Pianeta Custom..
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Re: Pianeta Custom..
Perbacco è proprio vero, che allora, si partiva alla cosiddetta "spera in Dio", senza navigatori elettronici o ausili di nessun tipo tranne la cartina stradale rigorosamente stropicciata quanto basta.
E quanti raduni c'erano e che bei raduni?
Ma ve li ricordate quei raduni lì?
Arrivavi e conoscevi quasi tutti perché bene o male a frequentare erano sempre gli stessi motociclisti di sempre. E le nuove amicizie scoccavano sempre puntualmente ad ogni incontro.
Ci si salutava con una poderosa stretta di mano e un abbraccio sincero.
Queste cose, o le senti dentro nel profondo e non le senti del tutto..
Ecco perché è difficile trasferire questa "identità" a taluni, quando i tempi sono talmente cambiati che i giovani preferiscono stare incollati ai loro computers e cellulari..
Premesso che i raduni non sono scomparsi ma ce ne sono ancora, il problema semmai, è che sta calando la frequentazione diventando parimenti ad un incontro di vecchi signori attempati.
Nulla di male in questo.
Ma di giovani se ne vedono ben pochi..
Come diventerà il mondo delle motociclette di stile custom in futuro, al momento non lo possiamo sapere.
Possiamo fare solo supposizioni in base a quello che sta accadendo adesso.
Quello che spero, è che non diventi un ambiente troppo nostalgico per essere invitante agli occhi di nuovi avventori.
E quanti raduni c'erano e che bei raduni?
Ma ve li ricordate quei raduni lì?
Arrivavi e conoscevi quasi tutti perché bene o male a frequentare erano sempre gli stessi motociclisti di sempre. E le nuove amicizie scoccavano sempre puntualmente ad ogni incontro.
Ci si salutava con una poderosa stretta di mano e un abbraccio sincero.
Queste cose, o le senti dentro nel profondo e non le senti del tutto..
Ecco perché è difficile trasferire questa "identità" a taluni, quando i tempi sono talmente cambiati che i giovani preferiscono stare incollati ai loro computers e cellulari..
Premesso che i raduni non sono scomparsi ma ce ne sono ancora, il problema semmai, è che sta calando la frequentazione diventando parimenti ad un incontro di vecchi signori attempati.
Nulla di male in questo.
Ma di giovani se ne vedono ben pochi..
Come diventerà il mondo delle motociclette di stile custom in futuro, al momento non lo possiamo sapere.
Possiamo fare solo supposizioni in base a quello che sta accadendo adesso.
Quello che spero, è che non diventi un ambiente troppo nostalgico per essere invitante agli occhi di nuovi avventori.
Il paradiso può attendere!

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Balengo
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Re: Pianeta Custom..
Ma alla fine il "custom" cos'è? Se non un modo di interpretare la moto.
Io non ci vedo tutta questa dietrologia.
Quando questo stile non c'era, la gente andava in moto lo stesso.
Nessuno lo cercava.
Io non lo so se il merito è di Harley o se anche i giapponesi ne hanno.
Hanno copiato Harley e Harley è stata la prima.
Ma la prima a fare cosa se neanche Harley era consapevole di quello che stava facendo?
C'è voluto Talamo per smuovere le masse e renderle "dipendenti" da questo stile.
In america le usavano e basta.
Nessuno le mitizzava anzi, a volte finivano abbandonate nei box per anni.
E gli americani, quella fetta di motociclisti seri, guardavano le Inglesi prima, le moto italiane e poi le giapponesi.
Altro che "culto delle Harley".
Io non ci vedo tutta questa dietrologia.
Quando questo stile non c'era, la gente andava in moto lo stesso.
Nessuno lo cercava.
Io non lo so se il merito è di Harley o se anche i giapponesi ne hanno.
Hanno copiato Harley e Harley è stata la prima.
Ma la prima a fare cosa se neanche Harley era consapevole di quello che stava facendo?
C'è voluto Talamo per smuovere le masse e renderle "dipendenti" da questo stile.
