16 Marzo 1978.....

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Balengo
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Re: 16 Marzo 1978.....

Messaggio da Balengo »

Conte Jägermeister ha scritto: 30/03/2026, 19:43 Carlo Alberto Dalla Chiesa è uno di quei personaggi che, più li studi, più ti lasciano con la sensazione che la storia ufficiale sia troppo “pulita” per essere completa.
Hai ragione sui fatti principali:
Dal 1974 al 1975 (non fino al 1976) aveva diretto con risultati eccezionali il Nucleo Speciale Antiterrorismo dei Carabinieri, quello che aveva catturato Curcio, Franceschini e altri pezzi grossi delle BR.
Il nucleo venne sciolto nel luglio 1975 per decisione del Comando Generale dell’Arma (lui lo considerò un errore gravissimo e non lo nascose).
Durante i 55 giorni del sequestro Moro (16 marzo – 9 maggio 1978) fu di fatto messo in panchina. Era già Generale di Divisione (promosso a fine 1977), partecipò a qualche riunione del comitato di crisi al Viminale, ma non ebbe alcun ruolo operativo di comando. Le ricerche furono gestite da UCIGOS, Digos e servizi. I suoi ex uomini furono richiamati a Roma ma, come hanno testimoniato alcuni di loro, passavano gran parte del tempo in attesa o in compiti marginali. È un fatto documentato e abbastanza anomalo per un uomo con la sua esperienza.
Solo dopo la morte di Moro, il 9 agosto 1978, il ministro Rognoni gli diede l’incarico di Coordinatore delle Forze di Polizia e degli Agenti Informativi per la lotta al terrorismo, con poteri speciali. Da quel momento (e solo da quel momento) ricostruì i nuclei operativi e ottenne risultati importanti, tra cui il ritrovamento del covo di via Monte Nevoso il 1° ottobre 1978, dove fu trovato il primo blocco del memoriale di Moro.

E qui arriviamo al punto che citi tu: quel memoriale (parzialmente ritrovato nel 1978 e completato solo nel 1990) passò di mano in mano, finì anche nelle mani di Andreotti tramite Evangelisti, e alcune parti rimasero “segregate” per anni. Dalla Chiesa lo lesse, lo studiò, e secondo varie testimonianze (tra cui quelle di Imposimato e di alcuni suoi collaboratori) capì subito che conteneva cose esplosive su Gladio, sui servizi, sui rapporti tra Stato e BR.
Poi arriviamo al 1982: nominato Prefetto di Palermo, con moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. Ufficialmente ucciso dalla mafia (mandanti di Cosa Nostra, esecutori di Totò Riina) perché stava colpendo duramente i corleonesi e stava per scoprire i loro affari con la droga e gli appalti.
Ma il dubbio che poni tu è legittimo e condiviso da molti studiosi seri:
Perché fu lasciato così isolato a Palermo, con una scorta palesemente inadeguata (una sola auto, pochi uomini)?
Perché proprio mentre stava lavorando su dossier delicatissimi che incrociavano mafia, terrorismo e segreti di Stato?
E perché la sua agenda e alcuni documenti sparirono dopo l’agguato?
Non è dietrologia pura chiedersi se la sua morte sia stata solo mafia o se ci fosse anche chi, dentro lo Stato, aveva interesse a farlo tacere per sempre sui segreti Moro (Gladio, P2, eventuali collusioni o omissioni durante i 55 giorni).
Personalmente penso che le due cose non si escludano: la mafia lo voleva morto per Palermo, ma qualcuno più in alto potrebbe aver “lasciato fare” o addirittura facilitato, sapendo che Dalla Chiesa sapeva troppo su troppi fronti.
È uno di quei casi in cui la versione ufficiale (solo mafia) è vera ma forse incompleta.


