuerà a vivere.
Conte Jägermeister
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Conte Jägermeister »

Agosto 1987 colli Emiliani.
Di ritorno da un giro con amici.
Moto FXRS L.Rider 1340 col contachilometri in miglia (terminava sui 120 mph).
Sotto una pioggia improvvisa e violenta, la moto mi si spegne all'altezza di un casolare..
"Sono sicuramente i morsetti della batteria che causa vibrazioni si saranno allentati"..... succedeva all'epoca.
Non c'è gran riparo per fermarsi, e mentre spingo la moto non vedendo quasi nulla tanto mi gocciolavano i capelli (a quei tempi li portavo piuttosto lunghi), dietro vedo fare dei fari che mi lampeggiano.
Appena si accostano, distinguo una California 1000 e una Goldwing 1500.
Per farla breve:
Mai visti prima, e nemmeno più rivisti, tirando fuori una cerata trasparente, mi hanno aiutato a sistemare i morsetti sotto una pioggia torrenziale tipicamente estiva.
Ricordo la pacca sulla spalla per salutarmi e li rivedo salire in sella e ripartire.
Non c'è molto altro da aggiungere.
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Balengo
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Balengo »

Conte Jägermeister ha scritto: ieri, 16:54 Agosto 1987 colli Emiliani.
Di ritorno da un giro con amici.
Moto FXRS L.Rider 1340 col contachilometri in miglia (terminava sui 120 mph).
Sotto una pioggia improvvisa e violenta, la moto mi si spegne all'altezza di un casolare..
"Sono sicuramente i morsetti della batteria che causa vibrazioni si saranno allentati"..... succedeva all'epoca.
Non c'è gran riparo per fermarsi, e mentre spingo la moto non vedendo quasi nulla tanto mi gocciolavano i capelli (a quei tempi li portavo piuttosto lunghi), dietro vedo fare dei fari che mi lampeggiano.
Appena si accostano, distinguo una California 1000 e una Goldwing 1500.
Per farla breve:
Mai visti prima, e nemmeno più rivisti, tirando fuori una cerata trasparente, mi hanno aiutato a sistemare i morsetti sotto una pioggia torrenziale tipicamente estiva.
Ricordo la pacca sulla spalla per salutarmi e li rivedo salire in sella e ripartire.
Non c'è molto altro da aggiungere.

È un bel ricordo, poi penso che ripartire senza dover passare casini assurdi è tanta roba.
E quando ti danno una mano così, il senso di fare parte di una bella comunità sia ancora più accentuato.
E avevi la FXRS che per capire che modello è son dovuto andare a cercarla su Google :aa:
Balengo
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Balengo »

Palmambrogio ha scritto: 05/06/2026, 21:03
Boss Hogg ha scritto: 03/06/2026, 9:14
Bob107 ha scritto: 02/06/2026, 9:44 Harley racconta, una storia.
BMW racconta una storia.
Honda racconta una storia.
Ecc. Ecc. Ecc.
Sono tutte storie di serie "A"
Siamo tutti "fratelli motociclisti" dove non esistono migliori o peggiori, ma per esperienze NON possiamo dire che siamo tutti uguali perché non lo siamo.
E visto che l'argomento è "Pianeta custom" ci tengo a precisare che è giusto considerarlo un mondo a sé perché effettivamente è così. Non sto affermando niente di più e niente di meno.
Semplicemente una bella realtà, viva e sentita, fatta di tante sfumature e colori che altri motociclisti non vivono alla stessa identica maniera.



Se proviamo a spogliarci per un attimo del tifo da curva e guardiamo la questione dall'alto, ci accorgiamo che stiamo parlando di qualcosa che va ben oltre il metallo e i marchi sul serbatoio. È una questione di identità.
È innegabile che la storia del motociclismo sia fatta di grandi narrazioni, tutte ugualmente nobili. Ma il "Pianeta Custom" ha una particolarità che lo rende unico: non vende prestazioni, vende un'estensione dell'anima di chi guida. Chi sceglie questo mondo, specialmente con un'Harley, non cerca un mezzo di trasporto, cerca una scenografia per la propria libertà, un ritmo che si sincronizzi con il battito del proprio cuore. Ed è vero che questa è una realtà densa di sfumature, di estetica e di sensazioni che un motociclista prettamente "prestazionale" non cercherà, né capirà mai. Fino a qui, ha perfettamente senso considerarlo un mondo a sé.
Ma se facciamo un passo più in là, con la lucidità di chi la strada la mastica davvero, dobbiamo chiederci: dove finisce la bellezza di questa unicità e dove inizia l'illusione?
Il rischio del nostro mondo è quello di essersi innamorato più del mito di se stesso che della realtà. Abbiamo creato un linguaggio fatto di patch, di cromature, di rituali e di una presunta fratellanza esclusiva. Ma la verità è che quel senso di appartenenza, che una volta si guadagnava con i chilometri e il grasso sotto le unghie, oggi spesso si compra in concessionaria, preconfezionato.
Ed è qui che nasce il cortocircuito, quello che poi si palesa drammaticamente nell'episodio del ciglio della strada. Ci convinciamo di vivere emozioni più profonde, di far parte di un'élite dello spirito su due ruote, e poi rischiamo di perdere di vista l'abc del motociclismo. Quando un gruppo di customisti tira dritto davanti a una moto ferma e un ultrasessantenne su una vecchia sportiva si gira per darti una mano, crolla tutto il castello di carte. In quel preciso istante, il "mondo a sé" si rivela per quello che rischia di diventare: una recita. Mentre il vero spirito motociclistico, quello ancestrale, nato quando si viaggiava su strade sterrate con fari che sembravano candele, si sposta temporaneamente sotto la tuta di pelle di uno sconosciuto.
Quindi, ha senso difendere la particolarità della nostra passione? Assolutamente sì, perché è una cultura meravigliosa, viva e pulsante. Ma dobbiamo farlo con l'umiltà di chi sa che il marchio sul serbatoio non eleva lo spirito di nessuno. Le nostre sono storie di serie A, sì, ma lo sono solo se siamo noi i primi a renderle tali con il nostro comportamento sulla strada, e non con il catalogo degli accessori in mano. Essere diversi è un valore, sentirsi diversi è solo l'inizio dell'isolamento.


Trovo questa parte che ho evidenziato in neretto pura poesia! :hola:
Quoto. Anche per me è un pezzo che spiega tutto. :ok:
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