Pianeta Custom..

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Palmambrogio
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Palmambrogio »

Perbacco è proprio vero, che allora, si partiva alla cosiddetta "spera in Dio", senza navigatori elettronici o ausili di nessun tipo tranne la cartina stradale rigorosamente stropicciata quanto basta.
E quanti raduni c'erano e che bei raduni?
Ma ve li ricordate quei raduni lì?
Arrivavi e conoscevi quasi tutti perché bene o male a frequentare erano sempre gli stessi motociclisti di sempre. E le nuove amicizie scoccavano sempre puntualmente ad ogni incontro.
Ci si salutava con una poderosa stretta di mano e un abbraccio sincero.
Queste cose, o le senti dentro nel profondo e non le senti del tutto..
Ecco perché è difficile trasferire questa "identità" a taluni, quando i tempi sono talmente cambiati che i giovani preferiscono stare incollati ai loro computers e cellulari..
Premesso che i raduni non sono scomparsi ma ce ne sono ancora, il problema semmai, è che sta calando la frequentazione diventando parimenti ad un incontro di vecchi signori attempati.
Nulla di male in questo.
Ma di giovani se ne vedono ben pochi..
Come diventerà il mondo delle motociclette di stile custom in futuro, al momento non lo possiamo sapere.
Possiamo fare solo supposizioni in base a quello che sta accadendo adesso.
Quello che spero, è che non diventi un ambiente troppo nostalgico per essere invitante agli occhi di nuovi avventori.
Il paradiso può attendere! :saggio: :ciapet2:
Balengo
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Balengo »

Ma alla fine il "custom" cos'è? Se non un modo di interpretare la moto.
Io non ci vedo tutta questa dietrologia.
Quando questo stile non c'era, la gente andava in moto lo stesso.
Nessuno lo cercava.
Io non lo so se il merito è di Harley o se anche i giapponesi ne hanno.
Hanno copiato Harley e Harley è stata la prima.
Ma la prima a fare cosa se neanche Harley era consapevole di quello che stava facendo?
C'è voluto Talamo per smuovere le masse e renderle "dipendenti" da questo stile.
In america le usavano e basta.
Nessuno le mitizzava anzi, a volte finivano abbandonate nei box per anni.
E gli americani, quella fetta di motociclisti seri, guardavano le Inglesi prima, le moto italiane e poi le giapponesi.
Altro che "culto delle Harley".
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Palmambrogio
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Palmambrogio »

Balengo ha scritto: 20/04/2026, 15:25 Ma alla fine il "custom" cos'è? Se non un modo di interpretare la moto.
Io non ci vedo tutta questa dietrologia.
Quando questo stile non c'era, la gente andava in moto lo stesso.
Nessuno lo cercava.
Io non lo so se il merito è di Harley o se anche i giapponesi ne hanno.
Hanno copiato Harley e Harley è stata la prima.
Ma la prima a fare cosa se neanche Harley era consapevole di quello che stava facendo?
C'è voluto Talamo per smuovere le masse e renderle "dipendenti" da questo stile.
In america le usavano e basta.
Nessuno le mitizzava anzi, a volte finivano abbandonate nei box per anni.
E gli americani, quella fetta di motociclisti seri, guardavano le Inglesi prima, le moto italiane e poi le giapponesi.
Altro che "culto delle Harley".


Qui c'è da riflettere, ma ci vorrebbe un ottantenne o più, che negli anni 50/60 guidava le motociclette Harley Davidson nei primi club di allora.
Solo lui potrebbe spiegarci perché usavano le motociclette Harley Davidson o Indian.
Ma allora ce n'erano molte di più di marche prodotte negli Stati Uniti tutte scomparse..
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Balengo
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Balengo »