Comunque sia lui che la moglie sono stati assassinati nella maniera peggiore che si possa immaginare..
Ho letto che sono stati crivellati di colpi anzi... massacrati dagli AK47...
I volti completamente sfigurati dalle pallottole di un fucile da guerra..
Lì non c'era solo la volontà di ucciderli ma secondo me anche quella di sfregiarli..
Sarebbe bastato un singolo colpo alla testa per eliminarli in maniera "pietosa".......
Insistere con le raffiche anche dopo che erano già evidentemente morti, è fare scempio dei loro corpi..
Devastarli...
Questa è la mafia ma dietro tutto questo per me non c'è solo la mafia.
Quell'uomo sapeva troppe cose.
Conte Jägermeister
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Re: 16 Marzo 1978.....

Messaggio da Conte Jägermeister »

Balengo ha scritto: 31/03/2026, 9:53
Conte Jägermeister ha scritto: 30/03/2026, 19:43 Carlo Alberto Dalla Chiesa è uno di quei personaggi che, più li studi, più ti lasciano con la sensazione che la storia ufficiale sia troppo “pulita” per essere completa.
Hai ragione sui fatti principali:
Dal 1974 al 1975 (non fino al 1976) aveva diretto con risultati eccezionali il Nucleo Speciale Antiterrorismo dei Carabinieri, quello che aveva catturato Curcio, Franceschini e altri pezzi grossi delle BR.
Il nucleo venne sciolto nel luglio 1975 per decisione del Comando Generale dell’Arma (lui lo considerò un errore gravissimo e non lo nascose).
Durante i 55 giorni del sequestro Moro (16 marzo – 9 maggio 1978) fu di fatto messo in panchina. Era già Generale di Divisione (promosso a fine 1977), partecipò a qualche riunione del comitato di crisi al Viminale, ma non ebbe alcun ruolo operativo di comando. Le ricerche furono gestite da UCIGOS, Digos e servizi. I suoi ex uomini furono richiamati a Roma ma, come hanno testimoniato alcuni di loro, passavano gran parte del tempo in attesa o in compiti marginali. È un fatto documentato e abbastanza anomalo per un uomo con la sua esperienza.
Solo dopo la morte di Moro, il 9 agosto 1978, il ministro Rognoni gli diede l’incarico di Coordinatore delle Forze di Polizia e degli Agenti Informativi per la lotta al terrorismo, con poteri speciali. Da quel momento (e solo da quel momento) ricostruì i nuclei operativi e ottenne risultati importanti, tra cui il ritrovamento del covo di via Monte Nevoso il 1° ottobre 1978, dove fu trovato il primo blocco del memoriale di Moro.

E qui arriviamo al punto che citi tu: quel memoriale (parzialmente ritrovato nel 1978 e completato solo nel 1990) passò di mano in mano, finì anche nelle mani di Andreotti tramite Evangelisti, e alcune parti rimasero “segregate” per anni. Dalla Chiesa lo lesse, lo studiò, e secondo varie testimonianze (tra cui quelle di Imposimato e di alcuni suoi collaboratori) capì subito che conteneva cose esplosive su Gladio, sui servizi, sui rapporti tra Stato e BR.
Poi arriviamo al 1982: nominato Prefetto di Palermo, con moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. Ufficialmente ucciso dalla mafia (mandanti di Cosa Nostra, esecutori di Totò Riina) perché stava colpendo duramente i corleonesi e stava per scoprire i loro affari con la droga e gli appalti.
Ma il dubbio che poni tu è legittimo e condiviso da molti studiosi seri:
Perché fu lasciato così isolato a Palermo, con una scorta palesemente inadeguata (una sola auto, pochi uomini)?
Perché proprio mentre stava lavorando su dossier delicatissimi che incrociavano mafia, terrorismo e segreti di Stato?
E perché la sua agenda e alcuni documenti sparirono dopo l’agguato?
Non è dietrologia pura chiedersi se la sua morte sia stata solo mafia o se ci fosse anche chi, dentro lo Stato, aveva interesse a farlo tacere per sempre sui segreti Moro (Gladio, P2, eventuali collusioni o omissioni durante i 55 giorni).
Personalmente penso che le due cose non si escludano: la mafia lo voleva morto per Palermo, ma qualcuno più in alto potrebbe aver “lasciato fare” o addirittura facilitato, sapendo che Dalla Chiesa sapeva troppo su troppi fronti.
È uno di quei casi in cui la versione ufficiale (solo mafia) è vera ma forse incompleta.


