Trump...ICE... dittatura?

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Conte Jägermeister
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Trump...ICE... dittatura?

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Ragazzi, quello che è successo a Minneapolis mi ha lasciato addosso una sensazione bruttissima, di quelle che non ti togli di dosso facilmente.
Una donna, Renee Good, è stata uccisa a colpi di pistola da un agente dell’ICE mentre era in macchina. Non stiamo parlando di una rapina, di una sparatoria tra gang o di un terrorista armato fino ai denti. Stiamo parlando di un’operazione “di polizia” federale, in piena città, in mezzo alla gente, e di una persona che non rappresentava una minaccia evidente tale da giustificare una raffica di proiettili.
E qui secondo me sta il punto vero: non è solo una tragedia individuale, è il segnale di qualcosa che si è rotto.
ICE nasce come agenzia per l’immigrazione. Oggi sembra sempre più una specie di corpo paramilitare che gira per le città con la logica del “prima sparo, poi spiego”. Con poteri enormi, pochissimo controllo reale e una protezione politica che sa tanto di impunità preventiva.
Se sbagliano, si giustificano da soli.
Se ammazzano qualcuno, è sempre “legittima difesa”.
Se emergono dubbi, la versione ufficiale viene aggiustata strada facendo.
E questa cosa fa paura, perché non è più polizia al servizio dei cittadini, ma una forza che risponde prima di tutto a un’agenda politica.
Sembra davvero una milizia privata del potere di turno, più che un’istituzione democratica: uomini armati che agiscono in nome della “sicurezza”, ma senza quella rete di responsabilità, trasparenza e controllo che dovrebbe essere la base di uno Stato di diritto.
Il problema non è solo Trump, o il colore politico di chi governa oggi.
Il problema è il modello: se accettiamo che un’agenzia federale possa comportarsi così, domani lo potrà fare chiunque, ovunque, contro chiunque.
Una democrazia non si misura da quante bandiere sventolano o da quanto si parla di libertà.
Si misura da come lo Stato usa la forza.
E qui la forza è stata usata male, troppo, e senza rispetto per una vita umana.
E quando una donna muore così, in mezzo alla strada, e la risposta è “abbiamo fatto bene, punto”, allora non è più solo un fatto di cronaca.
È un campanello d’allarme enorme.
Perché oggi è successo a lei.
Domani potrebbe succedere a chiunque si trovi nel posto sbagliato, davanti all’agente sbagliato, nel momento politico sbagliato.
Ed è questo che, onestamente, dovrebbe farci riflettere tutti.
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Conte Jägermeister
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Re: Trump...ICE... dittatura?

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A questo punto, permettetemi una riflessione ancora più amara, perché il nome che torna sempre fuori è uno solo: Donald Trump.
Io non riesco più a vederlo come un “politico controverso”. Lo vedo come il simbolo perfetto di una deriva pericolosa: l’idea che la forza conti più delle regole, che l’ordine conti più della giustizia, che la paura sia uno strumento legittimo per governare.
Trump non ha mai nascosto cosa pensa dello Stato di diritto: per lui è un fastidio.
I giudici sono un intralcio.
La stampa è un nemico.
Le istituzioni sono buone solo finché obbediscono.
E ICE, in questo quadro, diventa lo strumento ideale: uomini armati, poco controllati, protetti politicamente, che incarnano perfettamente il suo modo di vedere il mondo.
“Mano dura”, “tolleranza zero”, “prima la forza poi le domande”.
È una visione autoritaria travestita da patriottismo.
Il problema non è solo quello che dice, ma quello che legittima.
Quando un presidente normalizza l’idea che sparare sia una soluzione, che i diritti siano un optional e che chi muore “se l’è cercata”, sta scavando una fossa sotto la democrazia stessa.
Trump non unisce, divide.
Non rassicura, eccita le paure.
Non governa, arringa.
E la cosa più grave è che trasforma la politica in una tifoseria: o stai con me o sei un nemico.
In questo clima, qualsiasi abuso diventa accettabile, qualsiasi violenza viene giustificata, qualsiasi morte viene archiviata come “danno collaterale”.
Quello che stiamo vedendo oggi in America non è un incidente.
È il risultato diretto di anni di retorica tossica, di muscoli mostrati come se fossero argomenti, di slogan urlati al posto del pensiero.
E quando una donna muore per mano di un’agenzia federale e la risposta politica è il silenzio o la difesa d’ufficio, allora il messaggio è chiarissimo:
il potere viene prima delle persone.
Questo, per me, non è leadership.
È un fallimento morale enorme.
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Boss Hogg
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Re: Trump...ICE... dittatura?