In america le usavano e basta.
Nessuno le mitizzava anzi, a volte finivano abbandonate nei box per anni.
E gli americani, quella fetta di motociclisti seri, guardavano le Inglesi prima, le moto italiane e poi le giapponesi.
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Re: Pianeta Custom..
Balengo ha scritto: ↑20/04/2026, 15:25 Ma alla fine il "custom" cos'è? Se non un modo di interpretare la moto.
Io non ci vedo tutta questa dietrologia.
Quando questo stile non c'era, la gente andava in moto lo stesso.
Nessuno lo cercava.
Io non lo so se il merito è di Harley o se anche i giapponesi ne hanno.
Hanno copiato Harley e Harley è stata la prima.
Ma la prima a fare cosa se neanche Harley era consapevole di quello che stava facendo?
C'è voluto Talamo per smuovere le masse e renderle "dipendenti" da questo stile.
In america le usavano e basta.
Nessuno le mitizzava anzi, a volte finivano abbandonate nei box per anni.
E gli americani, quella fetta di motociclisti seri, guardavano le Inglesi prima, le moto italiane e poi le giapponesi.
Altro che "culto delle Harley".
Qui c'è da riflettere, ma ci vorrebbe un ottantenne o più, che negli anni 50/60 guidava le motociclette Harley Davidson nei primi club di allora.
Solo lui potrebbe spiegarci perché usavano le motociclette Harley Davidson o Indian.
Ma allora ce n'erano molte di più di marche prodotte negli Stati Uniti tutte scomparse..
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Balengo
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Re: Pianeta Custom..
Palmambrogio ha scritto: ↑21/04/2026, 12:20Balengo ha scritto: ↑20/04/2026, 15:25 Ma alla fine il "custom" cos'è? Se non un modo di interpretare la moto.
Io non ci vedo tutta questa dietrologia.
Quando questo stile non c'era, la gente andava in moto lo stesso.
Nessuno lo cercava.
Io non lo so se il merito è di Harley o se anche i giapponesi ne hanno.
Hanno copiato Harley e Harley è stata la prima.
Ma la prima a fare cosa se neanche Harley era consapevole di quello che stava facendo?
C'è voluto Talamo per smuovere le masse e renderle "dipendenti" da questo stile.
In america le usavano e basta.
Nessuno le mitizzava anzi, a volte finivano abbandonate nei box per anni.
E gli americani, quella fetta di motociclisti seri, guardavano le Inglesi prima, le moto italiane e poi le giapponesi.
Altro che "culto delle Harley".
Qui c'è da riflettere, ma ci vorrebbe un ottantenne o più, che negli anni 50/60 guidava le motociclette Harley Davidson nei primi club di allora.
Solo lui potrebbe spiegarci perché usavano le motociclette Harley Davidson o Indian.
Ma allora ce n'erano molte di più di marche prodotte negli Stati Uniti tutte scomparse..
Immagino perché c'erano solo quelle e forse anche perché importare moto inglesi o italiane costasse.
Mi sembra di ricordare che le motociclette inglesi e italiane erano l'eccellenza in quei tempi.
C'è quel famoso film di cui mi hanno parlato e che ho visto un po' di tempo fa Il Selvaggio.
Un film americano degli anni 50 con moto degli anni 50.
E l'attore principale un giovanissimo Marlon Brando, usava non un Harley ma una Triumph inglese.
Ci sarà stato un motivo per una scelta del genere.
Soprattutto di propaganda cinematografica nei confronti di una moto inglese rispetto alla patriottica Harley.
Comunque non è difficile comprendere il perché di certe scelte.
C'erano determinate moto in commercio in quegli anni in America.
Probabilmente altre moto costavano troppo e quindi la produzione locale era quella su cui puntavano.
Le compravano nuove o usate e poi le modificavano.
Se quello stile fosse nato in Italia e non in America molto probabilmente sarebbero le Moto Guzzi, le Harley di oggi.