Comunque sia lui che la moglie sono stati assassinati nella maniera peggiore che si possa immaginare..
Ho letto che sono stati crivellati di colpi anzi... massacrati dagli AK47...
I volti completamente sfigurati dalle pallottole di un fucile da guerra..
Lì non c'era solo la volontà di ucciderli ma secondo me anche quella di sfregiarli..
Sarebbe bastato un singolo colpo alla testa per eliminarli in maniera "pietosa".......
Insistere con le raffiche anche dopo che erano già evidentemente morti, è fare scempio dei loro corpi..
Devastarli...
Questa è la mafia ma dietro tutto questo per me non c'è solo la mafia.
Quell'uomo sapeva troppe cose.


L’esecuzione di Dalla Chiesa e di sua moglie non è stata soltanto un omicidio. È stata una carneficina deliberata, un atto di violenza estrema che andava ben oltre il bisogno di eliminarli. Usare Kalashnikov a raffica ravvicinata su un’utilitaria, colpire con una tale insistenza da sfigurare completamente i volti… non è il modo in cui si uccide qualcuno. È il modo in cui si vuole annientare una persona, umiliarla anche nella morte, lasciare un segno che resti impresso nella memoria di tutti.
Quella brutalità non parla solo di mafia. Parla di un messaggio chiaro e spietato: “nessuno è intoccabile, nemmeno chi ha indossato la divisa per tutta la vita e ha servito lo Stato ai massimi livelli”.
E qui sta il punto che più fa male: Dalla Chiesa non era un prefetto qualunque. Era l’uomo che aveva combattuto le Brigate Rosse quando pochi ci credevano, che aveva letto il memoriale di Moro, che stava scavando in terreni pericolosissimi. Lo hanno lasciato solo, con una protezione ridicola, in una città dove sapeva di essere nel mirino. E poi lo hanno massacrato insieme alla moglie giovane, appena sposata.
L’Autobianchi A112 crivellata è ancora oggi custodita al Museo Storico Giuseppe Beccari di Voghera. Chi l’ha vista racconta che fa impressione: sembra un relitto di guerra, non l’auto di un prefetto.
Io non riesco a credere che sia stata solo la ferocia dei Corleonesi. Troppi elementi suggeriscono che qualcuno, più in alto, abbia quanto meno “lasciato fare”, sapendo che quell’uomo portava con sé conoscenze troppo scomode sugli anni di piombo e su certi equilibri mai davvero chiariti.
È uno di quei delitti che continuano a bruciare perché la versione ufficiale, per quanto vera, sembra sempre incompleta.
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Conte Jägermeister
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Re: 16 Marzo 1978.....

Messaggio da Conte Jägermeister »