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Conte Jägermeister ha scritto: 18/01/2026, 0:33 Ragazzi, quello che è successo a Minneapolis mi ha lasciato addosso una sensazione bruttissima, di quelle che non ti togli di dosso facilmente.
Una donna, Renee Good, è stata uccisa a colpi di pistola da un agente dell’ICE mentre era in macchina. Non stiamo parlando di una rapina, di una sparatoria tra gang o di un terrorista armato fino ai denti. Stiamo parlando di un’operazione “di polizia” federale, in piena città, in mezzo alla gente, e di una persona che non rappresentava una minaccia evidente tale da giustificare una raffica di proiettili.
E qui secondo me sta il punto vero: non è solo una tragedia individuale, è il segnale di qualcosa che si è rotto.
ICE nasce come agenzia per l’immigrazione. Oggi sembra sempre più una specie di corpo paramilitare che gira per le città con la logica del “prima sparo, poi spiego”. Con poteri enormi, pochissimo controllo reale e una protezione politica che sa tanto di impunità preventiva.
Se sbagliano, si giustificano da soli.
Se ammazzano qualcuno, è sempre “legittima difesa”.
Se emergono dubbi, la versione ufficiale viene aggiustata strada facendo.
E questa cosa fa paura, perché non è più polizia al servizio dei cittadini, ma una forza che risponde prima di tutto a un’agenda politica.
Sembra davvero una milizia privata del potere di turno, più che un’istituzione democratica: uomini armati che agiscono in nome della “sicurezza”, ma senza quella rete di responsabilità, trasparenza e controllo che dovrebbe essere la base di uno Stato di diritto.
Il problema non è solo Trump, o il colore politico di chi governa oggi.
Il problema è il modello: se accettiamo che un’agenzia federale possa comportarsi così, domani lo potrà fare chiunque, ovunque, contro chiunque.
Una democrazia non si misura da quante bandiere sventolano o da quanto si parla di libertà.
Si misura da come lo Stato usa la forza.
E qui la forza è stata usata male, troppo, e senza rispetto per una vita umana.
E quando una donna muore così, in mezzo alla strada, e la risposta è “abbiamo fatto bene, punto”, allora non è più solo un fatto di cronaca.
È un campanello d’allarme enorme.
Perché oggi è successo a lei.
Domani potrebbe succedere a chiunque si trovi nel posto sbagliato, davanti all’agente sbagliato, nel momento politico sbagliato.
Ed è questo che, onestamente, dovrebbe farci riflettere tutti.


Quello che scrivi è purtroppo terribilmente lucido, e proprio per questo fa ancora più paura.
A me non sconvolge solo la morte di questa donna, che di per sé è già una tragedia enorme.
Mi sconvolge il contesto in cui avviene: un’agenzia federale che dovrebbe occuparsi di immigrazione che si muove come un reparto speciale da zona di guerra, in mezzo alla città, con la logica dello “sparo preventivo” e con la certezza quasi matematica di non dover mai rendere davvero conto a nessuno.
Quando la legittima difesa diventa la risposta automatica a qualunque dubbio, allora non è più uno strumento giuridico, è uno scudo politico.
E quando quello scudo funziona sempre, anche davanti a una persona disarmata in auto, vuol dire che il sistema di controllo è già saltato.
La cosa che mi preoccupa di più è proprio questo: la normalizzazione.
Sta passando l’idea che sia accettabile, che sia “necessario”, che sia il prezzo da pagare per la sicurezza.
Ma una democrazia che accetta questo prezzo smette lentamente di essere una democrazia, anche se continua a chiamarsi così.
Non è questione di essere pro o contro un presidente.
È questione di capire che quando lo Stato usa la forza senza misura, senza trasparenza e senza responsabilità reale, allora tutti diventiamo potenzialmente vulnerabili.
Non perché abbiamo fatto qualcosa di sbagliato, ma perché potremmo trovarci nel posto sbagliato, davanti all’agente sbagliato, nel momento politico sbagliato.
E questa è una deriva pericolosissima.
Oggi è Minneapolis, domani potrebbe essere qualunque altra città, qualunque altro nome, qualunque altra faccia.
Se non si ferma questo meccanismo, non si sta difendendo la sicurezza: si sta costruendo un precedente.
E i precedenti, nella storia, sono sempre quelli che poi vengono usati per giustificare il peggio.
Boss Hogg
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Re: Trump...ICE... dittatura?

