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Re: Pianeta Custom..

Inviato: 15/05/2026, 13:05
da Bob107
Balengo ha scritto: oggi, 10:02
E non è una forma di decadenza?
Sono d'accordo che, se non hai vissuto quel passato non lo percepisci, ma quando te lo raccontano e tu stai ad ascoltare quasi "a bocca aperta" bè, a meno di non essere completamente indifferente, un po' ci rimani da quanto era diverso in meglio.
Del resto, se siamo qui a scrivere di certe cose, lo dobbiamo a chi ha avuto l'iniziativa e anche il coraggio, di portare la cultura biker tipicamente americana, in un paese come il nostro, a cui non interessava assolutamente quello stile di vita.
Infatti agli inizi da noi, era marginale.
Erano in pochi.
E anche visto molto male da quello che mi è stato raccontato.
La gente associava i capelli lunghi e le barbe, le moto con le forcelle lunghe e la gente nelle tende, sicuramente non al circolo culturale del paese.
Erano tutti visti come delinquenti.
Passare da "delinquenti" a fenomeno di massa è stato un cambiamento epocale.
Il mondo delle custom non è morto sia chiaro, ma sta subendo una drastica evoluzione in negativo.
Quando sempre meno persone si possono avvicinare a questo mondo per i costi troppo alti.
Quando le case motociclistiche stesse come le giapponesi, hanno da tempo abbandonato il settore per dedicarsi ad altro.
E quando anche la socialità stessa si è così modificata, da risultare irriconoscibile sotto certi aspetti, cosa ci si può aspettare che accada nel prossimo futuro?
Poi nel singolo è ovvio che a nessuno frega niente di dove và a finire il custom.
Uno si compra una moto e conta di usarla e non pensa al prima o al dopo.
Perché è normale.
Qui ne scriviamo ma non credere che al di fuori di questo forum, la gente si trovi al bar e la prima cosa che dice è :"Ah ciao ma secondo te doveva finire il mondo delle custom?".


Sicuramente la descrizione di un'epoca più semplice e genuina, mi affascina, anche se non credo sia stata tutta rose e fiori.
Però, se il paragone con quel periodo lo sposto sulle motociclette, mi rendo conto che, nel bene e nel male, le cose sono cambiate tanto anche su questo aspetto, e se in meglio o in peggio sono punti di vista assolutamente personali. Fosse stato per chi è rimasto legato a quei ricordi, per esempio, oggi gireremmo ancora con i motori a carburatori anziché ad iniezione, capisci cosa intendo? Con questo non sto insinuando che sia meglio l'uno rispetto all'altro, attenzione!
Dico soltanto che non avremmo avuto la possibilità di conoscere oggi la bellezza di questi nuovi motori. Poi c'è chi preferisce l'uno o l'altro e va bene, ma rimane sempre una cosa soggettiva e personale perché non c'è effettivamente un meglio o un peggio.
E così penso sia per tutto il resto.
Chi ha portato la cultura americana in Italia, non è che ha avuto bisogno del coraggio, ha semplicemente trasmesso ciò in cui credeva e amava di più.
Se questa fratellanza fosse stata così forte, sana e genuina, e così sentita, probabilmente, non lo so, continuava ad essere tramandata e magari in alcuni ambienti tuttora è ancora così, ma se questa cultura dovesse perdersi per sempre, vuol dire che non c'è stata più l'esigenza, l'interesse o il piacere di portarla avanti.
Sarebbe un peccato? Sì, certamente! Ma cambiando i parametri sociali e le dinamiche interpersonali, può dispiacere di più a chi è rimasto fedele a quella cultura e meno a tutto il resto.

Re: Pianeta Custom..