Quando Carlo Alberto Dalla Chiesa arrivò a Palermo nell’aprile del 1982 come prefetto, non fu accolto come un servitore dello Stato, ma come un intruso pericoloso. Ricevette un fiume di lettere minatorie anonime, alcune esplicite, altre appena velate. Sui quotidiani locali e non solo apparvero articoli e commenti che lo dipingevano come una minaccia per gli equilibri della città, quasi come se stesse venendo a rompere un sistema che doveva restare intatto. Non era un’accoglienza: era un avvertimento collettivo, chiaro e inquietante.
E qui arriva il passaggio più duro.
Secondo quanto dichiarato più volte dalla figlia Rita Dalla Chiesa (e confermato anche da altri familiari), Giulio Andreotti, parlando della nomina del generale a prefetto di Palermo, pronunciò una frase che resta impressa: «Chi tocca i fili della corrente muore» (o varianti molto simili, come riferimenti a chi tocca il partito locale e torna da Palermo «con i piedi avanti»).
Queste parole, riportate pubblicamente dalla figlia, assumono un peso enorme se si considera ciò che accadde dopo. Andreotti, uno degli uomini più potenti della DC, non solo non sostenne concretamente Dalla Chiesa, ma non si presentò nemmeno al suo funerale. Mentre mezza Italia era in lutto per il generale massacrato insieme alla moglie giovane, Andreotti scelse di partecipare a un battesimo. È un’assenza che parla più di mille parole.
A tutto questo si aggiunge un altro elemento che non si può liquidare come semplice dietrologia: si è sempre supposto, sulla base di testimonianze di collaboratori stretti, che Dalla Chiesa fosse in possesso di parti del memoriale di Aldo Moro mai consegnate ufficialmente. Documenti che aveva letto, studiato e forse custodito gelosamente. Dopo la sua morte alcuni di quegli incartamenti sparirono o non furono più ritrovati. Non è una prova, ma è un tassello che si incastra troppo bene con il resto del quadro.
Insomma, mettiamola senza ipocrisia: un generale dei Carabinieri che aveva combattuto le Brigate Rosse, che aveva avuto accesso a segreti delicatissimi sugli anni di piombo e che stava colpendo la mafia nei suoi gangli politico-affaristici viene mandato a Palermo, isolato, con una scorta inadeguata, minacciato apertamente, e poi massacrato in modo feroce. E chi, secondo le testimonianze della famiglia, aveva espresso dubbi o avvertimenti sulla sua nomina, non si degna nemmeno di presenziare al funerale.
Questo non è solo un fatto di mafia. È un fatto di Stato. O, per meglio dire, di un certo Stato che, in certi momenti, ha lasciato che la mafia facesse il lavoro sporco per conto di interessi più alti.
Il dubbio morale resta pesante e legittimo: quanto di quell’isolamento e di quella ferocia è stato “consentito” o addirittura facilitato da chi non voleva che Dalla Chiesa continuasse a scavare?
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Boss Hogg
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Re: 16 Marzo 1978.....

Messaggio da Boss Hogg »

L'omicidio del generale Dalla Chiesa e di sua moglie e del poliziotto della scorta rimane un assurdo di questo paese....
Ma a proposito di chi non ha presenziato ai suoi funerari vogliamo parlarne?
Andreotti.
Facciamo il punto su di lui e sul perché è stato sempre un intoccabile.

Andreotti non è mai stato rapito e non ha mai subito un attentato serio in tutta la sua lunghissima carriera. Zero. Nemmeno un tentativo documentato. Mentre Moro veniva sequestrato e ucciso, mentre tanti altri politici e magistrati finivano nel mirino, lui è passato attraverso gli anni di piombo come se fosse protetto da una campana di vetro.
Perché?
Primo: aveva una scorta molto più pesante e professionale di quella di Moro. Auto blindate, percorsi variabili, uomini fidati. Le BR lo sapevano e lo consideravano un obiettivo troppo rischioso e complicato.
Secondo: politicamente non era il bersaglio ideale per loro. Moro rappresentava il compromesso storico con il PCI, il grande nemico da colpire. Andreotti era “l’uomo del sistema”, quello che sapeva sempre come galleggiare. Ucciderlo avrebbe potuto compattare troppo la DC e lo Stato, senza ottenere lo stesso effetto simbolico.
Terzo: aveva reti di potere trasversali enormi (dentro la DC, nei servizi, nella Chiesa, all’estero). Non era il tipo che si lasciava isolare facilmente.
Andreotti è stato processato, e anche pesantemente. Il processo più importante è quello di Palermo per associazione mafiosa (iniziato nel 1993). Gli contestavano di aver avuto rapporti stabili con Cosa Nostra attraverso Salvo Lima e la sua corrente siciliana: in cambio di voti e di potere politico, avrebbe garantito protezione, appalti e coperture.
Il processo è durato undici anni.
In primo grado (1999) lo assolsero per i fatti dopo il 1980, mentre per quelli precedenti dichiararono il reato prescritto.
In appello (2003) fu assolto per non aver commesso il fatto anche per il periodo più vecchio.
La Cassazione confermò definitivamente l’assoluzione nel 2004.
Quindi, tecnicamente, non è mai stato condannato. Le accuse di collusione con la mafia siciliana non hanno retto fino in fondo. Altre inchieste (Lockheed, P2, finanziamenti illeciti) finirono o in assoluzione o in prescrizione, senza condanne definitive.
Detto questo, resta il fatto che Andreotti era il simbolo vivente del potere democristiano: sapeva tutto di tutti, teneva in mano fili lunghissimi e si muoveva con una abilità politica quasi leggendaria. Che abbia avuto rapporti opachi con certi ambienti (mafia compresa) è una cosa che molti, anche tra chi lo ha difeso, considerano plausibile. Ma tra “plausibile” e “provato in giudizio” c’è una differenza enorme.
È lecito pensare a questo punto, che "una parte di giustizia italiana", con lui ha guardato da un'altra parte.
È stato protetto sotto tutti i punti di vista in quanto intoccabile.
Se questo non basta a smuovere dubbi sulla sua persona non so cosa possa servire di più....
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Re: 16 Marzo 1978.....

