Perché è importante il NO!

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Bob107
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Re: Perché è importante il NO!

Messaggio da Bob107 »

simonee ha scritto: 23/03/2026, 11:19
Magari ci sono quelli che indagano senza esporsi su TV e giornali...

Sicuramente.
E li apprezzo malgrado facciano il loro dovere.
Ma RIPETO, di persone come Gratteri non posso che avere stima.
Essere se stessi per essere liberi e originali®
Boss Hogg
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Re: Perché è importante il NO!

Messaggio da Boss Hogg »

E il NO ha vinto. Il paese non cambia sarebbe troppo bello..
Però qualcosa magari lo abbiamo minimamente fermato.
Chiaramente il sottobosco di marciume che c'è in ogni anfratto sia della magistratura sia della politica collusa o meno, non lo togliamo con un no....
Abbiamo un retaggio di più di 50 anni di falsità e inganni perpetrati dallo stato.
È difficile combattere un nemico del genere.....
Carbonkio
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Re: Perché è importante il NO!

Messaggio da Carbonkio »

Scusate, avete ascoltato bene le ragioni del Si' sciorinate dai nostri governanti?
Dove voleva andare questa banda di scappati di casa?
Probabilmente pensavano che la gente non sarebbe andata a informarsi prima di consegnare loro una cambiale in bianco.
Sul serio pensavano di attuare una riforma costituzionale anche solo per una decina di voti di scarto e senza quorum?
Avrei votato No anche solo per il fatto che un governo, che rappresenta solo un quarto degli aventi diritto al voto, possa cambiare la costituzione.
A proposito del sorteggio dei membri laici del CSM che, secondo la riforma sarebbe avvenuta all’interno di un elenco di avvocati e professori di diritto selezionati dal parlamento entro i primi sei mesi della legislatura, non si sapeva quante persone ci sarebbero state nell’elenco, ma più piccolo sarebbe stato il gruppo da cui estrarre, è ovvio che il controllo del parlamento sul CSM sarebbe aumentato.
Non si sapeva neanche quale tipo di maggioranza sarebbe servito alle camere per comporre l’elenco di candidati. Attualmente serve una maggioranza molto alta per eleggere i membri del CSM, i tre quinti dei componenti del parlamento, e questo obbliga i partiti di maggioranza e opposizione a mettersi d’accordo, evitando così che un solo schieramento politico possa determinare in autonomia l’esito (di solito i partiti si spartiscono le nomine in base al peso in parlamento). Se fosse stato a maggioranza assoluta (cioè più del 50 per cento dei componenti del parlamento), la maggioranza parlamentare di turno avrebbe potuto decidere la composizione dell’elenco.
Ed ecco che il bilanciamento dei tre poteri Legislativo, Esecutivo e Giudiziario sarebbe venuto meno.
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Palmambrogio
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Re: Perché è importante il NO!

Messaggio da Palmambrogio »

Carbonkio ha scritto: 25/03/2026, 12:03 Scusate, avete ascoltato bene le ragioni del Si' sciorinate dai nostri governanti?
Dove voleva andare questa banda di scappati di casa?
Probabilmente pensavano che la gente non sarebbe andata a informarsi prima di consegnare loro una cambiale in bianco.
Sul serio pensavano di attuare una riforma costituzionale anche solo per una decina di voti di scarto e senza quorum?
Avrei votato No anche solo per il fatto che un governo, che rappresenta solo un quarto degli aventi diritto al voto, possa cambiare la costituzione.
A proposito del sorteggio dei membri laici del CSM che, secondo la riforma sarebbe avvenuta all’interno di un elenco di avvocati e professori di diritto selezionati dal parlamento entro i primi sei mesi della legislatura, non si sapeva quante persone ci sarebbero state nell’elenco, ma più piccolo sarebbe stato il gruppo da cui estrarre, è ovvio che il controllo del parlamento sul CSM sarebbe aumentato.
Non si sapeva neanche quale tipo di maggioranza sarebbe servito alle camere per comporre l’elenco di candidati. Attualmente serve una maggioranza molto alta per eleggere i membri del CSM, i tre quinti dei componenti del parlamento, e questo obbliga i partiti di maggioranza e opposizione a mettersi d’accordo, evitando così che un solo schieramento politico possa determinare in autonomia l’esito (di solito i partiti si spartiscono le nomine in base al peso in parlamento). Se fosse stato a maggioranza assoluta (cioè più del 50 per cento dei componenti del parlamento), la maggioranza parlamentare di turno avrebbe potuto decidere la composizione dell’elenco.
Ed ecco che il bilanciamento dei tre poteri Legislativo, Esecutivo e Giudiziario sarebbe venuto meno.
:aa: :aa:
Il paradiso può attendere! :saggio: :ciapet2:
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Pino
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Re: Perché è importante il NO!