Inviato: 15/05/2026, 13:11
da Conte Jägermeister
Da un lato c’è la percezione soggettiva di chi ha vissuto la fase pionieristica del custom in Italia: un periodo marginale, osteggiato, con pochi mezzi ma forte carica autentica. Chi non l’ha vissuto tende a non percepire la stessa “perdita di sapore”, come giustamente notate. È un classico effetto generazionale.
Dall’altro lato ci sono fattori oggettivi e strutturali: l’aumento generalizzato dei costi (acquisto, personalizzazione, manutenzione e carburante) sta rendendo il segmento custom sempre più elitario. Le case giapponesi hanno abbandonato quasi completamente il settore, la socialità è cambiata (meno propensione all’incontro fisico spontaneo), e il risultato è un ambiente che si restringe progressivamente.
Non è quindi solo una questione di “decadenza” romantica, ma di una trasformazione concreta: da fenomeno di nicchia underground a prodotto di nicchia premium, con tutti i limiti che questo comporta in termini di accessibilità e ricambio generazionale.
Il custom non è morto, ma sta diventando oggettivamente meno inclusivo. Resta da vedere se questa evoluzione porterà a una versione più sostenibile del movimento o se lo ridurrà ulteriormente a un circolo sempre più chiuso.

Interessanti le vostre osservazioni. :ok:

Re: Pianeta Custom..

Inviato: 15/05/2026, 18:20
da Boss Hogg
Bob107 ha scritto: oggi, 13:05
Balengo ha scritto: oggi, 10:02
E non è una forma di decadenza?
Sono d'accordo che, se non hai vissuto quel passato non lo percepisci, ma quando te lo raccontano e tu stai ad ascoltare quasi "a bocca aperta" bè, a meno di non essere completamente indifferente, un po' ci rimani da quanto era diverso in meglio.
Del resto, se siamo qui a scrivere di certe cose, lo dobbiamo a chi ha avuto l'iniziativa e anche il coraggio, di portare la cultura biker tipicamente americana, in un paese come il nostro, a cui non interessava assolutamente quello stile di vita.
Infatti agli inizi da noi, era marginale.
Erano in pochi.
E anche visto molto male da quello che mi è stato raccontato.
La gente associava i capelli lunghi e le barbe, le moto con le forcelle lunghe e la gente nelle tende, sicuramente non al circolo culturale del paese.
Erano tutti visti come delinquenti.
Passare da "delinquenti" a fenomeno di massa è stato un cambiamento epocale.
Il mondo delle custom non è morto sia chiaro, ma sta subendo una drastica evoluzione in negativo.
Quando sempre meno persone si possono avvicinare a questo mondo per i costi troppo alti.
Quando le case motociclistiche stesse come le giapponesi, hanno da tempo abbandonato il settore per dedicarsi ad altro.
E quando anche la socialità stessa si è così modificata, da risultare irriconoscibile sotto certi aspetti, cosa ci si può aspettare che accada nel prossimo futuro?
Poi nel singolo è ovvio che a nessuno frega niente di dove và a finire il custom.
Uno si compra una moto e conta di usarla e non pensa al prima o al dopo.
Perché è normale.
Qui ne scriviamo ma non credere che al di fuori di questo forum, la gente si trovi al bar e la prima cosa che dice è :"Ah ciao ma secondo te doveva finire il mondo delle custom?".


Sicuramente la descrizione di un'epoca più semplice e genuina, mi affascina, anche se non credo sia stata tutta rose e fiori.
Però, se il paragone con quel periodo lo sposto sulle motociclette, mi rendo conto che, nel bene e nel male, le cose sono cambiate tanto anche su questo aspetto, e se in meglio o in peggio sono punti di vista assolutamente personali. Fosse stato per chi è rimasto legato a quei ricordi, per esempio, oggi gireremmo ancora con i motori a carburatori anziché ad iniezione, capisci cosa intendo? Con questo non sto insinuando che sia meglio l'uno rispetto all'altro, attenzione!
Dico soltanto che non avremmo avuto la possibilità di conoscere oggi la bellezza di questi nuovi motori. Poi c'è chi preferisce l'uno o l'altro e va bene, ma rimane sempre una cosa soggettiva e personale perché non c'è effettivamente un meglio o un peggio.
E così penso sia per tutto il resto.
Chi ha portato la cultura americana in Italia, non è che ha avuto bisogno del coraggio, ha semplicemente trasmesso ciò in cui credeva e amava di più.
Se questa fratellanza fosse stata così forte, sana e genuina, e così sentita, probabilmente, non lo so, continuava ad essere tramandata e magari in alcuni ambienti tuttora è ancora così, ma se questa cultura dovesse perdersi per sempre, vuol dire che non c'è stata più l'esigenza, l'interesse o il piacere di portarla avanti.
Sarebbe un peccato? Sì, certamente! Ma cambiando i parametri sociali e le dinamiche interpersonali, può dispiacere di più a chi è rimasto fedele a quella cultura e meno a tutto il resto.