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Conte Jägermeister
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Re: Pianeta Custom..
Quello che stai mettendo insieme è sostanzialmente corretto nella logica di fondo, ma vale la pena separare bene tre livelli che spesso si sovrappongono: disponibilità reale dei mezzi, immaginario culturale e successiva narrazione.
Negli anni ’50 negli Stati Uniti il mercato era molto più “povero” e frammentato di quanto oggi si pensi. Le moto americane esistevano, ma non avevano una diffusione popolare capillare né una varietà tecnica tale da coprire tutti i segmenti. In parallelo, le moto europee,p soprattutto inglesi, erano viste come più leggere, più sportive e spesso più “desiderabili” da una certa fascia di motociclisti. Non era solo una questione estetica, era proprio una percezione di qualità e guida diversa.
Il cinema ha fatto il resto, ma non sempre in modo programmato come si tende a credere oggi. Nel caso de The Wild One, la scelta delle moto non nasce come operazione di propaganda contro l’industria americana, quanto più da ciò che era disponibile, coerente con il personaggio e funzionale alla scena. È molto più pragmatismo produttivo che strategia culturale.
Detto questo, il punto interessante che sollevi è un altro: il mito viene sempre dopo. Prima c’è l’uso reale, spesso disordinato, poi arriva la narrazione che seleziona, semplifica e trasforma tutto in “stile”. Le moto venivano comprate, usate, adattate, e solo dopo reinterpretate come linguaggio estetico.
Sul confronto finale che fai, è una provocazione interessante ma va letta con cautela. Se il contesto storico fosse stato diverso, probabilmente anche altri marchi avrebbero occupato quel ruolo simbolico. Però il “mito” non è mai solo una questione di prodotto, è un mix di industria, cultura pop, disponibilità economica e tempismo storico. Ed è proprio quel mix che è difficile da replicare artificialmente.
In sintesi: non è tanto che qualcuno abbia “inventato” il custom o il suo culto, ma che una serie di condizioni concrete ha permesso a un certo linguaggio motociclistico di diventare racconto. Il resto è venuto dopo, molto dopo.
Negli anni ’50 negli Stati Uniti il mercato era molto più “povero” e frammentato di quanto oggi si pensi. Le moto americane esistevano, ma non avevano una diffusione popolare capillare né una varietà tecnica tale da coprire tutti i segmenti. In parallelo, le moto europee,p soprattutto inglesi, erano viste come più leggere, più sportive e spesso più “desiderabili” da una certa fascia di motociclisti. Non era solo una questione estetica, era proprio una percezione di qualità e guida diversa.
Il cinema ha fatto il resto, ma non sempre in modo programmato come si tende a credere oggi. Nel caso de The Wild One, la scelta delle moto non nasce come operazione di propaganda contro l’industria americana, quanto più da ciò che era disponibile, coerente con il personaggio e funzionale alla scena. È molto più pragmatismo produttivo che strategia culturale.
Detto questo, il punto interessante che sollevi è un altro: il mito viene sempre dopo. Prima c’è l’uso reale, spesso disordinato, poi arriva la narrazione che seleziona, semplifica e trasforma tutto in “stile”. Le moto venivano comprate, usate, adattate, e solo dopo reinterpretate come linguaggio estetico.
Sul confronto finale che fai, è una provocazione interessante ma va letta con cautela. Se il contesto storico fosse stato diverso, probabilmente anche altri marchi avrebbero occupato quel ruolo simbolico. Però il “mito” non è mai solo una questione di prodotto, è un mix di industria, cultura pop, disponibilità economica e tempismo storico. Ed è proprio quel mix che è difficile da replicare artificialmente.
In sintesi: non è tanto che qualcuno abbia “inventato” il custom o il suo culto, ma che una serie di condizioni concrete ha permesso a un certo linguaggio motociclistico di diventare racconto. Il resto è venuto dopo, molto dopo.
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Conte Jägermeister
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Re: Pianeta Custom..