Messaggio da Boss Hogg »

Conte Jägermeister ha scritto: 18/01/2026, 0:35 A questo punto, permettetemi una riflessione ancora più amara, perché il nome che torna sempre fuori è uno solo: Donald Trump.
Io non riesco più a vederlo come un “politico controverso”. Lo vedo come il simbolo perfetto di una deriva pericolosa: l’idea che la forza conti più delle regole, che l’ordine conti più della giustizia, che la paura sia uno strumento legittimo per governare.
Trump non ha mai nascosto cosa pensa dello Stato di diritto: per lui è un fastidio.
I giudici sono un intralcio.
La stampa è un nemico.
Le istituzioni sono buone solo finché obbediscono.
E ICE, in questo quadro, diventa lo strumento ideale: uomini armati, poco controllati, protetti politicamente, che incarnano perfettamente il suo modo di vedere il mondo.
“Mano dura”, “tolleranza zero”, “prima la forza poi le domande”.
È una visione autoritaria travestita da patriottismo.
Il problema non è solo quello che dice, ma quello che legittima.
Quando un presidente normalizza l’idea che sparare sia una soluzione, che i diritti siano un optional e che chi muore “se l’è cercata”, sta scavando una fossa sotto la democrazia stessa.
Trump non unisce, divide.
Non rassicura, eccita le paure.
Non governa, arringa.
E la cosa più grave è che trasforma la politica in una tifoseria: o stai con me o sei un nemico.
In questo clima, qualsiasi abuso diventa accettabile, qualsiasi violenza viene giustificata, qualsiasi morte viene archiviata come “danno collaterale”.
Quello che stiamo vedendo oggi in America non è un incidente.
È il risultato diretto di anni di retorica tossica, di muscoli mostrati come se fossero argomenti, di slogan urlati al posto del pensiero.
E quando una donna muore per mano di un’agenzia federale e la risposta politica è il silenzio o la difesa d’ufficio, allora il messaggio è chiarissimo:
il potere viene prima delle persone.
Questo, per me, non è leadership.
È un fallimento morale enorme.



Qui lo dico senza giri di parole: Trump per me è un pazzo e un criminale politico.
Un pazzo perché gioca con la paura della gente come fosse un telecomando, alza il volume dell’odio e poi si stupisce se qualcuno spara.
Un criminale perché ha sdoganato l’idea che la legge valga solo per gli altri, che i diritti siano un optional e che la violenza sia una risposta accettabile.
Con lui al comando, ICE è diventata una banda armata con il badge, convinta di poter fare quello che vuole senza mai rendere conto a nessuno.
E quando una donna muore in mezzo alla strada e tutto viene giustificato in due righe, il problema non è l’agente: il problema è il clima che questo pazzo criminale ha creato.
Questa non è leadership.
È una deriva pericolosa......
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Palmambrogio
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Re: Trump...ICE... dittatura?

Messaggio da Palmambrogio »

Perbacco state parlando del pazzo biondo.....
Che tanto mi aveva quasi intenerito quando l'avevano portato via insieme alla scrivania che non voleva abbandonare qualche anno fa...
E invece guardate adesso che cosa sta combinando..
Ma le avvisaglie c'erano state tutte anche con i fatti accaduti durante e dopo la sua dipartita insieme alla famosa scrivania..
Quell'uomo mi preoccupa altamente perché credo abbia dentro di sé una follia dettata dal senso di onnipotenza..
Tra l'altro credo anche che tutta la pantomima del suo attentato sia stata una perfetta messa in scena..
Una messa in scena perfetta per farlo apparire alle masse come un miracolato protetto dal padre eterno e da tutti i santi e gli apostoli..
Ma ricordatevi bene che il presidente John Fitzgerald Kennedy è stato assassinato sulla sua limousine in movimento da quello che si presuppone fosse un tiratore mediocre da una libreria..
Storia altamente dubbia su cui è stato detto e scritto moltissimo.
Ma se vogliamo credere alla storia che ci hanno raccontato per bene, un solo tiratore ha potuto fare questo e quello che ha completamente sbagliato il tiro su Trump, molto probabilmente aveva sparato mirando dalla dalla parte opposta.
Certamente deve essere andata così poi probabilmente il proiettile di rimbalzo ha colpito l'orecchio di Trump.
E quel poco di sangue che è uscito ha fatto gridare Osanna Osanna a tutti quanti!
Quello signori miei è un tale figlio di buona donna con tanto di quel potere economico che avrebbe potuto orchestrare la Disneyland degli attentati e forse lo ha anche fatto.
Ciò che mi perplime è l'America e i suoi abitanti..
Possibile che non comprendono chi hanno come presidente?
Non dico che gli altri fossero dei santi anzi tutt'altro.
Ma qui siamo davanti a qualcosa di veramente fuori dal coro e quello che è successo a quella povera donna uccisa è qualcosa che supera veramente il limite.
Spero che l'opinione pubblica se ne renda conto quanto prima ma per altri anni se lo dovranno ancora tenere lì sul groppone e sopportare tutte le sue farneticazioni, sempre che non combini qualcosa di grave di molto più grave...
Il paradiso può attendere! :saggio: :ciapet2:
Conte Jägermeister
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Re: Trump...ICE... dittatura?

