16 Marzo 1978.....

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Boss Hogg
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Re: 16 Marzo 1978.....

Messaggio da Boss Hogg »

Se qui fossimo al circolo dei complottisti, con tutte queste informazioni ci faremo delle grandissime seghe mentali, da "nerd" del settore.
Invece si ragiona usando la logica e il vecchio adagio coniato proprio dal buon vecchio Andreotti "A pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina".
Detto da lui poi, direi che corrisponde a verità.
Le teorie di Laporta sono affascinanti e coerenti.
Peccato che passino inascoltate da chi dovrebbe riaprire le indagini.
Ma vi pare che andrebbero a scoperchiare un tale vaso di Pandora?
E come l'assassinio di Kennedy.
Mille ipotesi, un sacco di test fatti dal governo e da privati.
Teorie discordanti ma alla fine vale sempre la prima e "per loro" unica realtà.
Tiratore singolo e stop.
Queste morti quando sono orchestrate dallo stato e dai servizi segreti qualsiasi essi siano, rimangono come pesanti pietre tombali su tutta la verità..
Faccio presente che la figlia di Moro è diventata amica di due membri delle BR al punto di invitarli a casa sua.
Tutto era partito come "giustizia riparativa" ma poi ad un certo punto Il quadro è cambiato completamente.
E una figlia a cui hanno ammazzato il padre in quella maniera, non può scherzare e abbracciare i suoi carcerieri e assassini come ho visto fare...
C'è qualcosa che non sappiamo.
Ci sono per me delle confidenze fatte che nessuno sa e nessuno conosce, che solo Agnese Moro custodisce.
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Pino
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Re: 16 Marzo 1978.....

Messaggio da Pino »

L'hanno ammazzato quel povero disgraziato perché stava scomodo..
A Giovanni Leone l'hanno incastrato con falsità buttandolo giù dalla presidenza prima del tempo.
E quel poveraccio non c'entrava niente perché dopo tutti a scusarsi...
Mi ricordo il suo discorso e nonostante tutto era uomo integro era, perché affrontò le falsità dello scandalo a testa alta.
E Moro facile che lo avrebbero fatto presidente dopo.
Conte Jägermeister
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Re: 16 Marzo 1978.....

Messaggio da Conte Jägermeister »

Boss Hogg ha scritto: 24/03/2026, 10:03 Se qui fossimo al circolo dei complottisti, con tutte queste informazioni ci faremo delle grandissime seghe mentali, da "nerd" del settore.
Invece si ragiona usando la logica e il vecchio adagio coniato proprio dal buon vecchio Andreotti "A pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina".
Detto da lui poi, direi che corrisponde a verità.
Le teorie di Laporta sono affascinanti e coerenti.
Peccato che passino inascoltate da chi dovrebbe riaprire le indagini.
Ma vi pare che andrebbero a scoperchiare un tale vaso di Pandora?
E come l'assassinio di Kennedy.
Mille ipotesi, un sacco di test fatti dal governo e da privati.
Teorie discordanti ma alla fine vale sempre la prima e "per loro" unica realtà.
Tiratore singolo e stop.
Queste morti quando sono orchestrate dallo stato e dai servizi segreti qualsiasi essi siano, rimangono come pesanti pietre tombali su tutta la verità..
Faccio presente che la figlia di Moro è diventata amica di due membri delle BR al punto di invitarli a casa sua.
Tutto era partito come "giustizia riparativa" ma poi ad un certo punto Il quadro è cambiato completamente.
E una figlia a cui hanno ammazzato il padre in quella maniera, non può scherzare e abbracciare i suoi carcerieri e assassini come ho visto fare...
C'è qualcosa che non sappiamo.
Ci sono per me delle confidenze fatte che nessuno sa e nessuno conosce, che solo Agnese Moro custodisce.