Messaggio da Pino »

Ma guardate questi fetenti che si stanno dimettendo ma che tengono ancora stretto il cordone della borsa..
Che schifezza!...
Così ho sentito dire e se è vero mi viene da vomitare maledetti...
simonee
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Re: Perché è importante il NO!

Messaggio da simonee »

Carbonkio ha scritto: 25/03/2026, 12:03 Scusate, avete ascoltato bene le ragioni del Si' sciorinate dai nostri governanti?
Dove voleva andare questa banda di scappati di casa?
Probabilmente pensavano che la gente non sarebbe andata a informarsi prima di consegnare loro una cambiale in bianco.
Sul serio pensavano di attuare una riforma costituzionale anche solo per una decina di voti di scarto e senza quorum?
Avrei votato No anche solo per il fatto che un governo, che rappresenta solo un quarto degli aventi diritto al voto, possa cambiare la costituzione.
A proposito del sorteggio dei membri laici del CSM che, secondo la riforma sarebbe avvenuta all’interno di un elenco di avvocati e professori di diritto selezionati dal parlamento entro i primi sei mesi della legislatura, non si sapeva quante persone ci sarebbero state nell’elenco, ma più piccolo sarebbe stato il gruppo da cui estrarre, è ovvio che il controllo del parlamento sul CSM sarebbe aumentato.
Non si sapeva neanche quale tipo di maggioranza sarebbe servito alle camere per comporre l’elenco di candidati. Attualmente serve una maggioranza molto alta per eleggere i membri del CSM, i tre quinti dei componenti del parlamento, e questo obbliga i partiti di maggioranza e opposizione a mettersi d’accordo, evitando così che un solo schieramento politico possa determinare in autonomia l’esito (di solito i partiti si spartiscono le nomine in base al peso in parlamento). Se fosse stato a maggioranza assoluta (cioè più del 50 per cento dei componenti del parlamento), la maggioranza parlamentare di turno avrebbe potuto decidere la composizione dell’elenco.
Ed ecco che il bilanciamento dei tre poteri Legislativo, Esecutivo e Giudiziario sarebbe venuto meno.
Queste cose esattamente dove le hai lette?
Conte Jägermeister
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Re: Perché è importante il NO!

Messaggio da Conte Jägermeister »

