Pianeta Custom..

Discussioni generali intorno alle moto e i biker, discorsi da bar...
Boss Hogg
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Boss Hogg »

Balengo ha scritto: 01/05/2026, 9:28 Siamo stati tutti da un certo punto di vista, "condizionati", dallo stile americano e da ciò che da questo stile è nato nel corso dei decenni.
Non è soltanto il mondo delle Harley ma anche tutto quello che è arrivato attraverso la televisione e il cinema.
Non mi sembra che ci sia qualcosa di sovietico che si possa anche lontanamente paragonare oppure di svedese, Danese o austriaco...
L'America ha sempre dominato sotto questi aspetti praticamente tutto quello che voleva dominare, creando personaggi iconici, film iconici auto pure eccetera eccetera.
Se oggi le Harley sono quello che sono, abbiamo capito tutti perfettamente che non è dipeso da Harley stessa, ma da un italiano che ha saputo fare quello che un colosso come Harley non è mai stata capace di fare in tutta la sua esistenza..
Mi piace pensare però che c'è stato un tempo in cui Harley era soltanto una motocicletta. Una motocicletta americana tra le tante moto americane di allora.
E che forse per un po' di fortuna visto che le altre hanno chiuso praticamente tutte, è arrivata ai giorni nostri.
Per quanto riguarda lo stile poi ci sarebbe da aprire un capitolo a parte specialmente per quello che riguarda il nostro paese.
Secondo me noi abbiamo esasperato qualcosa che di base già c'era rendendolo per certi versi quasi un esigenza sociale per alcuni.
Qualcosa che se non ce l'hai se ti piace, non sarai mai quello che speri di essere.
E allora ti tocca "deviare" sulle giapponesi.
Ho conosciuto gente che mi ha raccontato che non si è mai sentita un biker fino a quando non si è seduto in sella ad una Harley..
Io non credo a queste cose o perlomeno non penso che siano così importanti.
Anche la definizione stessa di biker che si applicano addosso, mi sta leggermente antipatica..
Questa distinzione tra harleysti e resto del mondo non mi è mai piaciuta..
Come del resto, esiste anche per altri marchi che non sto a citare per inutilità.




Secondo me hai centrato un punto grosso: Harley, almeno per come la viviamo noi oggi, non è mai stata “solo” una moto. O meglio, all’inizio probabilmente lo era: un ferro americano tra tanti altri ferri americani, in un’epoca in cui c’erano Indian, Excelsior Henderson e compagnia bella. Poi la storia ha fatto selezione, alcune sono sparite, Harley è rimasta in piedi, e col tempo si è caricata addosso un peso simbolico enorme.
Però quel simbolo non l’ha costruito soltanto Milwaukee. L’ha costruito l’America intera, con il cinema, la musica, la pubblicità, le highway, i giubbotti di pelle, i club, i reduci, la ribellione raccontata sul grande schermo. Da Il Selvaggio a Easy Rider, fino a mille altri riferimenti più o meno espliciti, la moto americana è diventata un linguaggio. Non era più solo meccanica: era immaginario.
E in Italia, su questo, secondo me abbiamo fatto un ulteriore passaggio. Abbiamo preso una cultura già molto scenografica di suo e l’abbiamo a volte trasformata in una specie di “patente sociale”. Come se per essere davvero dentro quel mondo dovessi per forza avere quel marchio sul serbatoio, quel giubbotto, quel rumore, quel modo di presentarti. E lì, secondo me, si è perso qualcosa.
Perché se uno ha bisogno di sedersi su un Harley per sentirsi finalmente biker, buon per lui, ci mancherebbe. Ognuno vive la moto come vuole. Però per me il discorso è più semplice: biker, motociclista, appassionato, chiamalo come vuoi, lo sei per come vivi la strada, la moto, la compagnia, il rispetto, la passione. Non perché hai comprato l’oggetto giusto.
Anche questa separazione tra “harleysti” e “tutti gli altri” non mi ha mai convinto. Capisco il senso di appartenenza, capisco l’orgoglio del marchio, capisco anche il fascino di certi motori e di una certa estetica. Però quando diventa superiorità percepita, secondo me si scivola nel folklore. E non parlo solo di Harley: succede anche con altri marchi, altre nicchie, altre tribù motociclistiche.
Poi è vero: in Italia un ruolo enorme lo ha avuto Carlo Talamo, perché ha saputo raccontare Harley in un modo che Harley stessa, almeno qui da noi, non aveva mai saputo fare. Ha capito che non bastava vendere moto: bisognava vendere un mondo, un gusto, un’identità. E lì è stato bravissimo. Ma proprio per questo bisogna distinguere la passione vera dalla scenografia.
Harley resta una moto con una storia pazzesca, un’estetica fortissima e un’identità unica. Però non dovrebbe diventare un lasciapassare per sentirsi più “veri” degli altri. Perché alla fine, tolti i loghi, le patch, i film e le pose da parcheggio, rimane sempre la stessa cosa: uno che mette il casco, gira la chiave, sente il motore partire e ha voglia di strada.

