Re: Perché HARLEY DAVIDSON
Inviato: 22/01/2026, 9:21
Boss Hogg ha scritto: ↑20/01/2026, 11:58 Il V-Rod va raccontato come si raccontano certe storie che, col senno di poi, capisci solo molti anni dopo.
Perché il V-Rod non è stato “una Harley sbagliata”. È stato una Harley arrivata troppo presto… e nel modo sbagliato.
Torniamo indietro un attimo.
A metà anni ’90 Harley Davidson è viva, ma non è tranquilla. I Big Twin raffreddati ad aria sono iconici, sì, ma il mondo sta cambiando: normative antinquinamento sempre più severe, concorrenza giapponese tecnologicamente avanti, clienti più giovani che vogliono prestazioni vere, non solo atmosfera.
Harley sa benissimo che, continuare così per sempre non è possibile.
Ed è qui che nasce il progetto V-Rod, o meglio: il progetto Revolution.
Harley decide una cosa enorme, quasi sacrilega:
“Facciamo un motore che non assomigli a nulla di quello che abbiamo fatto prima.”
Per questo entra in gioco Porsche Engineering.
Non perché Harley “non sapesse fare motori”, ma perché non aveva esperienza su quel tipo di motore:
Raffreddamento a liquido.
Doppio albero a camme in testa.
4 valvole per cilindro.
Regimi di rotazione impensabili per una Harley tradizionale (non si se mi spiego..)
Il Revolution 1130 cc (poi 1250) era un V-Twin a 60°, compatto, robusto, capace di girare alto e, soprattutto, di fare cavalli veri.
Non “coppia da bar”, ma potenza misurabile.
Per la prima volta una Harley accelerava davvero. E frenava. E teneva la strada.
Il telaio? Moderno.
Il forcellone? Alluminio.
Il baricentro? Basso.
La posizione di guida? Drag style, lunga, cattiva, completamente diversa.
Il problema?
Era "troppo diversa".
Quando uscì nel 2001, molti harleysti reagirono come se qualcuno avesse profanato una chiesa.
“Non vibra abbastanza.”
“Non suona giusta.”
“Non sembra una Harley.”
Ed è qui che arriva il paradosso:
Harley aveva fatto esattamente quello che tutti dicevano di volere (“evolvetevi!”), ma non quello che erano pronti ad accettare.
Il V-Rod non era una Harley per chi voleva “la solita Harley”.
Era una Harley per chi voleva vedere fin dove poteva arrivare il marchio.
E qui entra in gioco il Progetto Nova degli anni ’80.
Pochi lo ricordano, ma Harley già allora aveva capito che l’aria stava finendo. Il progetto Nova prevedeva una gamma completamente nuova:
Motori raffreddati a liquido.
Più cilindri.
Moto più moderne, quasi “giapponesi” nel concetto
Il progetto era avanti anni luce… ma...mancavano i soldi....
Harley in quel periodo stava lottando per sopravvivere, non per sperimentare. Nova venne chiuso, archiviato, quasi dimenticato.
Ma l’idea restò lì, sotto la cenere.
Il V-Rod è, di fatto, "il figlio tardivo del Progetto Nova".
La prova che Harley ha sempre saputo che prima o poi avrebbe dovuto cambiare pelle.
Perché allora il V-Rod non è stato amato?
Perché non faceva sconti a nessuno.
Non cercava di sembrare “un po’ Harley e un po’ no”.
Era una Harley che diceva:
“Questo è il futuro. Se ti va, sali. Se no, resta dove sei.”
Oggi, col senno di poi, il V-Rod è rivalutato, rispettato, quasi mitizzato.
Molti di quelli che lo criticavano allora oggi dicono:
“Forse avevano visto giusto.”
Ed è questo il punto.
Il V-Rod non è stato un errore tecnico.
È stato un trauma culturale.
Harley voleva cambiare.
Poteva farlo.
Lo ha fatto.
Ma ha scoperto che cambiare una moto è facile.
Cambiare la testa di chi la guida, molto meno.
E questa lezione, nel bene e nel male, Harley Davidson se la sta ancora portando dietro oggi.
Qui, secondo me, hai centrato il punto quasi chirurgicamente. E ti do ragione piena, aggiungendo qualche tassello che spesso viene ignorato.
Il V-Rod non è mai stato un errore industriale, anzi: dal punto di vista tecnico era una delle Harley più riuscite di sempre. Il Revolution era un motore progettato con criteri “da ingegneria moderna”, non da tradizione: tolleranze strette, raffreddamento efficace, distribuzione precisa, affidabilità ad alti regimi. Era un motore pensato per durare girando forte, non per vivere di minimo irregolare e vibrazioni narrative.
E questo, per una parte enorme del pubblico Harley, era già un problema.
La collaborazione con Porsche Engineering va letta bene: Porsche non ha “fatto il motore al posto di Harley”. Ha aiutato Harley a impostare un metodo. Come gestire le temperature, come far convivere prestazioni e affidabilità, come progettare un V-Twin che potesse rispettare normative future senza essere castrato. Tutte cose che sui Big Twin ad aria semplicemente non servivano… finché il mondo non è cambiato.
Il V-Rod, in pratica, era una Harley che non chiedeva indulgenza.
E questa onestà tecnica ha spiazzato. Perché metteva davanti a una scelta netta: ti piace la Harley come esperienza emotiva o ti interessa anche la moto come mezzo meccanico?
Domanda scomoda, allora come oggi.
Il collegamento col Progetto Nova è sacrosanto. Nova non era un tradimento: era un piano di sopravvivenza. Harley negli anni ’80 aveva già capito che il mondo non avrebbe aspettato per sempre i carburatori e l’aria.
Ma Nova fallì per un motivo molto semplice: non c’era il margine economico per sbagliare. Il V-Rod nasce invece quando Harley quel margine ce l’ha. E decide di usarlo.
Il vero errore, semmai, non è stato il V-Rod in sé.
È stato mettergli addosso il marchio Harley senza preparare culturalmente il pubblico Harley.
Perché quella moto non parlava il linguaggio dell’heritage, parlava quello del futuro.
Oggi infatti succede una cosa curiosa:
Chi l’ha capito allora, se lo tiene stretto.
Chi lo odiava, spesso oggi lo rispetta.
E chi lo guida adesso lo vede per quello che era: un prototipo di direzione, non una deviazione.
Il V-Rod è stato il momento in cui Harley ha dimostrato di sapere perfettamente cosa fare, ma anche di sapere quanto fosse rischioso farlo davvero.
E sì, come dici tu, è stato un trauma culturale. Non una moto sbagliata.
In fondo, il V-Rod ha fatto una cosa imperdonabile per alcuni:
ha tolto le stampelle romantiche e ha detto “questa è una Harley che cammina da sola”.
E non tutti erano pronti a seguirla.