Ah, eccoci qui, signori e signore, a raccontare con la consueta compostezza la sinfonia di eventi che sta animando il governo italiano in questo aprile 2026, fresco fresco di un referendum costituzionale sulla giustizia che, diciamolo con la delicatezza di un notaio, non è andato esattamente come da copione.
Il 22 e 23 marzo si è votato per confermare la riforma Nordio, quella sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con tanto di nuova Corte disciplinare e ritocchi costituzionali vari. Missione: dimostrare che il centrodestra, dopo tre anni e mezzo al timone, era in grado di portare a casa almeno una grande riforma istituzionale. Risultato? Il NO ha stravinto con il 53,74% (quasi 14,5 milioni di voti) contro il 46,26% del Sì, affluenza dignitosa al 58,9%. Un messaggio chiaro, netto, quasi pedagogico: gli italiani, da Nord a Sud (salvo qualche eccezione lombardo veneta), hanno bocciato il progetto. Meloni ha twittato il suo «rammarico per un’occasione persa», ha ribadito che la sovranità appartiene al popolo e ha chiuso la pratica con un serafico «andiamo avanti». Niente crisi, niente fiducia in Parlamento: fonti di Palazzo Chigi lo hanno ripetuto come un mantra. Tutto sotto controllo, ovvio.
Poi, però, è arrivato il 24 marzo. E qui la sinfonia si è fatta un po’ più… cacofonica.
Nel giro di poche ore, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi hanno rassegnato le dimissioni dopo un colloquio con il ministro Nordio. Due figure centrali della riforma, due fedelissimi che, guarda caso, proprio dopo la valanga di No hanno scoperto di avere «altre priorità». Delmastro, con le sue frequentazioni finite sotto i riflettori e il curriculum di chi si trovava sempre al centro di ogni piccolo incidente di percorso; Bartolozzi, con il suo ruolo operativo nel dicastero e qualche frase di troppo sui magistrati. Dimissioni «spontanee», si capisce. Tempestive come un caffè dopo la sveglia sbagliata.
Ma non è finita. La stessa sera Giorgia Meloni ha «auspicato» termine tecnico per «pretendo» le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè. Lei, che da mesi galleggiava tra inchieste giudiziarie e polemiche come un transatlantico in secca, ha ceduto. Un repulisti chirurgico, si dice in questi casi: via gli indagati, via i controversi, via chi poteva ricordare che, sì, il governo aveva qualche scheletro nell’armadio. Un modo elegante per trasformare una sconfitta referendaria in un’occasione di «rinnovamento». Nordio, invece, è rimasto al suo posto: «Mi assumo la responsabilità politica, ma non mi dimetto». Classico: il capitano resta sul ponte, i sottoufficiali finiscono in acqua.
E non dimentichiamo il corollario di Forza Italia. Qualche giorno dopo, Maurizio Gasparri è stato silurato da capogruppo al Senato per decisione di Marina Berlusconi. Al suo posto Stefania Craxi. Un piccolo terremoto interno, presentato come «restyling», ma che sa tanto di commissariamento soft in casa azzurra. Perché quando il referendum ti ricorda che il consenso non è eterno, meglio riorganizzare le poltrone prima che qualcuno le conti troppo da vicino.
Insomma, il quadro è cristallino nella sua ironia: un governo che dichiara solennemente di non essere in crisi, ma che in quattro giorni sacrifica sotto segretari, capi di gabinetto, una ministra e un capogruppo come se fosse una purga di fine stagione. Il tutto mentre l’opposizione (Schlein che parla di «messaggio chiaro», Conte di «avviso di sfratto») brinda al fatto che, per una volta, il centrodestra ha trovato un modo creativo per far passare una bocciatura referendaria per un «cambio di passo».
La riforma è morta, la Costituzione resta com’era, e Palazzo Chigi procede «con serietà e determinazione». Come sempre. Del resto, in politica italiana, quando il popolo dice No, la classe dirigente risponde con un bel repulisti e un sorriso di circostanza. Elegante, no?
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Carbonkio
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Re: Perché è importante il NO!

Messaggio da Carbonkio »

simonee ha scritto: 27/03/2026, 20:09
Carbonkio ha scritto: 25/03/2026, 12:03 Scusate, avete ascoltato bene le ragioni del Si' sciorinate dai nostri governanti?
Dove voleva andare questa banda di scappati di casa?
Probabilmente pensavano che la gente non sarebbe andata a informarsi prima di consegnare loro una cambiale in bianco.
Sul serio pensavano di attuare una riforma costituzionale anche solo per una decina di voti di scarto e senza quorum?
Avrei votato No anche solo per il fatto che un governo, che rappresenta solo un quarto degli aventi diritto al voto, possa cambiare la costituzione.
A proposito del sorteggio dei membri laici del CSM che, secondo la riforma sarebbe avvenuta all’interno di un elenco di avvocati e professori di diritto selezionati dal parlamento entro i primi sei mesi della legislatura, non si sapeva quante persone ci sarebbero state nell’elenco, ma più piccolo sarebbe stato il gruppo da cui estrarre, è ovvio che il controllo del parlamento sul CSM sarebbe aumentato.
Non si sapeva neanche quale tipo di maggioranza sarebbe servito alle camere per comporre l’elenco di candidati. Attualmente serve una maggioranza molto alta per eleggere i membri del CSM, i tre quinti dei componenti del parlamento, e questo obbliga i partiti di maggioranza e opposizione a mettersi d’accordo, evitando così che un solo schieramento politico possa determinare in autonomia l’esito (di solito i partiti si spartiscono le nomine in base al peso in parlamento). Se fosse stato a maggioranza assoluta (cioè più del 50 per cento dei componenti del parlamento), la maggioranza parlamentare di turno avrebbe potuto decidere la composizione dell’elenco.
Ed ecco che il bilanciamento dei tre poteri Legislativo, Esecutivo e Giudiziario sarebbe venuto meno.
Queste cose esattamente dove le hai lette?
Non certamente su Libero o Il Giornale, ma nemmeno su Repubblica o il Corriere!
In ogni caso sono andato a leggere il testo della riforma sulla Gazzetta Ufficiale:

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id ... 5A05968/sg
Carbonkio
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Re: Perché è importante il NO!