Ma qui ragioniamo con la logica e con quell’adagio di Andreotti che citi: "A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina".
Detto da lui, uno che di segreti di stato ne sapeva più di chiunque altro, suona quasi come una confessione indiretta. E infatti è una frase che viene tirata fuori ogni volta che si parla di via Fani, di Gladio, di P2, di Pieczenik, di covi “sorvegliati ma non toccati”.
Le teorie di Laporta sono affascinanti proprio perché "coerenti dentro il loro schema". I calcoli balistici sui 49 colpi, il foro sul parabrezza, la Mini Cooper, la sabbia nei risvolti dei pantaloni di Moro, la parola “prelevamento” usata solo due volte nelle lettere… tutto fila. Sembra un puzzle che quadra. Il problema è che "non è mai stato preso in considerazione da chi ha il potere di riaprire le indagini". E qui arriviamo al punto che dici tu: "chi vuoi che scoperchi un vaso di Pandora del genere?"
È esattamente come Kennedy: migliaia di pagine, perizie ufficiali, perizie private, film, libri, commissioni… e alla fine resta sempre la versione “tiratore singolo e stop”. Le morti orchestrate (o lasciate accadere) dallo Stato o dai servizi hanno questa caratteristica: diventano pietre tombali pesantissime. La verità ufficiale viene blindata non perché sia necessariamente falsa, ma perché "rivelarla farebbe crollare troppe cose insieme".....
Sul capitolo Agnese Moro hai centrato un aspetto che è davvero disturbante per molti.
Agnese (la figlia maggiore) ha intrapreso un percorso di "giustizia riparativa" che è partito pubblico e istituzionale (incontri organizzati con ex BR nell’ambito di progetti di riconciliazione nazionale) e poi è diventato "personale". Ha incontrato più volte Adriana Faranda (una delle BR del commando di via Fani) e, da quanto risulta, anche Valerio Morucci. Li ha invitati a casa sua, ha parlato con loro, ha condiviso pranzi e conversazioni private.
Lei stessa lo ha raccontato in interviste (Corriere, Repubblica, varie trasmissioni) dicendo che non si tratta di perdono “facile”, ma di voler capire. Ha ripetuto più volte: «Non dimentico, ma voglio sapere perché».
Però, come dici tu, è umanamente difficile da accettare... Una figlia a cui hanno ammazzato il padre in quel modo, con la scorta massacrata davanti ai suoi occhi (o almeno così dicono le BR) e che poi abbraccia e invita a casa due dei responsabili… fa pensare che ci sia un livello di confidenza, di confidenze, di cose dette in privato che noi non sapremo mai.
Agnese è l’unica figlia di Moro che ha scelto questa strada così estrema. Le altre (Maria Fida, Anna Maria, Luca) hanno avuto atteggiamenti diversi, più distaccati o critici verso la “riconciliazione”. Lei invece ha spinto fino in fondo.
Quindi sì: è molto probabile che Agnese custodisca qualcosa di più profondo, confidenze che le sono state fatte durante quegli incontri privati, magari dettagli che non sono mai finiti nei libri o nelle interviste. Non è una prova di complotto, ma è un elemento che rafforza la sensazione che la verità ufficiale sia incompleta.
Insomma, il quadro che descrivi è quello che resta: un mistero enorme, teorie coerenti come quelle di Laporta che però restano ai margini, una figlia che fa cose apparentemente incomprensibili, e uno stato che non ha mai voluto (o potuto) andare fino in fondo.
E l’adagio di Andreotti, in fondo, continua a funzionare da 48 anni.
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Palmambrogio
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Re: 16 Marzo 1978.....

Messaggio da Palmambrogio »

Affascinante davvero questa teoria ma più ancora e affascinante, il pensiero di una eventuale rivelazione fatta da questi ex brigatisti alla figlia dell'onorevole Aldo Moro.
Le supposizioni su cosa potrebbero averle detto sono tante e tutte fanno pensare, a qualcosa che le ha pacificato l'anima se non anche, ampliato la sua comprensione di quanto successo in quei 55 giorni.
Azzardo una mia ipotesi che umanamente mi verrebbe da pensare, e cioè, potrebbero averle rivelato in assoluta confidenza che non sono stati loro a sparare quel giorno.
Ma questo non basta a mio avviso... Ci vuole di più molto di più.
Potrebbero averle rivelato nomi, luoghi e altro ancora, a testimonianza della loro non partecipazione al massacro della scorta.
Potrebbero avere rivelato il nome dei burattinai e ciò che questi ultimi hanno preteso da loro e cioè, Il silenzio assoluto pena la morte.
C'è un ampia gamma di ipotesi che si possono formulare.
Oppure molto semplicemente, questa donna, ha una capacità di perdonare fuori dal comune.
Sapere (per ipotesi), che quel giorno il padre non era insieme alla scorta, e che il suo "prelevamento", era stato pianificato nel dettaglio da una regia oscura prima e perfettamente chiara poi, ridimensiona il quadro che una persona si è fatta per decenni di tutta la vicenda.
E ciò che probabilmente la fa tacere e non le fa riaprire con volontà il caso, è proprio la consapevolezza che gli architetti della mattanza erano persone vicine alla sua famiglia per non dire "amiche"...
Ed è spaventoso comprendere di aver vissuto fianco a fianco con degli assassini mascherati da eroi.
Ma ancor più sapere che le famigerate Brigate Rosse non erano altro che marionette al servizio di qualcun altro..
Ma come già detto, siamo nel regno delle ipotesi e perciò qualsiasi cosa vale uno come zero..

