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Re: Pianeta Custom..

Inviato: 05/05/2026, 9:31
da Conte Jägermeister
Balengo ha scritto: ieri, 15:27
Sedicesima Grifo ha scritto: ieri, 14:11
Carbonkio ha scritto: ieri, 11:11 Per quanto mi riguarda vengono prima le persone poi le moto che guidano.
E' normale che approcciare chi ha il tuo stesso mezzo sia più facile, ma è altrettanto facile capire che con tanta gente, non vorresti condividere la stessa passione e neanche lo stesso pianeta!!! :furbo:
Quoto e straquoto.

Prima si è amici e, se poi si condivide un interesse, è bellissimo trovarsi e organizzarsi.
Non basta certo avere una moto per essere belle persone né, tantomeno, avere una Harley.
Chiaramente due chiacchiere tra motociclisti scappano sempre ma non bastano a renderci "fratelli". E neppure cugini.

Sono assolutamente d'accordo.
Chi pensa che avere un Harley renda istantaneamente amico di tutta la "tribù" di harleysti si sbaglia di grosso.
Questa è una modalità di pensiero che ho trovato spesso.
Ora ho un Harley e perciò ora sono "integrato e accettato".
È la cosa più sbagliata che ci possa essere.
Primo perché non si può essere amici di perfetti sconosciuti se non c'è lunga frequentazione che sfocia in amicizia.
Secondo, molti scambiano una certa gestualità "quelle pacche sulle spalle" o "strette di mano alla biker", per dimostrazione di "affetto" o "rispetto"...
Laddove in alcuni casi, queste dimostrazioni, sono falsa cortesia e nulla più...



L’idea che possedere una Harley ti integri automaticamente nella “tribù” e ti renda istantaneamente accettato (o addirittura “fratello”) è una delle illusioni più diffuse e dannose nel mondo harleysta. Si tratta di una mentalità superficiale che scambia un possesso materiale per un legame autentico.
La realtà è più semplice e più dura: l’amicizia e la fiducia si costruiscono nel tempo, attraverso frequentazione, valori condivisi e rispetto reciproco. Non nasce da una giacca, da una pacca sulla spalla o da una stretta di mano “da biker”. Spesso quelle gestualità sono solo forma, cortesia di facciata o, peggio, rituali tribali che servono più a marcare il territorio che a creare connessioni vere.
Questo approccio ha finito per creare un ambiente in cui l’apparenza conta più della sostanza, generando aspettative irrealistiche (come nel caso della persona che ha venduto la moto) e tante delusioni.
La passione per la Harley può essere profonda e sincera, ma quando diventa il biglietto d’ingresso per un presunto club esclusivo, perde gran parte del suo valore e diventa più un ostacolo che un ponte.

Re: Pianeta Custom..

Inviato: 05/05/2026, 9:35
da Conte Jägermeister
Il mondo Harley Davidson ha costruito negli anni un’immagine patinata che, col tempo, è diventata quasi caricaturale. Concessionarie trasformate in boutique lifestyle, dove compri più merchandising che moto. Rider che posano plasticamente sulla sella come su un set fotografico, giacche perfettamente coordinate, baffi e barba curati e look “outlaw” acquistato in pacchetto completo. Un’estetica da copertina di rivista di moda più che da strada vera. E intorno a questo un piccolo esercito di personaggi stucchevoli: quelli che ti squadrano dalla testa ai piedi per verificare se sei “abbastanza Harley”, quelli che scambiano una pacca sulla spalla per cameratismo profondo e chi tratta la proprietà della moto come un titolo nobiliare.
Questa deriva ha trasformato una parte consistente del mondo harleysta in una tribù snob e autoreferenziale. Un club esclusivo dove l’appartenenza si misura più dall’ortodossia estetica e dal portafoglio che dalla passione autentica per la guida o dalla capacità di sporcarsi le mani. Il risultato è tristemente prevedibile: tante delusioni, gente che si allontana amareggiata (come il ragazzo della giacca non originale) e un’immagine esterna che spesso appare ridicola più che ribelle.
Eppure c’è stato un tempo in cui tutto questo era diverso. Prima che diventasse un brand così pesante, Harley rappresentava davvero qualcosa di grezzo e genuino: la strada, la libertà di andare dove ti pare, la compagnia di gente che si riconosceva nelle difficoltà condivise, nelle riparazioni fatte in due sotto un ponte, nei raduni veri dove si dormiva in tenda e si parlava fino all’alba. C’era un romanticismo ruvido, una comunità imperfetta ma autentica, fatta di personaggi veri e non di influencer da raduno.
Oggi quel nucleo originario esiste ancora, ma è sommerso da uno strato spesso di posa, marketing e formalismo. La moto è diventata spesso un accessorio di status, un’estensione dell’ego più che uno strumento di libertà. E l’Italia, come al solito, ha preso questo modello e lo ha spinto oltre, rendendolo ancora più estremo e caricaturale.
Il paradosso è feroce: una marca che si vende come simbolo di ribellione e individualismo ha finito per creare uno dei club più conformisti e giudicanti del panorama motociclistico.

