Bob107 ha scritto: ↑18/01/2026, 21:57
Quale sarebbe questo termometro oggettivo?
Se per qualcuno le HD hanno perso l'anima, non sono più vere HD, pensa si sia perso lo spirito che c'era prima e cose così, ma nel frattempo c'è invece chi come me, ha entusiasmo, si gode la sua motocicletta che gli piace tanto, va nei raduni dove trova sempre migliaia di appassionati, vede fiumi di motociclette e ha gli occhi a cuoricini sia per i vecchi che per i nuovi modelli, nonostante i cambiamenti nel tempo, leggendo negli occhi degli altri la stessa meraviglia, mi dici di quale termometro dovrei fare riferimento?
Non è che tutto ciò che vende tanto è giusto, però neanche si può pretendere che sia sbagliato quando di "pirla" c'è ne sono tanti e li vedi con volti felici.
Poi perdonami, sì.. qui c'è chi pensa che i nuovi bikers, anzi scusa, i nuovi harleysti siano solo dei fighetti viziati.. annoiati, che capiscono poco, per non dire altro, quindi a mio modo (semmai ce ne fosse bisogno) attacco questa forma di ipocrisia che non si può più sentire.
Le motociclette piacciono come piacevano prima, allo stesso modo, perché sono Harley, perché ti trasmettono ancora qualcosa che nessuno ha il diritto di "calpestare" solo perché non lo condivide più.
Sul discorso prezzo, qui ho sempre ribadito che (dal mio punto di vista) in Italia, negli ultimi decenni, siamo diventati più "poveri" almeno per quanto riguarda il ceto medio basso. Non voglio sparare caxxate ma con stipendi più adeguati, dopo tutto quello che è successo negli ultimi anni, tornerebbe il sorriso a molte persone e quello che oggi sembra quasi impossibile, potrebbe diventare nuovamente possibile. Quindi riconosco che le HD costano sempre di più ma non dò tutta la colpa al marchio e non è che lo dice uno che naviga nell'oro. Per acquistare la mia prima e unica motocicletta ho fatto qualche sacrificio come tanti altri.
Per concludere, non difendo a tutti i costi il marchio, non ho mai attaccato nessuno per una critica, ma quando si sconfina e si va oltre si, dico e dirò sempre la mia, perché sono sempre state e probabilmente lo saranno.. moto imperfette, ma sono sempre loro, nel mondo custom, piaccia o no, HD dice ancora la sua. Ancora per poco? Per tanto? Questo non si sa, ma non è giusto sminuire ciò che ancora conta qualcosa.
Guarda, ti rispondo senza giri di parole, da bastian contrario convinto.
Il “termometro oggettivo” non sono i raduni pieni, gli occhi a cuoricino o le foto fighe su Instagram.
Quello è "il termometro del marketing", non dell’anima di una moto.
Se domani Harley facesse un SUV con il bar and shield sul cofano e ne vendesse a palate, dovremmo dire che è “coerente con lo spirito Harley” perché la gente è felice?
Dai, su… qui stiamo confondendo il consenso con l’identità.
Il punto non è che tu sia un pirla felice, ci mancherebbe.
Il punto è che la tua felicità non rende automaticamente autentico ciò che Harley sta diventando.
Ti piace? Bene. Goditela. Ma questo non cancella il fatto che "Harley oggi è molto più un marchio lifestyle che un costruttore ruvido e scomodo di motociclette".
Quando dici “piacciono perché sono Harley”, per me stai firmando la condanna da solo.
Perché una volta piacevano nonostante fossero Harley: scomode, calde, lente, imperfette, rumorose, con l’olio per terra.
Oggi piacciono perché sono rifinite, controllate, addomesticate, piene di elettronica, rassicuranti… e soprattutto perché fanno status.
E no, non è “ipocrisia” dire che i nuovi harleysti sono spesso fighetti viziati.
È una fotografia, magari scomoda, ma reale:
non tutti, ovvio, ma una bella fetta sì.
E Harley questa cosa la cavalca alla grande, perché porta soldi, non perché porta spirito.
Sul prezzo: certo che siamo più poveri.
Ma Harley non è una vittima, è parte del problema.
Ha scelto consapevolmente di diventare un marchio elitario, selettivo, “premium”, lasciando per strada chi la viveva come motocicletta e non come simbolo.
Che poi “HD dice ancora la sua”, vero.
Ma oggi la dice più nei bilanci che sulla strada.
E io non sminuisco quello che conta.
Io sto dicendo che conta qualcosa di diverso da prima.
E far finta che sia la stessa cosa, solo perché ci sono ancora i raduni pieni, per me è il vero autoinganno.
Poi goditela, davvero.
Ma non chiedermi di chiamare “anima” quello che oggi è soprattutto una strategia commerciale fatta molto bene.
Venti, venticinque anni fa, se qualcuno avesse anche solo osato mettere un cruscotto digitale su una Harley, sarebbe stato lapidato in piazza.
Altro che “innovazione”:
“Non è una vera Harley”,
“È una giapponese travestita”,
“Harley è lancetta, cromature e vibrazioni, non pixel”.
Oggi invece?
Tutti felici con il display TFT, le mappe, il Bluetooth, le modalità di guida, la grafica animata…
E guai a toccargliele, eh, che poi “è il progresso”.
Questo, più di mille raduni pieni, ti dice esattamente cosa è cambiato:
non solo la moto, ma la testa degli harleysti.
Prima era il marchio che doveva adattarsi allo spirito.
Oggi è lo spirito che si adatta al marchio.
E qui torniamo al “termometro oggettivo”:
non è la felicità del singolo, non è il numero di moto parcheggiate davanti al bar,
è la coerenza nel tempo.
Se lo stesso pubblico che ieri avrebbe sputato su un cruscotto digitale oggi lo difende a spada tratta, allora non stiamo parlando di semplice evoluzione.
Stiamo parlando di cambio di identità....
E non c’è niente di male ad ammetterlo.
Il problema nasce quando lo si nega per proteggere una narrazione rassicurante:
“È sempre la stessa Harley, solo migliorata”.
No.
È un’altra Harley.
Più efficiente, più bella per molti, più comoda, più..ecc..