Palmambrogio ha scritto: 21/04/2026, 12:20
Balengo ha scritto: 20/04/2026, 15:25 Ma alla fine il "custom" cos'è? Se non un modo di interpretare la moto.
Io non ci vedo tutta questa dietrologia.
Quando questo stile non c'era, la gente andava in moto lo stesso.
Nessuno lo cercava.
Io non lo so se il merito è di Harley o se anche i giapponesi ne hanno.
Hanno copiato Harley e Harley è stata la prima.
Ma la prima a fare cosa se neanche Harley era consapevole di quello che stava facendo?
C'è voluto Talamo per smuovere le masse e renderle "dipendenti" da questo stile.
In america le usavano e basta.
Nessuno le mitizzava anzi, a volte finivano abbandonate nei box per anni.
E gli americani, quella fetta di motociclisti seri, guardavano le Inglesi prima, le moto italiane e poi le giapponesi.
Altro che "culto delle Harley".


Qui c'è da riflettere, ma ci vorrebbe un ottantenne o più, che negli anni 50/60 guidava le motociclette Harley Davidson nei primi club di allora.
Solo lui potrebbe spiegarci perché usavano le motociclette Harley Davidson o Indian.
Ma allora ce n'erano molte di più di marche prodotte negli Stati Uniti tutte scomparse..


Immagino perché c'erano solo quelle e forse anche perché importare moto inglesi o italiane costasse.
Mi sembra di ricordare che le motociclette inglesi e italiane erano l'eccellenza in quei tempi.
C'è quel famoso film di cui mi hanno parlato e che ho visto un po' di tempo fa Il Selvaggio.
Un film americano degli anni 50 con moto degli anni 50.
E l'attore principale un giovanissimo Marlon Brando, usava non un Harley ma una Triumph inglese.
Ci sarà stato un motivo per una scelta del genere.
Soprattutto di propaganda cinematografica nei confronti di una moto inglese rispetto alla patriottica Harley.
Comunque non è difficile comprendere il perché di certe scelte.
C'erano determinate moto in commercio in quegli anni in America.
Probabilmente altre moto costavano troppo e quindi la produzione locale era quella su cui puntavano.
Le compravano nuove o usate e poi le modificavano.
Se quello stile fosse nato in Italia e non in America molto probabilmente sarebbero le Moto Guzzi, le Harley di oggi.
Conte Jägermeister
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Conte Jägermeister »

Quello che stai mettendo insieme è sostanzialmente corretto nella logica di fondo, ma vale la pena separare bene tre livelli che spesso si sovrappongono: disponibilità reale dei mezzi, immaginario culturale e successiva narrazione.
Negli anni ’50 negli Stati Uniti il mercato era molto più “povero” e frammentato di quanto oggi si pensi. Le moto americane esistevano, ma non avevano una diffusione popolare capillare né una varietà tecnica tale da coprire tutti i segmenti. In parallelo, le moto europee,p soprattutto inglesi, erano viste come più leggere, più sportive e spesso più “desiderabili” da una certa fascia di motociclisti. Non era solo una questione estetica, era proprio una percezione di qualità e guida diversa.
Il cinema ha fatto il resto, ma non sempre in modo programmato come si tende a credere oggi. Nel caso de The Wild One, la scelta delle moto non nasce come operazione di propaganda contro l’industria americana, quanto più da ciò che era disponibile, coerente con il personaggio e funzionale alla scena. È molto più pragmatismo produttivo che strategia culturale.
Detto questo, il punto interessante che sollevi è un altro: il mito viene sempre dopo. Prima c’è l’uso reale, spesso disordinato, poi arriva la narrazione che seleziona, semplifica e trasforma tutto in “stile”. Le moto venivano comprate, usate, adattate, e solo dopo reinterpretate come linguaggio estetico.
Sul confronto finale che fai, è una provocazione interessante ma va letta con cautela. Se il contesto storico fosse stato diverso, probabilmente anche altri marchi avrebbero occupato quel ruolo simbolico. Però il “mito” non è mai solo una questione di prodotto, è un mix di industria, cultura pop, disponibilità economica e tempismo storico. Ed è proprio quel mix che è difficile da replicare artificialmente.
In sintesi: non è tanto che qualcuno abbia “inventato” il custom o il suo culto, ma che una serie di condizioni concrete ha permesso a un certo linguaggio motociclistico di diventare racconto. Il resto è venuto dopo, molto dopo.
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Re: Pianeta Custom..