Messaggio da Massimo »

Argomento molto interessante, peccato qui sia sprecato.
Nel senso buono ovviamente.
Cmq vi seguo e apprezzo la dovizia di particolari.
:occhiolino:
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Palmambrogio
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Re: 16 Marzo 1978.....

Messaggio da Palmambrogio »

Massimo ha scritto: 03/04/2026, 11:14 Argomento molto interessante, peccato qui sia sprecato.
Nel senso buono ovviamente.
Cmq vi seguo e apprezzo la dovizia di particolari.
:occhiolino:


Carissimo Massimo capisco perfettamente il tuo punto di vista.
Certamente su forum a tema tutto questo troverebbe un riscontro molto diverso.
Ma questo è il bello anche di confrontarsi qui dentro con argomenti che non c'entrano nulla con quelli canonici.
E so che tu comprendi e approvi.
Mi piacerebbe che partecipassi anche tu, sapendo che sei un appassionato di questo argomento.
:ok:
Il paradiso può attendere! :saggio: :ciapet2:
Balengo
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Re: 16 Marzo 1978.....

Messaggio da Balengo »

Dopo tutto quello che ho letto mi viene da porre una domanda e cioè:
Andreotti era una brava persona oppure no?
Era un politico onesto o invece era colluso con mafia servizi segreti e l'ha sempre fatta franca grazie al suo potere?
Boss Hogg
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Re: 16 Marzo 1978.....

Messaggio da Boss Hogg »

Balengo ha scritto: oggi, 9:32 Dopo tutto quello che ho letto mi viene da porre una domanda e cioè:
Andreotti era una brava persona oppure no?
Era un politico onesto o invece era colluso con mafia servizi segreti e l'ha sempre fatta franca grazie al suo potere?