Il tuo ragionamento secondo me apre una riflessione interessante, ma forse c’è un aspetto del passato che spesso si fatica a mettere davvero a fuoco: certe dinamiche non nascevano solo da una cultura motociclistica più genuina, ma anche da una società diversa.
Negli anni in cui il mondo biker prendeva forma anche in Italia, parliamo di un’epoca in cui tutto era più lento, più fisico e meno mediato. Ci si incontrava davvero, non esisteva l’idea di “restare in contatto” come oggi. Se volevi vedere qualcuno, prendere parte a un ambiente o mantenere un’amicizia, dovevi muoverti, macinare chilometri, esserci. Questo dava inevitabilmente un peso diverso ai rapporti.
Anche la motocicletta aveva un ruolo molto particolare. Oggi tendiamo a leggerla come oggetto di passione o simbolo identitario, ma allora era anche un mezzo di emancipazione personale. Per tanti era libertà concreta, accessibile, quasi un’estensione del carattere. Non dimentichiamoci che molti arrivavano da anni molto più rigidi socialmente: salire in moto, partire per un raduno, dormire in tenda e conoscere gente di altre città significava anche rompere certi schemi culturali.
E poi c’era un altro elemento che secondo me oggi si sottovaluta: l’imprevisto. Viaggiare in moto negli anni ’70, ’80 e perfino nei primi ’90 era molto meno “sterilizzato” di oggi. Le moto erano più vive ma anche più capricciose, le strade diverse, l’organizzazione minima. Ti poteva succedere davvero di fermarti per un problema, di dover chiedere aiuto o offrirlo. E quando condividi piccoli disagi, notti fredde, pioggia, fatica o una riparazione fatta al volo con due chiavi inglesi e un pezzo recuperato chissà dove, succede una cosa strana: le persone si legano più facilmente.
Forse è anche per questo che molti ricordano quei tempi con tanta intensità. Non perché fosse tutto migliore, non lo era affatto, ma perché era tutto più partecipato. Ci si conquistava le esperienze, anche quelle più semplici. Un raduno non era soltanto un evento: spesso era un pezzo di vita.
E credo che il vero lascito di quella cultura non sia tanto l’estetica, il marchio o il tipo di moto, ma quell’idea molto concreta che il viaggio avesse valore soprattutto per le persone che incontravi lungo la strada.

Re: Pianeta Custom..

Inviato: 15/05/2026, 18:23
da Boss Hogg
Conte Jägermeister ha scritto: oggi, 13:11 Da un lato c’è la percezione soggettiva di chi ha vissuto la fase pionieristica del custom in Italia: un periodo marginale, osteggiato, con pochi mezzi ma forte carica autentica. Chi non l’ha vissuto tende a non percepire la stessa “perdita di sapore”, come giustamente notate. È un classico effetto generazionale.
Dall’altro lato ci sono fattori oggettivi e strutturali: l’aumento generalizzato dei costi (acquisto, personalizzazione, manutenzione e carburante) sta rendendo il segmento custom sempre più elitario. Le case giapponesi hanno abbandonato quasi completamente il settore, la socialità è cambiata (meno propensione all’incontro fisico spontaneo), e il risultato è un ambiente che si restringe progressivamente.
Non è quindi solo una questione di “decadenza” romantica, ma di una trasformazione concreta: da fenomeno di nicchia underground a prodotto di nicchia premium, con tutti i limiti che questo comporta in termini di accessibilità e ricambio generazionale.
Il custom non è morto, ma sta diventando oggettivamente meno inclusivo. Resta da vedere se questa evoluzione porterà a una versione più sostenibile del movimento o se lo ridurrà ulteriormente a un circolo sempre più chiuso.

