Un pensiero a Modena.....
Re: Un pensiero a Modena.....
Gli esseri umani non sarebbero così "incompatibili" se tra loro non ci fossero le religioni a dividerli...
- Palmambrogio
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Re: Un pensiero a Modena.....
"Santissime" parole!
Il cosiddetto "oppio dei popoli".....
Si son fatte guerre, atroci massacri in nome della propria religione...
E ancora non abbiamo capito nulla..
Il paradiso può attendere!

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Balengo
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Re: Un pensiero a Modena.....
Comunque queste cose è impossibile prevenirle..
Questo mandava un sacco di mail che voleva lavorare, era fissato con un posto di lavoro adeguato ai suoi studi.
Che è quello che tutti cercano alla fine.
Ma la sua era una specie di ossessione..
Che uno si incazzi perché non trova ci sta, ma da lì a fare una strage...
Esclusa la matrice terroristica, rimane solo quella del "fuori di testa".
Per la questione immigrazione, l'Italia dovrebbe fare come il Canada o forse l'Australia.
Ma prima ci vorrebbe un governo con le palle.
Questo mandava un sacco di mail che voleva lavorare, era fissato con un posto di lavoro adeguato ai suoi studi.
Che è quello che tutti cercano alla fine.
Ma la sua era una specie di ossessione..
Che uno si incazzi perché non trova ci sta, ma da lì a fare una strage...
Esclusa la matrice terroristica, rimane solo quella del "fuori di testa".
Per la questione immigrazione, l'Italia dovrebbe fare come il Canada o forse l'Australia.
Ma prima ci vorrebbe un governo con le palle.
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Sedicesima Grifo
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Re: Un pensiero a Modena.....
Non ho mai visto qualcuno che abbia commesso una strage o abbia tentato di farla che fosse sano di mente.
Nessuna giustificazione o retropensiero possono essere presi in considerazione, altrimenti nessuno sarà più colpevole di nulla in un Paese dove già ora si radunano per condannare chi condanna e non chi tenta la strage.
Se io avessi scritto "islamici maledetti" o cose simili e avessi fatto quello che ha fatto quell'invasato nessuno dei cretini di Modena si sarebbe riunito per condannare chi mi avesse dato, giustamente, del criminale invasato.
Nessuna giustificazione o retropensiero possono essere presi in considerazione, altrimenti nessuno sarà più colpevole di nulla in un Paese dove già ora si radunano per condannare chi condanna e non chi tenta la strage.
Se io avessi scritto "islamici maledetti" o cose simili e avessi fatto quello che ha fatto quell'invasato nessuno dei cretini di Modena si sarebbe riunito per condannare chi mi avesse dato, giustamente, del criminale invasato.
Morale Folgore: meraviglioso!
Ariete circondata, Ariete continua a combattere!
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Sedicesima Grifo
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Re: Un pensiero a Modena.....
A onor del vero va ricordato che ciò di cui viene accusato il Cristianesimo in Sudamerica avvenne oltre 500 anni fa. E le Crociate, che tanti citano, iniziano circa tre secoli dopo Poitiers, che è in Francia. E Jerez de la Frontera è in Spagna. Così come Vienna è in Austria. Non è, poi, che l'ateismo di Stato abbia portato pace e prosperità ma guerra e povertà.Palmambrogio ha scritto: ↑23/05/2026, 9:34
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Conte Jägermeister
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Re: Un pensiero a Modena.....
Leggendo tutti gli interventi, credo emerga soprattutto una cosa: il bisogno di capire qualcosa che, probabilmente, una spiegazione davvero soddisfacente non ce l’ha.
Quando accadono fatti come quello di Modena, la rabbia è inevitabile. È umano cercare una causa semplice, un colpevole assoluto, un’etichetta che renda comprensibile ciò che comprensibile non è. Il “pazzo”, la religione, l’immigrazione, la politica, la società. Ma la verità, quasi sempre, è più scomoda: queste tragedie nascono spesso da un intreccio di fattori e ridurle ad una sola causa rischia solo di impedirci di capire.
Una persona sana di mente difficilmente prende un’auto e si scaglia deliberatamente contro innocenti. Questo però non significa cancellare la responsabilità individuale: comprendere un gesto non equivale a giustificarlo. Se uno massacra delle vite, resta colpevole. Sempre. E le vittime vengono prima di ogni dibattito sociologico o ideologico.
Allo stesso tempo, starei attento alle generalizzazioni. Attribuire un gesto criminale a un’intera religione, a un popolo o a una categoria di persone è un errore che la storia ci ha già fatto pagare troppe volte. Le religioni hanno certamente diviso, acceso guerre e giustificato atrocità (sarebbe ipocrita negarlo) ma è anche vero che spesso gli uomini hanno usato le religioni come bandiera per conflitti che avevano radici di potere, territorio e controllo. E quando le ideologie hanno provato a sostituirle, il novecento ci ha insegnato che nemmeno quello ha reso l’uomo automaticamente migliore.
Forse il punto più amaro è un altro: continuiamo a sorprenderci della violenza umana come se fosse un’anomalia, quando la storia ci racconta che purtroppo non lo è. La differenza la fa una società capace di prevenire quando possibile, punire quando necessario e, soprattutto, non smettere di ragionare anche quando la rabbia avrebbe il sopravvento.
Quando accadono fatti come quello di Modena, la rabbia è inevitabile. È umano cercare una causa semplice, un colpevole assoluto, un’etichetta che renda comprensibile ciò che comprensibile non è. Il “pazzo”, la religione, l’immigrazione, la politica, la società. Ma la verità, quasi sempre, è più scomoda: queste tragedie nascono spesso da un intreccio di fattori e ridurle ad una sola causa rischia solo di impedirci di capire.
Una persona sana di mente difficilmente prende un’auto e si scaglia deliberatamente contro innocenti. Questo però non significa cancellare la responsabilità individuale: comprendere un gesto non equivale a giustificarlo. Se uno massacra delle vite, resta colpevole. Sempre. E le vittime vengono prima di ogni dibattito sociologico o ideologico.
Allo stesso tempo, starei attento alle generalizzazioni. Attribuire un gesto criminale a un’intera religione, a un popolo o a una categoria di persone è un errore che la storia ci ha già fatto pagare troppe volte. Le religioni hanno certamente diviso, acceso guerre e giustificato atrocità (sarebbe ipocrita negarlo) ma è anche vero che spesso gli uomini hanno usato le religioni come bandiera per conflitti che avevano radici di potere, territorio e controllo. E quando le ideologie hanno provato a sostituirle, il novecento ci ha insegnato che nemmeno quello ha reso l’uomo automaticamente migliore.
Forse il punto più amaro è un altro: continuiamo a sorprenderci della violenza umana come se fosse un’anomalia, quando la storia ci racconta che purtroppo non lo è. La differenza la fa una società capace di prevenire quando possibile, punire quando necessario e, soprattutto, non smettere di ragionare anche quando la rabbia avrebbe il sopravvento.