Andreotti non era una brava persona. Non era onesto. Non era un galantuomo. Era un cinico professionista del potere, uno dei più abili e spregiudicati della Prima Repubblica. Ha passato la vita a gestire correnti, favori, alleanze opache e protezioni reciproche, spesso senza sporcarsi direttamente le mani.
Sulla mafia: sì, era colluso.
Il processo di Palermo ha messo nero su bianco che attraverso Salvo Lima e la sua corrente siciliana Andreotti aveva rapporti stabili e continuativi con esponenti di Cosa Nostra. Voti in cambio di protezione politica, appalti, coperture. Non era un mafioso con la lupara, ma era uno dei massimi referenti politici di quel sistema. La sentenza di primo grado lo ha riconosciuto per i fatti fino al 1980 (poi prescritti), mentre l’appello e la Cassazione lo hanno assolto. Ma il quadro emerso è stato devastante: Andreotti sapeva perfettamente con chi stava trattando in Sicilia e ne traeva vantaggio.
Sui servizi segreti e sul resto: era uno dei pochi che riusciva a muoversi tra tutti i mondi oscuri dello Stato (P2, Gladio, servizi deviati) senza mai finire schiacciato. Non è mai stato condannato per reati specifici, ma era considerato da molti magistrati e osservatori come uno dei veri registi del potere italiano negli anni Settanta e Ottanta.
Andreotti non ha ordinato la morte di Moro, ma rappresentava esattamente quel sistema marcio, corrotto e autoreferenziale che Moro voleva cambiare. Era il maestro del “non disturbare il manovratore”, colui che ha tenuto in piedi per decenni un partito e uno Stato pieni di compromessi con la mafia, con i servizi e con ogni centro di potere.
Era intelligente, colto, raffinato… e moralmente ambiguo fino al midollo. Non un mostro, ma un uomo che ha anteposto il proprio potere e quello della sua corrente al bene del Paese per tutta la vita.
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Re: 16 Marzo 1978.....

Messaggio da Conte Jägermeister »

Giulio Andreotti non è stato semplicemente “un politico abile”: è stato uno dei simboli più compiuti di quel modo di esercitare il potere dove il fine giustifica sistematicamente i mezzi. Freddo, calcolatore, impermeabile a qualsiasi scrupolo morale quando c’era da mantenere equilibri e posizioni.
Il nodo vero non è se fosse “mafioso” nel senso folkloristico del termine, nessuno lo ha mai visto con la lupara, ma il fatto che, per decenni, abbia accettato e gestito rapporti con ambienti che con la legalità avevano poco a che fare. Il sistema di potere che gravitava attorno a figure come Salvo Lima non era un incidente di percorso: era parte integrante di una macchina che garantiva consenso in cambio di protezione e favori. E Andreotti quella macchina la conosceva perfettamente, la usava e la governava.
Le sentenze definitive lo hanno assolto, certo. Ma resta agli atti un dato politico e storico difficile da ignorare: per anni ha intrattenuto relazioni con esponenti di Cosa Nostra fino a una certa fase storica. Non è una macchia da poco, è una crepa strutturale.
Poi c’è il resto: i rapporti con i cosiddetti “servizi deviati”, le ombre attorno a strutture come Propaganda Due, il ruolo ambiguo negli anni più bui della Repubblica. Non serve dimostrare che tirasse i fili di tutto: basta osservare che era uno dei pochi a muoversi con disinvoltura in quegli ambienti senza mai pagare davvero un prezzo.
E sul piano umano e politico, il tratto distintivo era il cinismo. Quella famosa ironia sottile non era leggerezza, era distanza. Distanza dai problemi, dalle conseguenze, dalle persone. Il potere come fine, non come mezzo.
Il confronto con Aldo Moro, da questo punto di vista, è impietoso: Moro cercava di cambiare un sistema bloccato, Andreotti lo teneva in piedi esattamente com’era, con tutte le sue opacità. Non perché fosse “cattivo” in senso banale, ma perché quel sistema gli garantiva controllo, stabilità e centralità.
In poche parole: non un criminale da romanzo, ma qualcosa di più sottile e, se vogliamo, più inquietante. Un uomo che ha attraversato decenni di storia italiana stando sempre dalla parte del potere, qualunque fosse il prezzo da pagare... purché non fosse il suo.
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Re: 16 Marzo 1978.....

Messaggio da Conte Jägermeister »

Mi viene da fare questa osservazione in merito a quel periodo storico:

Fa quasi sorridere, oggi, sentire la nostalgia per quegli anni: le foto in bianco e nero, i politici che parlavano bene, l’aria di solidità. Poi però vai a guardare dietro le quinte e trovi un Paese tenuto in equilibrio tra paura, compromessi e verità mai dette fino in fondo.
Insomma, più che “bei tempi”, erano tempi ben raccontati. Che è una cosa molto italiana.
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