Messaggio da Conte Jägermeister »

Balengo ha scritto: 20/04/2026, 15:25 Ma alla fine il "custom" cos'è? Se non un modo di interpretare la moto.
Io non ci vedo tutta questa dietrologia.
Quando questo stile non c'era, la gente andava in moto lo stesso.
Nessuno lo cercava.
Io non lo so se il merito è di Harley o se anche i giapponesi ne hanno.
Hanno copiato Harley e Harley è stata la prima.
Ma la prima a fare cosa se neanche Harley era consapevole di quello che stava facendo?
C'è voluto Talamo per smuovere le masse e renderle "dipendenti" da questo stile.
In america le usavano e basta.
Nessuno le mitizzava anzi, a volte finivano abbandonate nei box per anni.
E gli americani, quella fetta di motociclisti seri, guardavano le Inglesi prima, le moto italiane e poi le giapponesi.
Altro che "culto delle Harley".



Ti seguo nel ragionamento, ma ti faccio un po’ da contrappunto perché la questione, secondo me, sta proprio nel mezzo tra uso reale e costruzione successiva del significato.
Il custom, di base, è esattamente quello che dici: un modo di interpretare la moto, non una categoria nata a tavolino. Prima ancora di essere uno “stile”, è sempre stato un comportamento diffuso, cioè il bisogno di adattare un mezzo standard a gusti, contesti e necessità personali. Su questo non c’è molta dietrologia da fare.
Dove però la lettura si complica è nel momento in cui quel comportamento smette di essere solo funzionale e diventa riconoscibile, quindi “leggibile” da altri. È lì che entra la differenza tra fare una modifica e costruire un linguaggio. Non è che qualcuno decide il custom, è che a un certo punto certe soluzioni iniziano a somigliarsi abbastanza da diventare un riferimento condiviso.
Sul tema del mito Harley, hai ragione nel dire che la realtà storica è molto meno romantica di come viene raccontata dopo. Per molto tempo, negli Stati Uniti le moto erano semplicemente mezzi, spesso anche trascurati, e il consumo era molto più pratico che identitario. Il passaggio da “oggetto” a “icona” non è immediato né lineare, ed è qui che il cinema, la cultura pop e poi la comunicazione commerciale hanno amplificato tutto.
The Wild One (Il Selvaggio)è un esempio perfetto proprio perché fotografa un momento in cui la moto è ancora mezzo e non mito, ma viene già letta in chiave simbolica da chi la osserva dopo. Non è tanto propaganda contro o a favore di qualcosa, è il punto di partenza della costruzione narrativa successiva.
Sui giapponesi, più che “copiare Harley”, hanno intercettato un formato che funzionava sul mercato occidentale e lo hanno reso industrialmente perfetto. Il loro merito non è aver creato il mito, ma aver reso accessibile e affidabile un certo tipo di moto che prima non lo era. Il mito, quello vero, è arrivato dopo, e spesso non coincide nemmeno con la realtà tecnica.
E qui forse sta il nodo centrale del tuo ragionamento: il custom non nasce come culto, ma diventa culto quando viene raccontato come tale. Prima è pratica, poi diventa identità, e solo alla fine diventa mercato. Oggi siamo nella fase finale, dove l’identità pesa più della funzione, ed è per questo che il settore sembra “ristretto” o meno vitale rispetto al passato.
Quindi sì, nessuna magia, nessuna nascita mistica. Però neanche solo casualità pura: è una stratificazione lenta tra uso, percezione e narrazione. E come spesso succede nel mondo delle moto, la verità sta molto più nel mezzo che negli estremi.
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