Messaggio da Conte Jägermeister »

Ritengo che il tema Trump vada affrontato con lucidità, al di là delle simpatie personali. Il punto centrale non è il personaggio in sé, ma l’impatto che il suo stile politico ha sulle istituzioni, sul dibattito pubblico e sulla stabilità democratica.
Trump ha dimostrato, nel corso del tempo, una costante tendenza a personalizzare il potere, a delegittimare gli organi di controllo e a presentarsi come unica soluzione possibile contro un sistema che descrive come corrotto o ostile. Questo approccio non è nuovo nella storia, ma resta estremamente delicato quando applicato a una delle principali democrazie mondiali.
Gli eventi recenti, compreso l’attentato, pongono interrogativi legittimi non tanto sull’accaduto in sé, quanto sull’immediata e massiccia strumentalizzazione politica dell’episodio. La costruzione dell’immagine del leader “salvato dalla provvidenza” rientra in una comunicazione ben collaudata, che fa leva sull’emotività collettiva e riduce lo spazio per un’analisi razionale dei fatti.
La storia ci insegna che anche eventi drammatici, reali e tragici, possono essere narrati in modi parziali o funzionali a interessi specifici. Questo non giustifica complottismi, ma rende doveroso mantenere uno spirito critico vigile, soprattutto quando la posta in gioco è così alta.
Ciò che preoccupa maggiormente non è l’esistenza di un leader controverso, ma la normalizzazione di un linguaggio aggressivo, divisivo e spesso privo di responsabilità, che finisce per alimentare tensioni sociali reali. Quando questo clima produce vittime innocenti, diventa evidente che il confine tra retorica e conseguenze concrete è stato superato.
In definitiva, la questione Trump non riguarda solo gli Stati Uniti, ma l’equilibrio globale. Sottovalutare il potenziale destabilizzante di un approccio politico fondato sull’ego, sul conflitto permanente e sulla delegittimazione dell’altro sarebbe un errore che la storia, più volte, ha già dimostrato di non perdonare.
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Re: Trump...ICE... dittatura?

Messaggio da Conte Jägermeister »

L’attentato a Donald Trump, come ogni evento di questa portata, richiede cautela nell’analisi. Non tanto per negarne la gravità, quanto per distinguere i fatti accertati dalla narrazione che ne è seguita.
Alcuni elementi sollevano interrogativi legittimi. Il primo riguarda la dinamica dell’evento: le informazioni iniziali sono state frammentarie, talvolta contraddittorie, e la ricostruzione ufficiale si è consolidata molto rapidamente, lasciando poco spazio a un confronto pubblico approfondito. In casi simili, la storia insegna che la fretta di chiudere una narrazione non sempre coincide con la piena chiarezza dei fatti.
Un secondo punto riguarda l’impatto mediatico immediato. L’episodio è stato trasformato in simbolo politico nel giro di poche ore. L’immagine del leader ferito, sopravvissuto, quasi “prescelto”, è diventata centrale nel racconto pubblico. Questo non implica necessariamente una messa in scena, ma evidenzia una gestione comunicativa estremamente efficace, che ha spostato l’attenzione dall’analisi dell’accaduto al rafforzamento dell’identità politica del protagonista.
È inoltre lecito interrogarsi sulla sicurezza. Considerando il profilo del soggetto, il contesto e il livello di protezione normalmente previsto, rimane aperta la domanda su come sia stato possibile un simile avvicinamento e su quali eventuali falle operative siano state sottovalutate o non ancora chiarite in modo esaustivo.
Infine, va considerato il precedente storico. Eventi traumatici che coinvolgono figure politiche di primo piano sono spesso accompagnati, nel tempo, da revisioni, documenti desecretati e letture alternative. Questo non significa che ogni versione ufficiale sia falsa, ma che lo scetticismo responsabile è parte integrante di una società democratica matura.
In conclusione, l’attentato a Trump non può essere liquidato né come semplice episodio isolato né come verità intoccabile. Merita un’analisi approfondita, libera sia dall’emotività che dall’adesione automatica a una narrazione precostituita. In politica, soprattutto ai massimi livelli, nulla dovrebbe essere sottratto al vaglio critico, perché è proprio lì che si misura la solidità delle istituzioni e dell’opinione pubblica.
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Re: Trump...ICE... dittatura?