Balengo ha scritto: ↑20/04/2026, 15:25 Ma alla fine il "custom" cos'è? Se non un modo di interpretare la moto.
Io non ci vedo tutta questa dietrologia.
Quando questo stile non c'era, la gente andava in moto lo stesso.
Nessuno lo cercava.
Io non lo so se il merito è di Harley o se anche i giapponesi ne hanno.
Hanno copiato Harley e Harley è stata la prima.
Ma la prima a fare cosa se neanche Harley era consapevole di quello che stava facendo?
C'è voluto Talamo per smuovere le masse e renderle "dipendenti" da questo stile.
In america le usavano e basta.
Nessuno le mitizzava anzi, a volte finivano abbandonate nei box per anni.
E gli americani, quella fetta di motociclisti seri, guardavano le Inglesi prima, le moto italiane e poi le giapponesi.
Altro che "culto delle Harley".
Ti seguo nel ragionamento, ma ti faccio un po’ da contrappunto perché la questione, secondo me, sta proprio nel mezzo tra uso reale e costruzione successiva del significato.
Il custom, di base, è esattamente quello che dici: un modo di interpretare la moto, non una categoria nata a tavolino. Prima ancora di essere uno “stile”, è sempre stato un comportamento diffuso, cioè il bisogno di adattare un mezzo standard a gusti, contesti e necessità personali. Su questo non c’è molta dietrologia da fare.
Dove però la lettura si complica è nel momento in cui quel comportamento smette di essere solo funzionale e diventa riconoscibile, quindi “leggibile” da altri. È lì che entra la differenza tra fare una modifica e costruire un linguaggio. Non è che qualcuno decide il custom, è che a un certo punto certe soluzioni iniziano a somigliarsi abbastanza da diventare un riferimento condiviso.
Sul tema del mito Harley, hai ragione nel dire che la realtà storica è molto meno romantica di come viene raccontata dopo. Per molto tempo, negli Stati Uniti le moto erano semplicemente mezzi, spesso anche trascurati, e il consumo era molto più pratico che identitario. Il passaggio da “oggetto” a “icona” non è immediato né lineare, ed è qui che il cinema, la cultura pop e poi la comunicazione commerciale hanno amplificato tutto.
The Wild One (Il Selvaggio)è un esempio perfetto proprio perché fotografa un momento in cui la moto è ancora mezzo e non mito, ma viene già letta in chiave simbolica da chi la osserva dopo. Non è tanto propaganda contro o a favore di qualcosa, è il punto di partenza della costruzione narrativa successiva.
Sui giapponesi, più che “copiare Harley”, hanno intercettato un formato che funzionava sul mercato occidentale e lo hanno reso industrialmente perfetto. Il loro merito non è aver creato il mito, ma aver reso accessibile e affidabile un certo tipo di moto che prima non lo era. Il mito, quello vero, è arrivato dopo, e spesso non coincide nemmeno con la realtà tecnica.
E qui forse sta il nodo centrale del tuo ragionamento: il custom non nasce come culto, ma diventa culto quando viene raccontato come tale. Prima è pratica, poi diventa identità, e solo alla fine diventa mercato. Oggi siamo nella fase finale, dove l’identità pesa più della funzione, ed è per questo che il settore sembra “ristretto” o meno vitale rispetto al passato.
Quindi sì, nessuna magia, nessuna nascita mistica. Però neanche solo casualità pura: è una stratificazione lenta tra uso, percezione e narrazione. E come spesso succede nel mondo delle moto, la verità sta molto più nel mezzo che negli estremi.
- Palmambrogio
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Re: Pianeta Custom..
Perbacco la disamina dell'amico Conte, è pressoché perfetta e capillare. 
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Balengo
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Re: Pianeta Custom..
Siamo stati tutti da un certo punto di vista, "condizionati", dallo stile americano e da ciò che da questo stile è nato nel corso dei decenni.
Non è soltanto il mondo delle Harley ma anche tutto quello che è arrivato attraverso la televisione e il cinema.