Messaggio da Carbonkio »

Conte Jägermeister ha scritto: 01/04/2026, 9:40 Ah, eccoci qui, signori e signore, a raccontare con la consueta compostezza la sinfonia di eventi che sta animando il governo italiano in questo aprile 2026, fresco fresco di un referendum costituzionale sulla giustizia che, diciamolo con la delicatezza di un notaio, non è andato esattamente come da copione.
Il 22 e 23 marzo si è votato per confermare la riforma Nordio, quella sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con tanto di nuova Corte disciplinare e ritocchi costituzionali vari. Missione: dimostrare che il centrodestra, dopo tre anni e mezzo al timone, era in grado di portare a casa almeno una grande riforma istituzionale. Risultato? Il NO ha stravinto con il 53,74% (quasi 14,5 milioni di voti) contro il 46,26% del Sì, affluenza dignitosa al 58,9%. Un messaggio chiaro, netto, quasi pedagogico: gli italiani, da Nord a Sud (salvo qualche eccezione lombardo veneta), hanno bocciato il progetto. Meloni ha twittato il suo «rammarico per un’occasione persa», ha ribadito che la sovranità appartiene al popolo e ha chiuso la pratica con un serafico «andiamo avanti». Niente crisi, niente fiducia in Parlamento: fonti di Palazzo Chigi lo hanno ripetuto come un mantra. Tutto sotto controllo, ovvio.
Poi, però, è arrivato il 24 marzo. E qui la sinfonia si è fatta un po’ più… cacofonica.
Nel giro di poche ore, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi hanno rassegnato le dimissioni dopo un colloquio con il ministro Nordio. Due figure centrali della riforma, due fedelissimi che, guarda caso, proprio dopo la valanga di No hanno scoperto di avere «altre priorità». Delmastro, con le sue frequentazioni finite sotto i riflettori e il curriculum di chi si trovava sempre al centro di ogni piccolo incidente di percorso; Bartolozzi, con il suo ruolo operativo nel dicastero e qualche frase di troppo sui magistrati. Dimissioni «spontanee», si capisce. Tempestive come un caffè dopo la sveglia sbagliata.
Ma non è finita. La stessa sera Giorgia Meloni ha «auspicato» termine tecnico per «pretendo» le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè. Lei, che da mesi galleggiava tra inchieste giudiziarie e polemiche come un transatlantico in secca, ha ceduto. Un repulisti chirurgico, si dice in questi casi: via gli indagati, via i controversi, via chi poteva ricordare che, sì, il governo aveva qualche scheletro nell’armadio. Un modo elegante per trasformare una sconfitta referendaria in un’occasione di «rinnovamento». Nordio, invece, è rimasto al suo posto: «Mi assumo la responsabilità politica, ma non mi dimetto». Classico: il capitano resta sul ponte, i sottoufficiali finiscono in acqua.
E non dimentichiamo il corollario di Forza Italia. Qualche giorno dopo, Maurizio Gasparri è stato silurato da capogruppo al Senato per decisione di Marina Berlusconi. Al suo posto Stefania Craxi. Un piccolo terremoto interno, presentato come «restyling», ma che sa tanto di commissariamento soft in casa azzurra. Perché quando il referendum ti ricorda che il consenso non è eterno, meglio riorganizzare le poltrone prima che qualcuno le conti troppo da vicino.
Insomma, il quadro è cristallino nella sua ironia: un governo che dichiara solennemente di non essere in crisi, ma che in quattro giorni sacrifica sotto segretari, capi di gabinetto, una ministra e un capogruppo come se fosse una purga di fine stagione. Il tutto mentre l’opposizione (Schlein che parla di «messaggio chiaro», Conte di «avviso di sfratto») brinda al fatto che, per una volta, il centrodestra ha trovato un modo creativo per far passare una bocciatura referendaria per un «cambio di passo».
La riforma è morta, la Costituzione resta com’era, e Palazzo Chigi procede «con serietà e determinazione». Come sempre. Del resto, in politica italiana, quando il popolo dice No, la classe dirigente risponde con un bel repulisti e un sorriso di circostanza. Elegante, no?
E ora una "bella" riforma elettorale...
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Re: Perché è importante il NO!

