Ci sono date che non sono solo numeri sul calendario, ma ferite aperte nella memoria di un paese. Il 16 marzo 1978 è una di quelle.
Avevo 27 anni quel giorno. Non ero un ragazzo, ma nemmeno così adulto da pensare di aver già visto tutto. E invece quella mattina, con la notizia della strage in via Fani, ho capito che l’Italia stava entrando in qualcosa di oscuro, definitivo.
L’agguato delle Brigate Rosse, l’assassinio degli uomini della scorta e il rapimento di Aldo Moro non furono solo un fatto di cronaca. Furono uno spartiacque. Da quel momento, l’Italia smise di essere ingenua.
Ricordo benissimo il clima di quei giorni. Le radio sempre accese, i giornali divorati parola per parola, le discussioni infinite nei bar, nei luoghi di lavoro, nelle case. C’era paura, sì, ma anche una sensazione strana: come se tutti avessimo capito che non si trattava solo di Moro, ma del destino stesso della nostra democrazia.
I 55 giorni del sequestro furono un lento stillicidio. Ogni comunicato, ogni foto, ogni voce diventava un macigno. E quando arrivò la notizia del ritrovamento del corpo, nel cuore di Roma, fu come se qualcosa si fosse spezzato definitivamente.
Per chi, come me, ha vissuto quegli anni da adulto, non è possibile dimenticare. Non è retorica: è consapevolezza. Prima c’era un’Italia con tutte le sue contraddizioni, ma ancora capace di credere in un certo tipo di futuro. Dopo, è arrivata la disillusione, il sospetto, la paura che si infilava nelle pieghe della quotidianità.
Quella stagione ha cambiato il nostro modo di vivere, di fidarci, persino di parlare tra noi. E ancora oggi, a distanza di decenni, le sue conseguenze si sentono.
Ricordare non è un esercizio formale. È un dovere.
Perché senza memoria, certi errori tornano sempre.
E noi, quegli errori, li abbiamo già pagati a caro prezzo.
16 Marzo 1978.....
-
Conte Jägermeister
- Messaggi: 846
- Iscritto il: 12/01/2023, 22:39
- Modello: Evo- Shovel- Panhead.
Re: 16 Marzo 1978.....
Io quel giorno avevo poco più di dieci anni, quindi tante cose non le capivo davvero… però alcune immagini mi sono rimaste incollate addosso.
Ricordo mio padre davanti alla televisione, in silenzio. Una cosa strana, perché di solito commentava sempre tutto. Quel giorno no. C’era solo questo silenzio pesante in casa, e io che cercavo di capire perché l’atmosfera fosse così diversa dal solito.
Non capivo chi fosse davvero Aldo Moro, non capivo bene cosa fossero le Brigate Rosse… ma capivo che era successo qualcosa di enorme. Lo vedevi negli occhi degli adulti, nelle conversazioni a mezza voce, nei telegiornali che sembravano non finire mai.
Poi, col passare dei giorni, anche da ragazzino inizi a percepire la tensione. I discorsi diventavano più seri, meno leggeri. Come se all’improvviso il mondo dei grandi avesse perso una specie di protezione.
Quando arrivò la notizia della morte, me lo ricordo ancora: mio padre disse solo “è finita male”… e lì ho capito che non era una storia come le altre. Non era un fatto lontano, era qualcosa che riguardava tutti.
Col tempo ho capito meglio cosa rappresentò davvero quel momento. Non solo per la politica, ma proprio per il clima del paese. È come se da lì in poi si fosse rotto qualcosa nella fiducia, nelle certezze.
Oggi, a distanza di tanti anni, mi resta quella sensazione lì: il giorno in cui, anche senza capire tutto, ho visto per la prima volta la paura negli occhi degli adulti.
E quella, quando la vedi da bambino, non la dimentichi più.
Ricordo mio padre davanti alla televisione, in silenzio. Una cosa strana, perché di solito commentava sempre tutto. Quel giorno no. C’era solo questo silenzio pesante in casa, e io che cercavo di capire perché l’atmosfera fosse così diversa dal solito.
Non capivo chi fosse davvero Aldo Moro, non capivo bene cosa fossero le Brigate Rosse… ma capivo che era successo qualcosa di enorme. Lo vedevi negli occhi degli adulti, nelle conversazioni a mezza voce, nei telegiornali che sembravano non finire mai.
Poi, col passare dei giorni, anche da ragazzino inizi a percepire la tensione. I discorsi diventavano più seri, meno leggeri. Come se all’improvviso il mondo dei grandi avesse perso una specie di protezione.
Quando arrivò la notizia della morte, me lo ricordo ancora: mio padre disse solo “è finita male”… e lì ho capito che non era una storia come le altre. Non era un fatto lontano, era qualcosa che riguardava tutti.
Col tempo ho capito meglio cosa rappresentò davvero quel momento. Non solo per la politica, ma proprio per il clima del paese. È come se da lì in poi si fosse rotto qualcosa nella fiducia, nelle certezze.
Oggi, a distanza di tanti anni, mi resta quella sensazione lì: il giorno in cui, anche senza capire tutto, ho visto per la prima volta la paura negli occhi degli adulti.
E quella, quando la vedi da bambino, non la dimentichi più.