Messaggio da Conte Jägermeister »

Colpisce il fatto che su un argomento di questo peso rispondano in pochissimi. E questo silenzio, più che disinteresse, dice molto di più.
Probabilmente molti preferiscono non esporsi. Parlare di certi temi significa prendere posizione, farsi domande scomode, rischiare critiche o polemiche inutili. E oggi, per molti, tacere è più semplice che discutere.
C’è anche un altro aspetto: certi argomenti mettono paura. Perché riguardano il potere, la manipolazione, la possibilità che la versione ufficiale non racconti tutto. Non tutti hanno voglia di affrontare queste riflessioni, soprattutto in pubblico.
Ma evitare il confronto non rende le cose meno reali. Le rende solo più opache. E quando se ne parla poco, restano in piedi solo le narrazioni più comode o più urlate.
Se su temi così importanti cala il silenzio, il problema non è chi fa domande, ma il fatto che sempre meno persone abbiano voglia di farsele.
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Re: Trump...ICE... dittatura?

Messaggio da Sedicesima Grifo »

Per quanto riguarda la lotta ai clandestini ha ogni ragione. Era nel suo programma e bene fa a perseguire l'allontanamento di quanti più possa espellerne. E non deportare, che di traduzioni fantasiose e false possiamo fare a meno.
Chiediamoci perché sono stati fatti entrare. Voto senza documenti? Carne da macello per putride lotte ideologiche?
Metodi rudi? Non più rudi di quelli di qualunque altro Presidente, Repubblicano o democratico che fosse.
Se poi in auto si parte con davanti un poliziotto e questo spara, mi spiace per la sacra madre di tre figli ma se sei sacra madre di tre figli non ti metti in condizione di investire un Agente.
Avrebbe sparato qualunque Agente sotto un qualunque Governo statunitense. Come ci si comporta lì con le Forze dell'Ordine lo sanno tutti a qualunque latitudine mondiale. Fa piacere sia morta una persona? No.
Ci sono azioni eccessive? E con eccessive vado da troppo rudi ad abominevoli se commesse contro bambini. Devono essere punite con una durezza tripla e far passare anni ai lavori forzati chi le commette. Il principio che l'immigrazione clandestina vada combattuta però resta.
Le rivolte sotto Biden erano da reprimere e queste da condannare? Fare pace col cervello, prego.
Manco avesse scritto nel suo programma di ammazzare i bambini con l'aborto post-natale. Ops...ma questo era in agenda della Clinton.

Trump in politica estera sta sugli zebedei pure a me, ma in questo caso tocca agli altri governi porre un freno. Un po' come non hanno fatto, anzi il contrario, con le varie guerre in Europa volute da Clinton prima e cercate in ogni modo da Biden dopo.

P.S. Chi ne ha voglia può leggere cosa qui scrivevo all'inizio di quella in Ucraina. Mi spiace scrivere questo avverbio ma ovviamente, conoscendo un cicino il mondo, avevo indovinato alla lettera obiettivi e risultati. Con sommo sconforto delle lavatrici, delle pale, dei condizionatori e delle dirompenti sanzioni. Nonché di chi si inventava obiettivi per poter dire che non sarebbero stati raggiunti.

Au revoir.
Morale Folgore: meraviglioso!

Ariete circondata, Ariete continua a combattere!
Conte Jägermeister
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Re: Trump...ICE... dittatura?