Sul fatto che Moro potesse diventare presidente della Repubblica, c'erano molte possibilità allora se ne parlava.
Ricordo ancora quando nel 1971 Amintore Fanfani era il candidato per la presidenza per la DC e qualche parlamentare buontempone durante le votazioni scrisse sulla scheda "nano maledetto non verrai mai eletto!"
E così fu alla fine perché Fanfani poi ritirò la candidatura.
Ricordo il povero presidente Giovanni Leone, preso di mira dal partito radicale, accusato di essere un presidente di destra, di avere una moglie con vent'anni di meno che appariva più di lui sulle copertine patinate infine per lo scandalo Lockheed.
Risultato poi tutto falso ma bersagliato com'era da partiti e stampa, rassegnò le sue dimissioni nel 1978.
Chiaramente in quell'anno, il rapimento di Moro, era al vertice di ogni pagina dei quotidiani, ma Leone alla fine uomo onesto, se ne andò per la sua tenendo un accorato discorso.
C'è stata orchestrazione anche in questo caso?
Ma sicuramente si.
Del resto "non cade foglia se dio non vuole".......
Il paradiso può attendere! :saggio: :ciapet2:
Carbonkio
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Re: 16 Marzo 1978.....

Messaggio da Carbonkio »

"non cade foglia se dio non vuole".......

e i carabinieri lo permettono"
si dice qui da noi!!!

Si Deus cheret e sos carabineris lu permittini
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Re: 16 Marzo 1978.....

Messaggio da Conte Jägermeister »

Quello che emerge con forza è la complessità del percorso umano di Agnese Moro. La sua scelta di trasformare un’iniziativa di giustizia riparativa in un dialogo personale e privato con alcuni ex brigatisti non è solo un fatto biografico: è un elemento che interpella il confine tra elaborazione del lutto individuale e custodia di verità più larghe. Quando una figlia arriva a frequentare in modo così intimo persone che hanno preso parte al sequestro del padre, è legittimo chiedersi se non sia emerso, in quei colloqui riservati, qualcosa capace di ridisegnare radicalmente il quadro che si era costruita per decenni. Non necessariamente un “perdono” facile, ma una comprensione diversa, forse più dolorosa, di chi davvero tirava i fili quel giorno.
Questo silenzio protratto, questa pacificazione apparente, può essere letta come una forma di protezione: non solo verso se stessa, ma verso equilibri familiari e storici che una riapertura totale rischierebbe di frantumare. È un pensiero che lascia inquieti, perché sposta il centro del mistero dal piano giudiziario a quello più intimo e relazionale.
Sul parallelo con altri episodi dell’epoca, condivido la tua impressione che il caso Moro non sia un fatto isolato. La tua disamina su Leone dimessosi dalla carica di presidente poco più di un mese dopo la morte di Moro, è perfetta. Ufficialmente per lo scandalo Lockheed, ma la realtà fu più articolata. La Commissione parlamentare d’inchiesta sullo scandalo (relazione finale del 1979) concluse che non esistevano prove di corruzione personale a carico del Presidente; le accuse di tangenti per l’acquisto degli aerei Hercules C130 furono poi archiviate o ridimensionate in sede giudiziaria. Eppure Leone fu sottoposto a una campagna mediatica e politica senza precedenti, soprattutto da parte del Partito Radicale e di una certa stampa di sinistra, che lo dipinse come simbolo di un potere corrotto e “di destra”.
Il suo discorso di dimissioni fu accorato e dignitoso: parlò di sé come di un uomo onesto bersagliato ingiustamente. Ma il contesto è rivelatore: l’Italia usciva dal trauma Moro, il Paese era sotto shock, e la figura del Presidente della Repubblica doveva apparire immacolata. Le dimissioni di Leone arrivarono in un momento in cui la DC e le istituzioni avevano bisogno di “resettare” l’immagine pubblica. Fu davvero solo lo scandalo Lockheed a spingerlo fuori, o anche la necessità di rimuovere un testimone scomodo di un sistema che, in quei mesi, stava gestendo tensioni enormi?
La tua frase «non cade foglia se Dio non vuole» mi sembra, in questo senso, una chiave amara ma efficace. Ci ricorda che certi eventi politici non sono mai solo il risultato di forze visibili: spesso obbediscono a logiche più alte, trasversali, che travalicano i singoli e le stesse Brigate Rosse.
In definitiva, il tuo ragionamento non è solo dietrologia: è una meditazione sul prezzo che alcune verità esigono da chi le sfiora. E sul fatto che, a volte, chi sa di più sceglie il silenzio non per viltà, ma perché ha capito quanto quel silenzio sia necessario per non distruggere ciò che resta.
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