- Palmambrogio
- Messaggi: 12860
- Iscritto il: 19/06/2018, 14:56
- Modello: Attualmente smotato......ma precedentemente Electra Glide 1450
- Località: Zermatt (CH) - HARLEY DAVIDSON ELECTRA GLIDE 1450
Re: 16 Marzo 1978.....
Perbacco amici carissimi, avete toccato un argomento a me particolarmente caro. Questo non è soltanto un ricordo, un semplice ricordo, ma è il ricordo di un cambiamento che avrebbe dovuto esserci e che invece purtroppo c'è stato ma in altro modo...
Anch'io all'epoca non ero più un ragazzino, e la politica stava incominciando ad interessarmi come del resto alla maggior parte dei miei coetanei.
E benché io non sia mai stato un fervente appassionato, ho vissuto quegli anni con una partecipata intensità.
La democrazia Cristiana non era certamente il partito di famiglia questo lo posso dire con assoluta certezza.
E noi giovani si guardava altrove, nel senso che cercavamo quel rinnovamento e quel cambiamento che volevamo da anni.
Si voleva da un certo punto di vista, svecchiare la politica che per troppo tempo era stata gestita da persone in età e mai particolarmente giovani.
Volevamo semplicemente dei giovani intelligenti al governo.
Però da un certo punto di vista, rispettavamo la conoscenza che taluni di loro avevano sia della politica sia anche della vita comune di ogni cittadino, e una di queste persone era proprio l'onorevole Aldo Moro.
Sempre visto come una persona buona. Una persona distinta mai sulla bocca dei rotocalchi o della stampa di allora se non per rimarcare la sua volontà ed il suo ideale politico.
Il cambiamento che lui voleva da una parte lo volevamo anche noi giovani.
Non eravamo magari tutti d'accordo, però in buona parte, il pensiero comune, era quello di mettere fine a decenni di governo DC per finalmente unire il partito cosiddetto operaio con quello delle caste più facoltose.
Ma purtroppo ciò non avvenne...
Ma io voglio andare un po' più a fondo dell'argomento dato che non mi sono mai accontentato della versione ufficiale..
So che questo mio dire può avere toni di complottismo ma non è assolutamente così.
Mi piace pensare che la mente così vasta e incapibile, non si fermi davanti alla cosiddetta "buona la prima".
Se avete piacere possiamo disquisire piacevolmente di questo interessantissimo argomento, che offre moltissimi spunti di riflessione.
Inoltre condivido con voi, queste due letture che consiglio altamente:
"Doveva morire. Chi ha ucciso Aldo Moro e I 55 giorni che hanno cambiato l'Italia"
Entrambi i libri scritti dallo scomparso giudice Ferdinando Imposimato.
Che fu giudice istruttore del processo Moro.
Nonché uno dei più ferventi sostenitori della tesi non ufficiale.
Anch'io all'epoca non ero più un ragazzino, e la politica stava incominciando ad interessarmi come del resto alla maggior parte dei miei coetanei.
E benché io non sia mai stato un fervente appassionato, ho vissuto quegli anni con una partecipata intensità.
La democrazia Cristiana non era certamente il partito di famiglia questo lo posso dire con assoluta certezza.
E noi giovani si guardava altrove, nel senso che cercavamo quel rinnovamento e quel cambiamento che volevamo da anni.
Si voleva da un certo punto di vista, svecchiare la politica che per troppo tempo era stata gestita da persone in età e mai particolarmente giovani.
Volevamo semplicemente dei giovani intelligenti al governo.
Però da un certo punto di vista, rispettavamo la conoscenza che taluni di loro avevano sia della politica sia anche della vita comune di ogni cittadino, e una di queste persone era proprio l'onorevole Aldo Moro.
Sempre visto come una persona buona. Una persona distinta mai sulla bocca dei rotocalchi o della stampa di allora se non per rimarcare la sua volontà ed il suo ideale politico.
Il cambiamento che lui voleva da una parte lo volevamo anche noi giovani.
Non eravamo magari tutti d'accordo, però in buona parte, il pensiero comune, era quello di mettere fine a decenni di governo DC per finalmente unire il partito cosiddetto operaio con quello delle caste più facoltose.
Ma purtroppo ciò non avvenne...
Ma io voglio andare un po' più a fondo dell'argomento dato che non mi sono mai accontentato della versione ufficiale..
So che questo mio dire può avere toni di complottismo ma non è assolutamente così.
Mi piace pensare che la mente così vasta e incapibile, non si fermi davanti alla cosiddetta "buona la prima".
Se avete piacere possiamo disquisire piacevolmente di questo interessantissimo argomento, che offre moltissimi spunti di riflessione.
Inoltre condivido con voi, queste due letture che consiglio altamente:
"Doveva morire. Chi ha ucciso Aldo Moro e I 55 giorni che hanno cambiato l'Italia"
Entrambi i libri scritti dallo scomparso giudice Ferdinando Imposimato.
Che fu giudice istruttore del processo Moro.
Nonché uno dei più ferventi sostenitori della tesi non ufficiale.
Il paradiso può attendere!

Re: 16 Marzo 1978.....
Preparati che ci sarà molto da scrivere 