Interessanti le vostre osservazioni. :ok:



Quando il mondo custom iniziava a prendere forma in Italia, soprattutto tra fine anni ’70 e anni ’80, era inevitabilmente un ambiente piccolo, quasi laterale rispetto al motociclismo dominante. Non c’erano grandi numeri, non c’erano concessionarie costruite attorno a uno stile di vita, e spesso nemmeno grandi disponibilità economiche. Proprio per questo, forse, l’elemento umano pesava di più. Ci si riconosceva anche nel fatto di essere “pochi” e un po’ fuori dagli schemi.
Ma c’era anche un altro aspetto: allora entrare in quel mondo richiedeva partecipazione reale. Le informazioni giravano lentamente, i raduni si scoprivano tramite passaparola, riviste, volantini lasciati in officina o amicizie nate per caso. Se volevi farne parte, dovevi investire tempo, presenza, chilometri. Questo selezionava in maniera molto naturale il coinvolgimento delle persone.
Oggi invece la selezione è diversa: più economica che esperienziale. E forse qui sta uno dei cambiamenti più profondi. Una volta potevi avere pochi soldi ma tanto spirito di adattamento, e riuscivi comunque a sentirti parte di qualcosa. Oggi, paradossalmente, puoi avere mezzi molto più performanti e molta più comodità, ma sentirti meno coinvolto.
Sul discorso “meno inclusivo” tendo quindi a essere abbastanza d’accordo, ma con una sfumatura: non credo dipenda solo dai costi o dal restringimento del mercato. Credo che sia cambiata anche la natura stessa dell’esperienza. Una volta il custom era qualcosa che si costruiva vivendo la strada; oggi, in certi contesti, rischia di essere qualcosa che si acquista già confezionato.
E forse è proprio questa differenza che molti di quelli che hanno vissuto la fase più spontanea fanno fatica a spiegare: non è nostalgia del passato in sé, ma nostalgia di un modo di partecipare che era più diretto, più imperfetto e, proprio per questo, spesso più intenso.

Re: Pianeta Custom..

Inviato: 15/05/2026, 18:26
da Boss Hogg
Balengo ha scritto: oggi, 10:13
Palmambrogio ha scritto: ieri, 19:03
Balengo ha scritto: ieri, 9:21 Però farsi l'esperienza in anni in cui tutto stava nascendo, secondo me è più bello e significativo di chi ha già trovato tutto preconfezionato e leggermente in "decadenza"...
Mi sbaglierò, ma è quello che penso.
Quando ascolto qualcuno che parla di quegli anni, rimango sempre affascinato da come sono cambiati i tempi e la gente.
Oggi è tutto più freddo.
Come un piatto tolto dal frigo ma cucinato settimane prima.
Non ha il sapore di quando è stato messo nel piatto la prima volta.

È tempo che ti goda il tuo di momento. Anche se ora non lo apprezzi molto, ma sappi che quando avrai qualche anno in più sulle spalle, ricorderai a questi giorni, in maniera del tutto diversa da come li vedi adesso. :ok:
Credimi sulla parola.

Ma sicuramente. Infatti lo voglio fare a tal punto che sto cercando un Fat Boy o 1340 o 1450 da portare a casa.
Sarà dura trovare quello giusto sperando che non mi chiedano un rene, ma l'idea è questa.
Voglio un Harley che mi "racconti" quando la accendo, con le sue vibrazioni, un po' di quegli anni che non ho vissuto.
Semplicemente questo. :ok:


E da questo punto di vista capisco benissimo perché tu guardi un 1340 o un 1450. Sono moto che hanno ancora una certa fisicità meccanica addosso. Hanno rumori, vibrazioni, piccoli difetti e anche quel modo un po’ ruvido di stare in strada che oggi molte moto moderne, pur essendo superiori tecnicamente, inevitabilmente filtrano.
Però ti dico anche una cosa, senza romanticizzarla troppo: non aspettarti che sia la moto, da sola, a raccontarti quegli anni. Quella sensazione probabilmente arriva a metà strada. Una parte la dà il mezzo, certo. Ma l’altra parte la costruisci tu: i chilometri, le persone che incontri, le soste improbabili, i viaggi fatti senza fretta, magari anche qualche imprevisto che sul momento ti fa imprecare e anni dopo ti fa sorridere.