Non mi sembra che ci sia qualcosa di sovietico che si possa anche lontanamente paragonare oppure di svedese, Danese o austriaco...
L'America ha sempre dominato sotto questi aspetti praticamente tutto quello che voleva dominare, creando personaggi iconici, film iconici auto pure eccetera eccetera.
Se oggi le Harley sono quello che sono, abbiamo capito tutti perfettamente che non è dipeso da Harley stessa, ma da un italiano che ha saputo fare quello che un colosso come Harley non è mai stata capace di fare in tutta la sua esistenza..
Mi piace pensare però che c'è stato un tempo in cui Harley era soltanto una motocicletta. Una motocicletta americana tra le tante moto americane di allora.
E che forse per un po' di fortuna visto che le altre hanno chiuso praticamente tutte, è arrivata ai giorni nostri.
Per quanto riguarda lo stile poi ci sarebbe da aprire un capitolo a parte specialmente per quello che riguarda il nostro paese.
Secondo me noi abbiamo esasperato qualcosa che di base già c'era rendendolo per certi versi quasi un esigenza sociale per alcuni.
Qualcosa che se non ce l'hai se ti piace, non sarai mai quello che speri di essere.
E allora ti tocca "deviare" sulle giapponesi.
Ho conosciuto gente che mi ha raccontato che non si è mai sentita un biker fino a quando non si è seduto in sella ad una Harley..
Io non credo a queste cose o perlomeno non penso che siano così importanti.
Anche la definizione stessa di biker che si applicano addosso, mi sta leggermente antipatica..
Questa distinzione tra harleysti e resto del mondo non mi è mai piaciuta..
Come del resto, esiste anche per altri marchi che non sto a citare per inutilità.
Non è soltanto il mondo delle Harley ma anche tutto quello che è arrivato attraverso la televisione e il cinema.
Non mi sembra che ci sia qualcosa di sovietico che si possa anche lontanamente paragonare oppure di svedese, Danese o austriaco...
L'America ha sempre dominato sotto questi aspetti praticamente tutto quello che voleva dominare, creando personaggi iconici, film iconici auto pure eccetera eccetera.
Se oggi le Harley sono quello che sono, abbiamo capito tutti perfettamente che non è dipeso da Harley stessa, ma da un italiano che ha saputo fare quello che un colosso come Harley non è mai stata capace di fare in tutta la sua esistenza..
Mi piace pensare però che c'è stato un tempo in cui Harley era soltanto una motocicletta. Una motocicletta americana tra le tante moto americane di allora.
E che forse per un po' di fortuna visto che le altre hanno chiuso praticamente tutte, è arrivata ai giorni nostri.
Per quanto riguarda lo stile poi ci sarebbe da aprire un capitolo a parte specialmente per quello che riguarda il nostro paese.
Secondo me noi abbiamo esasperato qualcosa che di base già c'era rendendolo per certi versi quasi un esigenza sociale per alcuni.
Qualcosa che se non ce l'hai se ti piace, non sarai mai quello che speri di essere.
E allora ti tocca "deviare" sulle giapponesi.
Ho conosciuto gente che mi ha raccontato che non si è mai sentita un biker fino a quando non si è seduto in sella ad una Harley..
Io non credo a queste cose o perlomeno non penso che siano così importanti.
Anche la definizione stessa di biker che si applicano addosso, mi sta leggermente antipatica..
Questa distinzione tra harleysti e resto del mondo non mi è mai piaciuta..
Come del resto, esiste anche per altri marchi che non sto a citare per inutilità.
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Re: Pianeta Custom..
Balengo ha scritto: ↑01/05/2026, 9:28 Siamo stati tutti da un certo punto di vista, "condizionati", dallo stile americano e da ciò che da questo stile è nato nel corso dei decenni.
Non è soltanto il mondo delle Harley ma anche tutto quello che è arrivato attraverso la televisione e il cinema.
Non mi sembra che ci sia qualcosa di sovietico che si possa anche lontanamente paragonare oppure di svedese, Danese o austriaco...