Messaggio da Conte Jägermeister »

Sedicesima Grifo ha scritto: 24/01/2026, 13:48 Per quanto riguarda la lotta ai clandestini ha ogni ragione. Era nel suo programma e bene fa a perseguire l'allontanamento di quanti più possa espellerne. E non deportare, che di traduzioni fantasiose e false possiamo fare a meno.
Chiediamoci perché sono stati fatti entrare. Voto senza documenti? Carne da macello per putride lotte ideologiche?
Metodi rudi? Non più rudi di quelli di qualunque altro Presidente, Repubblicano o democratico che fosse.
Se poi in auto si parte con davanti un poliziotto e questo spara, mi spiace per la sacra madre di tre figli ma se sei sacra madre di tre figli non ti metti in condizione di investire un Agente.
Avrebbe sparato qualunque Agente sotto un qualunque Governo statunitense. Come ci si comporta lì con le Forze dell'Ordine lo sanno tutti a qualunque latitudine mondiale. Fa piacere sia morta una persona? No.
Ci sono azioni eccessive? E con eccessive vado da troppo rudi ad abominevoli se commesse contro bambini. Devono essere punite con una durezza tripla e far passare anni ai lavori forzati chi le commette. Il principio che l'immigrazione clandestina vada combattuta però resta.
Le rivolte sotto Biden erano da reprimere e queste da condannare? Fare pace col cervello, prego.
Manco avesse scritto nel suo programma di ammazzare i bambini con l'aborto post-natale. Ops...ma questo era in agenda della Clinton.

Trump in politica estera sta sugli zebedei pure a me, ma in questo caso tocca agli altri governi porre un freno. Un po' come non hanno fatto, anzi il contrario, con le varie guerre in Europa volute da Clinton prima e cercate in ogni modo da Biden dopo.

P.S. Chi ne ha voglia può leggere cosa qui scrivevo all'inizio di quella in Ucraina. Mi spiace scrivere questo avverbio ma ovviamente, conoscendo un cicino il mondo, avevo indovinato alla lettera obiettivi e risultati. Con sommo sconforto delle lavatrici, delle pale, dei condizionatori e delle dirompenti sanzioni. Nonché di chi si inventava obiettivi per poter dire che non sarebbero stati raggiunti.

Au revoir.



Che la lotta all’immigrazione clandestina fosse nel programma di Trump è un fatto. Ma un programma elettorale non è un salvacondotto morale. Altrimenti qualsiasi misura, una volta votata, diventerebbe automaticamente intoccabile. La storia è piena di esempi che smentiscono questa logica.
La distinzione tra espulsione e deportazione è corretta sul piano lessicale, molto meno su quello sostanziale. Quando parliamo di operazioni massive, rapide e con margini ridotti di tutela, il confine diventa più semantico che reale. Non è fantasia, è prassi.
“Chiediamoci perché sono stati fatti entrare” è sacrosanto. Ma non basta. Le responsabilità di chi ha aperto non annullano quelle di chi interviene dopo. Se così fosse, ogni abuso sarebbe giustificabile per reazione a un errore precedente.
Dire che i metodi non siano più rudi di quelli di altri presidenti è una mezza verità. La differenza non è solo nell’uso della forza, ma nel clima che viene costruito attorno a quell’uso. Trump non si limita ad applicare misure: le rivendica, le spettacolarizza, le trasforma in identità politica. Ed è lì che il rischio aumenta.

Sul caso della donna uccisa: che un agente possa sparare in determinate condizioni è fuori discussione. Ma liquidare tutto con “avrebbe sparato chiunque” è comodo. La legittimità giuridica non esaurisce la questione politica e morale, soprattutto quando certi episodi diventano sempre meno eccezioni.
Riconosci che esistono azioni abominevoli, soprattutto contro i bambini, e che vadano punite duramente. Bene. Ma allora ammetti anche che il sistema, così com’è, produce derive gravi. Difendere il principio non può significare chiudere gli occhi sulle conseguenze.
Il richiamo a Biden, Clinton e alle loro responsabilità è legittimo, ma non risolutivo. Il fatto che altri abbiano sbagliato non rende automaticamente giusto ciò che fa Trump. Questo è tifo, non analisi. E il tifo non aiuta a capire.

In sintesi:
si può essere contro l’immigrazione clandestina senza giustificare tutto;
si può criticare i democratici senza assolvere Trump;
si può difendere l’ordine senza normalizzare l’eccesso.
Se saltiamo queste distinzioni, il problema non è più la politica degli altri, ma il metro con cui scegliamo di giudicarla.
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