Bob107 ha scritto: ↑11/01/2026, 1:10
Lasciatemi dire la mia.
Io capisco chi è cresciuto a pane e Harley negli anni '80 '90 e oggi vede una realtà diversa che non apprezza più, vivendo la cosa con una certa amarezza e delusione, ricordando gli anni che furono come i migliori anni. Questo ci sta, ci sta essere critici e vedere incerto oggi il futuro del marchio che appare sempre più diverso e distaccato dal passato, questo lo comprendo e lo accetto.
Però voglio sottolineare una cosa:
A quanto pare, oggi, per un comune mortale (figuriamoci per un giovane) comprare una HD è diventato molto difficile perché costano tanto, forse pure troppo, è vero. Ma non pensate che è anche colpa di una situazione globale che sta colpendo un pò tutti?
Pensate che sono aumentati soltanto i prezzi delle HD? Quelli delle auto, per esempio, no? Dite che non sono lievitati i prezzi di tante altre cose?
Mi sapete dire cosa non è aumentato?
Mi rispondo da solo.
Cosa ne pensate delle nostre paghe in generale? Sì, in realtà negli anni qualche aumento c'è stato, ma se faccio un confronto, vent'anni fa guadagnavo mille euro in meno al mese ma riuscivo a mettere da parte qualcosa, oggi che teoricamente guadagno di più, ho un potere di acquisto inferiore e metto da parte solo le briciole.
Negli anni '80 forse ancora si riusciva a vivere anche con un solo stipendio in famiglia, mentre oggi ce lo sogniamo. Probabilmente ci pagheremmo solo l'affitto e le bollette e non ci basterebbe nemmeno per fare la spesa.
Io non voglio difendere il marchio, però non sono neanche così deluso e critico.
Prima esistevano più modelli? Pazienza, sono anche tempi duri e particolari questi, quindi posso capire anche che non è facile mantenere certi livelli.
Prima avevano più appeal rispetto ad oggi? No, mi dispiace, su questo non sono assolutamente d'accordo.
Senza offesa per nessuno e scusate se sono diretto però, o sono troppo ingenuo io, oppure siete diventati troppo vecchi voi che vedete tutto nero o tutto grigio. A mio avviso c'è molta gente, molti appassionati che continuano ad apprezzare queste interessantissime motociclette e si godono i loro gioiellini, si godono il loro momento e sognano ancora ad occhi aperti in sella sulle loro motociclette. Poi i numeri possono anche smentire ciò che scrivo ma fondamentalmente dicono tutto e non dicono niente, perché le nuove motociclette, come le vecchie, continuano ad essere belle e a piacere ed è questo ciò che deve interessare ad un motociclista. L'apprezzamento, la partecipazione, la passione di tanti si sente, si vede ancora e resta tangibile.
Se poi, in futuro, ci sarà sempre più difficoltà nel comprarle e di conseguenza caleranno le vendite è un altro discorso che non per forza è una colpa da attribuire al marchio. Ci possono essere dietro scelte aziendali sbagliate, non azzeccate, non dico di no, ma non dipende tutto da questo e da loro, ci sono anche altri fattori che condizionano e segnano il suo destino.
Poi sembra che chi oggi ha la faccia da ebete per i nuovi modelli e sa apprezzare le nuove motociclette, è un cretino, uno che non capisce niente, soprattutto se non ha conosciuto il "prima". La storia del marchio è importante, tutte le storie sono importanti, ma basta provare belle sensazioni per dire che meritano e finché si vivono emozioni per un mezzo di ferro vuol dire che sono ancora giuste, che va bene così.
Tutto il resto vale poco.
Capisco il discorso, davvero. È scritto bene, è ragionato, e si vede che non nasce per provocare.
Detto questo, proprio perché il tono è pacato, vale la pena essere altrettanto onesti fino in fondo.
Il punto non è negare che il mondo sia cambiato, che tutto costi di più o che il potere d’acquisto sia crollato. Su questo siamo tutti d’accordo, non serve nemmeno discuterne.
Il problema è che usare il “è colpa della situazione globale” come chiave di lettura unica rischia di diventare una scorciatoia comoda. Spiega tutto… e quindi non spiega più niente.
Perché è vero:
sono aumentate le auto, sono aumentate le moto, sono aumentate le bollette, la spesa, la vita in generale.
Ma non tutti i marchi hanno reagito allo stesso modo, né hanno fatto le stesse scelte.
Harley non viene criticata perché costa di più.
Viene criticata perché ha cambiato posizionamento, ha ristretto l’offerta, ha fatto scelte precise, alcune condivisibili, altre molto meno. E questo non lo ha imposto l’inflazione: lo ha deciso l’azienda.
Dire “i numeri dicono tutto e non dicono niente” è suggestivo, ma fino a un certo punto.
I numeri, quando per anni vanno in una direzione, qualcosa la dicono eccome. Magari non tutta la storia, ma una parte sì. Ignorarli perché disturbano il racconto romantico non è passione, è selezione comoda della realtà.
Sul discorso “siete diventati vecchi e vedete tutto nero”, permettimi: è una semplificazione un po’ ingenerosa.
Molti di quelli che criticano non sono nostalgici col cappello di stagnola, sono persone che hanno vissuto il marchio, lo hanno comprato, mantenuto, difeso, e oggi fanno semplicemente fatica a riconoscerlo.
Non perché “prima era tutto meglio”, ma perché prima era più coerente.
E nessuno sta dicendo che chi apprezza i nuovi modelli sia un cretino.
Ma nemmeno il contrario: non basta “provare emozioni” per rendere automaticamente giusta qualsiasi direzione.
Le emozioni sono sacrosante, ma un marchio storico vive anche di identità, continuità e rispetto per il proprio pubblico, non solo di sensazioni individuali.
In sintesi:
va benissimo godersi la propria moto, sognare, emozionarsi, vivere il momento. È il cuore del motociclismo.
Ma questo non annulla il diritto e direi il dovere, di analizzare, criticare e mettere in discussione le scelte di un’azienda che non è vittima degli eventi, ma protagonista delle proprie decisioni.
Tutto il resto non vale poco.
Vale esattamente quanto il tempo, i soldi e la passione che la gente ci ha messo dentro per decenni.