L'America ha sempre dominato sotto questi aspetti praticamente tutto quello che voleva dominare, creando personaggi iconici, film iconici auto pure eccetera eccetera.
Se oggi le Harley sono quello che sono, abbiamo capito tutti perfettamente che non è dipeso da Harley stessa, ma da un italiano che ha saputo fare quello che un colosso come Harley non è mai stata capace di fare in tutta la sua esistenza..
Mi piace pensare però che c'è stato un tempo in cui Harley era soltanto una motocicletta. Una motocicletta americana tra le tante moto americane di allora.
E che forse per un po' di fortuna visto che le altre hanno chiuso praticamente tutte, è arrivata ai giorni nostri.
Per quanto riguarda lo stile poi ci sarebbe da aprire un capitolo a parte specialmente per quello che riguarda il nostro paese.
Secondo me noi abbiamo esasperato qualcosa che di base già c'era rendendolo per certi versi quasi un esigenza sociale per alcuni.
Qualcosa che se non ce l'hai se ti piace, non sarai mai quello che speri di essere.
E allora ti tocca "deviare" sulle giapponesi.
Ho conosciuto gente che mi ha raccontato che non si è mai sentita un biker fino a quando non si è seduto in sella ad una Harley..
Io non credo a queste cose o perlomeno non penso che siano così importanti.
Anche la definizione stessa di biker che si applicano addosso, mi sta leggermente antipatica..
Questa distinzione tra harleysti e resto del mondo non mi è mai piaciuta..
Come del resto, esiste anche per altri marchi che non sto a citare per inutilità.
Ll’immaginario custom che abbiamo ereditato è stato per troppo tempo dominato, quasi monopolizzato, da un solo modello culturale americano. E in Italia lo abbiamo esasperato fino a renderlo, in certi ambienti, quasi caricaturale.
Quella distinzione rigida tra “harleysti” e tutti gli altri ha finito per diventare stancante e, diciamocelo, un po’ ridicola. Come se sedersi su una Harley trasformasse magicamente una persona in un “vero biker”, mentre chi guida una giapponese, una custom preparata o qualsiasi altra cosa restasse un cittadino di serie B. Questa narrazione forzata ha creato più divisioni che unione, trasformando una passione in una specie di appartenenza tribale con tanto di gerarchia e codici di riconoscimento.
Abbiamo finito per confondere la moto con l’identità. Per alcuni non bastava piacere la motocicletta: bisognava possedere il simbolo giusto, altrimenti non si era “veramente” parte del giro. Un meccanismo un po’ infantile e, col passare degli anni, sempre più stucchevole.
È vero, l’America ha saputo vendere quel sogno meglio di chiunque altro, attraverso film, musica e mito. Ma da noi è diventato quasi un obbligo sociale per certi gruppi. Harley stessa è passata da essere “una delle tante” moto americane a una specie di religione laica, anche grazie al lavoro di importatori e preparatori italiani che hanno amplificato il mito più di quanto non abbia fatto la casa madre per lunghi periodi.
Oggi quel castello di carte mostra le crepe. Il pubblico invecchia, i giovani non sembrano particolarmente interessati a ereditare questo immaginario un po’ rigido e autoreferenziale, e la realtà quotidiana (normative, costi, cambiamenti sociali) sta facendo il resto.
Forse è arrivato il momento di ammettere che questa visione così monolitica ha fatto il suo tempo. Il custom dovrebbe essere prima di tutto libertà di espressione sulla propria moto, non adesione a un copione prestabilito che sa troppo di recita.
Re: Pianeta Custom..
Balengo ha scritto: ↑01/05/2026, 9:28 Siamo stati tutti da un certo punto di vista, "condizionati", dallo stile americano e da ciò che da questo stile è nato nel corso dei decenni.
Non è soltanto il mondo delle Harley ma anche tutto quello che è arrivato attraverso la televisione e il cinema.