E quella roba lì non è americana, giapponese, italiana o tedesca. È semplicemente moto.
Boss Hogg
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Re: Pianeta Custom..

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Bob107 ha scritto: 02/05/2026, 1:18

Che siamo stati condizionati dagli americani attraverso il cinema e la tv è vero. Però mi sento di dire che le Harley non sono soltanto una moda. Soprattutto per chi l'ha conosciuta e non l'ha più lasciata. Una persona giorni fa mi raccontava che ha abbandonato il mondo Harley dopo qualche anno perché non si è sentito "accettato" dalla comunità di harleysti che, a detta sua, girando lui con una giacca di pelle non originale del marchio, si sentiva guardato "male", e mi diceva che essendo cresciuto con film come "Easy Rider" e serie TV "Sons of Anarchy", le sue aspettative erano ben diverse da quelle riscontrate poi nella realtà, a tal punto che vendette la moto.
Da appassionato HD, non potevo non dirgli la mia su come vivo io la mia esperienza e su come la pensavo, non tanto per convincerlo a cambiare idea ma per fargli capire che l'essere harleysta è una cosa che parte da dentro e non da fuori.
Ci sono persone che, evidentemente, hanno bisogno di farsi accettare, di aggregarsi ad un gruppo e riconoscersi in qualcosa cercando di piacere agli altri.
Non giudico chi lo fa, però questo non ha niente a che vedere con la passione e l'amore (soprattutto quand'è viscerale) per una qualsiasi cosa in grado di prenderti e diventa parte di noi stessi. Per alcuni, comprare una HD è più una curiosità, o peggio ancora, un vuoto interiore che non si sa come riempire, ma per tanti rappresenta qualcosa di speciale, di unico e addirittura irrinunciabile.
Io non ho mai visto un solo film di motociclisti in vita mia, ne serie tv che mi abbiano condizionato.
Non ho mai avuto amici, parenti o conoscenti che abbiano avuto una HD, eppure, sapevo per certo che se dovevo avere una motocicletta, sarebbe stata sicuramente una Harley.
Che qualcuno ti abbia detto di sentirsi biker solo dopo aver guidato una HD, ci credo, e so anche perché lo dice.
Che ti piaccia o no, la differenza tra biker e harleysta c'è.. e come se c'è!
Quando un giorno le motociclette saranno tutte identiche e cambierà solo il logo allora ti dirò che i bikers sono tutti uguali, ma finché esiste questa realtà, gli harleysti saranno sempre una categoria a parte.