Messaggio da Boss Hogg »

Carbonkio ha scritto: 01/04/2026, 10:20
Conte Jägermeister ha scritto: 01/04/2026, 9:40 Ah, eccoci qui, signori e signore, a raccontare con la consueta compostezza la sinfonia di eventi che sta animando il governo italiano in questo aprile 2026, fresco fresco di un referendum costituzionale sulla giustizia che, diciamolo con la delicatezza di un notaio, non è andato esattamente come da copione.
Il 22 e 23 marzo si è votato per confermare la riforma Nordio, quella sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con tanto di nuova Corte disciplinare e ritocchi costituzionali vari. Missione: dimostrare che il centrodestra, dopo tre anni e mezzo al timone, era in grado di portare a casa almeno una grande riforma istituzionale. Risultato? Il NO ha stravinto con il 53,74% (quasi 14,5 milioni di voti) contro il 46,26% del Sì, affluenza dignitosa al 58,9%. Un messaggio chiaro, netto, quasi pedagogico: gli italiani, da Nord a Sud (salvo qualche eccezione lombardo veneta), hanno bocciato il progetto. Meloni ha twittato il suo «rammarico per un’occasione persa», ha ribadito che la sovranità appartiene al popolo e ha chiuso la pratica con un serafico «andiamo avanti». Niente crisi, niente fiducia in Parlamento: fonti di Palazzo Chigi lo hanno ripetuto come un mantra. Tutto sotto controllo, ovvio.
Poi, però, è arrivato il 24 marzo. E qui la sinfonia si è fatta un po’ più… cacofonica.
Nel giro di poche ore, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi hanno rassegnato le dimissioni dopo un colloquio con il ministro Nordio. Due figure centrali della riforma, due fedelissimi che, guarda caso, proprio dopo la valanga di No hanno scoperto di avere «altre priorità». Delmastro, con le sue frequentazioni finite sotto i riflettori e il curriculum di chi si trovava sempre al centro di ogni piccolo incidente di percorso; Bartolozzi, con il suo ruolo operativo nel dicastero e qualche frase di troppo sui magistrati. Dimissioni «spontanee», si capisce. Tempestive come un caffè dopo la sveglia sbagliata.
Ma non è finita. La stessa sera Giorgia Meloni ha «auspicato» termine tecnico per «pretendo» le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè. Lei, che da mesi galleggiava tra inchieste giudiziarie e polemiche come un transatlantico in secca, ha ceduto. Un repulisti chirurgico, si dice in questi casi: via gli indagati, via i controversi, via chi poteva ricordare che, sì, il governo aveva qualche scheletro nell’armadio. Un modo elegante per trasformare una sconfitta referendaria in un’occasione di «rinnovamento». Nordio, invece, è rimasto al suo posto: «Mi assumo la responsabilità politica, ma non mi dimetto». Classico: il capitano resta sul ponte, i sottoufficiali finiscono in acqua.
E non dimentichiamo il corollario di Forza Italia. Qualche giorno dopo, Maurizio Gasparri è stato silurato da capogruppo al Senato per decisione di Marina Berlusconi. Al suo posto Stefania Craxi. Un piccolo terremoto interno, presentato come «restyling», ma che sa tanto di commissariamento soft in casa azzurra. Perché quando il referendum ti ricorda che il consenso non è eterno, meglio riorganizzare le poltrone prima che qualcuno le conti troppo da vicino.
Insomma, il quadro è cristallino nella sua ironia: un governo che dichiara solennemente di non essere in crisi, ma che in quattro giorni sacrifica sotto segretari, capi di gabinetto, una ministra e un capogruppo come se fosse una purga di fine stagione. Il tutto mentre l’opposizione (Schlein che parla di «messaggio chiaro», Conte di «avviso di sfratto») brinda al fatto che, per una volta, il centrodestra ha trovato un modo creativo per far passare una bocciatura referendaria per un «cambio di passo».
La riforma è morta, la Costituzione resta com’era, e Palazzo Chigi procede «con serietà e determinazione». Come sempre. Del resto, in politica italiana, quando il popolo dice No, la classe dirigente risponde con un bel repulisti e un sorriso di circostanza. Elegante, no?
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