Non mi sembra che ci sia qualcosa di sovietico che si possa anche lontanamente paragonare oppure di svedese, Danese o austriaco...
L'America ha sempre dominato sotto questi aspetti praticamente tutto quello che voleva dominare, creando personaggi iconici, film iconici auto pure eccetera eccetera.
Se oggi le Harley sono quello che sono, abbiamo capito tutti perfettamente che non è dipeso da Harley stessa, ma da un italiano che ha saputo fare quello che un colosso come Harley non è mai stata capace di fare in tutta la sua esistenza..
Mi piace pensare però che c'è stato un tempo in cui Harley era soltanto una motocicletta. Una motocicletta americana tra le tante moto americane di allora.
E che forse per un po' di fortuna visto che le altre hanno chiuso praticamente tutte, è arrivata ai giorni nostri.
Per quanto riguarda lo stile poi ci sarebbe da aprire un capitolo a parte specialmente per quello che riguarda il nostro paese.
Secondo me noi abbiamo esasperato qualcosa che di base già c'era rendendolo per certi versi quasi un esigenza sociale per alcuni.
Qualcosa che se non ce l'hai se ti piace, non sarai mai quello che speri di essere.
E allora ti tocca "deviare" sulle giapponesi.
Ho conosciuto gente che mi ha raccontato che non si è mai sentita un biker fino a quando non si è seduto in sella ad una Harley..
Io non credo a queste cose o perlomeno non penso che siano così importanti.
Anche la definizione stessa di biker che si applicano addosso, mi sta leggermente antipatica..
Questa distinzione tra harleysti e resto del mondo non mi è mai piaciuta..
Come del resto, esiste anche per altri marchi che non sto a citare per inutilità.
Che siamo stati condizionati dagli americani attraverso il cinema e la tv è vero. Però mi sento di dire che le Harley non sono soltanto una moda. Soprattutto per chi l'ha conosciuta e non l'ha più lasciata. Una persona giorni fa mi raccontava che ha abbandonato il mondo Harley dopo qualche anno perché non si è sentito "accettato" dalla comunità di harleysti che, a detta sua, girando lui con una giacca di pelle non originale del marchio, si sentiva guardato "male", e mi diceva che essendo cresciuto con film come "Easy Rider" e serie TV "Sons of Anarchy", le sue aspettative erano ben diverse da quelle riscontrate poi nella realtà, a tal punto che vendette la moto.
Da appassionato HD, non potevo non dirgli la mia su come vivo io la mia esperienza e su come la pensavo, non tanto per convincerlo a cambiare idea ma per fargli capire che l'essere harleysta è una cosa che parte da dentro e non da fuori.
Ci sono persone che, evidentemente, hanno bisogno di farsi accettare, di aggregarsi ad un gruppo e riconoscersi in qualcosa cercando di piacere agli altri.
Non giudico chi lo fa, però questo non ha niente a che vedere con la passione e l'amore (soprattutto quand'è viscerale) per una qualsiasi cosa in grado di prenderti e diventa parte di noi stessi. Per alcuni, comprare una HD è più una curiosità, o peggio ancora, un vuoto interiore che non si sa come riempire, ma per tanti rappresenta qualcosa di speciale, di unico e addirittura irrinunciabile.
Io non ho mai visto un solo film di motociclisti in vita mia, ne serie tv che mi abbiano condizionato.
Non ho mai avuto amici, parenti o conoscenti che abbiano avuto una HD, eppure, sapevo per certo che se dovevo avere una motocicletta, sarebbe stata sicuramente una Harley.
Che qualcuno ti abbia detto di sentirsi biker solo dopo aver guidato una HD, ci credo, e so anche perché lo dice.
Che ti piaccia o no, la differenza tra biker e harleysta c'è.. e come se c'è!
Quando un giorno le motociclette saranno tutte identiche e cambierà solo il logo allora ti dirò che i bikers sono tutti uguali, ma finché esiste questa realtà, gli harleysti saranno sempre una categoria a parte.
Essere se stessi per essere liberi e originali®