Secondo me in quello che dici ci sono due piani diversi, ed è proprio lì che nasce spesso l’equivoco.
Sul primo sono d’accordo: Harley non è “solo una moda”. Sarebbe troppo facile liquidarla così. Ci sono marchi, moto, motori e sensazioni che quando ti entrano sotto pelle non li vivi più come un semplice mezzo di trasporto. Un Harley, per chi la sente davvero, non è soltanto una moto comprata perché fa scena al bar. È un certo modo di stare in sella, un certo ritmo, un certo rumore, un certo rapporto con la strada. Magari non sarà il modo migliore in assoluto di intendere la moto, ma è un modo molto preciso, molto riconoscibile, e per tanti è davvero qualcosa di irrinunciabile.
Però proprio perché la passione è una cosa seria, secondo me bisogna stare attenti a non confonderla con l’appartenenza “di facciata”.
Il caso del tizio che si è sentito fuori posto perché non aveva la giacca originale Harley, purtroppo, non mi stupisce. Non perché il mondo Harley sia tutto così, anzi, ma perché in qualunque ambiente molto identitario trovi sempre qualcuno che scambia la passione per uniforme. E lì secondo me si rovina tutto. Se uno arriva con una giacca qualsiasi, una giapponese custom, una Sportster vissuta, una Electra lucida da salotto o un chopper fatto in garage, la prima cosa che dovremmo guardare non è l’etichetta cucita addosso, ma che rapporto ha con la moto.
Capisco anche il discorso sulle aspettative create da Easy Rider ,Sons of Anarchy e compagnia. Il cinema ti vende un mito, la realtà spesso ti presenta un parcheggio, un gruppo WhatsApp, due aperitivi, qualche fenomeno e qualche persona splendida. Se uno entra nel mondo Harley pensando di trovare automaticamente fratellanza, libertà, ribellione e autenticità, rischia di restare deluso. Ma lì il problema non è Harley: è l’aver scambiato un immaginario per la vita vera.
Sono d'accordo quando dici che essere harleysta parte da dentro e non da fuori. Se uno ha bisogno dell’approvazione del gruppo, del gilet giusto, della patch giusta, dello scarico giusto e del marchio su ogni centimetro di abbigliamento per sentirsi qualcuno, allora forse non sta cercando una moto: sta cercando un’identità pronta da indossare. E questo può succedere con Harley, con Ducati, con BMW, con le supersportive, con l’enduro, con qualsiasi tribù motociclistica.
Dove invece sono un po’ più cauto è sulla distinzione netta tra biker e harleysta.
Che l’harleysta sia una categoria riconoscibile, sì, ci sta. Harley ha una storia, un’estetica, una meccanica, un suono e un mondo attorno che non sono sovrapponibili a tutto il resto. Sarebbe ipocrita dire che un Harley e una qualsiasi altra moto siano la stessa cosa con un logo diverso. Non lo sono. Cambia il modo di guidare, cambia il rapporto con il mezzo, cambia anche il tipo di immaginario che ti porti dietro.
Però non trasformerei questa differenza in una gerarchia.
L’harleysta può essere una categoria a parte per cultura, gusto e tradizione. Ma non per “valore motociclistico”. Perché ho conosciuto gente su Harley che della moto aveva capito tutto, e gente su Harley che aveva capito solo il catalogo accessori. Così come ho conosciuto motociclisti su giapponesi, inglesi, italiane o ferri assemblati in garage con più spirito biker di tanti personaggi vestiti da copertina.
Quindi sì, la differenza c’è. Ma secondo me non sta nel marchio in sé. Sta in come vivi quel marchio.
Uno può essere harleysta fino al midollo senza doverlo dimostrare a nessuno. E uno può avere un Harley in garage senza essere minimamente dentro a quello spirito. La moto può essere speciale, il marchio può essere speciale, la storia può essere speciale. Ma alla fine la differenza vera la fa sempre chi ci sale sopra.
Per me il punto è questo: Harley non è una moda, ma può diventarlo nelle mani sbagliate. Non è solo immagine, ma può essere ridotta a immagine. Non è solo appartenenza, ma può diventare recinto.

E quando diventa recinto, secondo me tradisce proprio quella libertà che dice di rappresentare.
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Massimo »

Boss Hogg ha scritto: ieri, 10:14
Per me il punto è questo: Harley non è una moda, ma può diventarlo nelle mani sbagliate. Non è solo immagine, ma può essere ridotta a immagine. Non è solo appartenenza, ma può diventare recinto.

E quando diventa recinto, secondo me tradisce proprio quella libertà che dice di rappresentare.

Molto bella :clap:
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