Re: Pianeta Custom..

Inviato: 05/05/2026, 12:05
da Balengo
Conte Jägermeister ha scritto: oggi, 9:31
Balengo ha scritto: ieri, 15:27
Sedicesima Grifo ha scritto: ieri, 14:11

Quoto e straquoto.

Prima si è amici e, se poi si condivide un interesse, è bellissimo trovarsi e organizzarsi.
Non basta certo avere una moto per essere belle persone né, tantomeno, avere una Harley.
Chiaramente due chiacchiere tra motociclisti scappano sempre ma non bastano a renderci "fratelli". E neppure cugini.

Sono assolutamente d'accordo.
Chi pensa che avere un Harley renda istantaneamente amico di tutta la "tribù" di harleysti si sbaglia di grosso.
Questa è una modalità di pensiero che ho trovato spesso.
Ora ho un Harley e perciò ora sono "integrato e accettato".
È la cosa più sbagliata che ci possa essere.
Primo perché non si può essere amici di perfetti sconosciuti se non c'è lunga frequentazione che sfocia in amicizia.
Secondo, molti scambiano una certa gestualità "quelle pacche sulle spalle" o "strette di mano alla biker", per dimostrazione di "affetto" o "rispetto"...
Laddove in alcuni casi, queste dimostrazioni, sono falsa cortesia e nulla più...



L’idea che possedere una Harley ti integri automaticamente nella “tribù” e ti renda istantaneamente accettato (o addirittura “fratello”) è una delle illusioni più diffuse e dannose nel mondo harleysta. Si tratta di una mentalità superficiale che scambia un possesso materiale per un legame autentico.
La realtà è più semplice e più dura: l’amicizia e la fiducia si costruiscono nel tempo, attraverso frequentazione, valori condivisi e rispetto reciproco. Non nasce da una giacca, da una pacca sulla spalla o da una stretta di mano “da biker”. Spesso quelle gestualità sono solo forma, cortesia di facciata o, peggio, rituali tribali che servono più a marcare il territorio che a creare connessioni vere.
Questo approccio ha finito per creare un ambiente in cui l’apparenza conta più della sostanza, generando aspettative irrealistiche (come nel caso della persona che ha venduto la moto) e tante delusioni.
La passione per la Harley può essere profonda e sincera, ma quando diventa il biglietto d’ingresso per un presunto club esclusivo, perde gran parte del suo valore e diventa più un ostacolo che un ponte.



Tutto vero straquoto.
Ho testato personalmente l'esperienza della frequentazione di alcuni ambienti legati alle concessionarie e soprattutto agli HOG..
Non potevo trovare di peggio..
Sono veramente un "club esclusivo" ma di quelli della peggior specie.
La puzza sotto il naso che hanno quando ti guardano per la prima volta per me è stata emblematica..
Come si fa a parlare di amicizia in ambienti del genere?
Probabilmente l'unica amicizia che esiste lì dentro scorre sul binario dei soldi e la "piramide" parte da chi ne ha di più a scendere..
C'è una sensazione di finta coesione o appartenenza, dimostrata dal fatto che nessuno ti chiede il tuo numero di telefono per esempio.
Ti dicono di frequentare di andare lì qualche volta a fare qualche uscita, così loro hanno modo di vedere e conoscerti e tu conoscere loro per vedere se si va d'accordo e cose di questo genere.
Peccato che associarti a loro non è gratuito ma comporta un costo annuo.
E se io pago mi dispiace ma questa storia del "vediamo come sei e tu vedi come siamo noi" non esiste proprio.
Proprio perché pago, nessuno mi può dire che devo aspettare il "loro consenso"...
Preferisco di gran lunga un gruppo di persone che si ritrovano e fanno qualche uscita tranquilla.
Niente di speciale.
Avere tutti un Harley non è fondamentale però può esserlo per determinate uscite.
Mi è capitato qualche volta di fare un giro con delle persone che conosco che hanno moto varie, stradali enduro eccetera.
Se non si è più che coesi e ci si conosce da un po', è normale che poi, quello con la stradale voglia andare un po' di più idem quello con l'enduro.
Li capisco perfettamente.
Però così alla fine, si perde il gusto dell'uscita tutti insieme.
Ecco perché sarebbe meglio che tutti avessero un Harley.
Preferisco andare in giro tranquillo e rilassato con gente che condivide il mio stesso modo di guidare, che andare in giro a fare le corse a rincorrere gli altri..
Ma di questi tempi comunque è già difficile fare amicizia.
La gente è diventata molto diffidente e io lo noto in tante cose della quotidianità.
Per cui se una volta frequentare certi ambienti era già difficile figuriamoci adesso....
Adesso ti chiedono la patente di harleysta doc!